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I rintronati: e nel frattempo manca l’acqua e gli idioti appiccano incendi


La riforma dei "vitalizi" parlamentari è un "attacco allo Stato di diritto democratico e repubblicano così come lo abbiamo conosciuto fino ad adesso".
giovedì 27 luglio 2017 , Inviato da Sergej - 635 letture

Un gruppo di dilettanti allo sbaraglio, a seguito di una oculata campagna stampa che ha fatto il lavaggio del cervello a una società che ha dimenticato le regole basilari dello Stato di diritto. Una società di "rintronati". Il termine viene usato in Sicilia per indicare quelle persone che per un qualche motivo - colpiti da un fulmine o che hanno sbattuto la testa - si aggirano come scimuniti senza capire niente e agendo come burattini ubriachi per il dileggio dei "normali".

Non volendo combattere contro i mali reali del Paese (l’evasione fiscale, la corruzione, l’incapacità di manager bancari e delle imprese a fare il proprio mestiere) si continua imperterriti a seguire i "saggi" consigli pidduisti di Licio Gelli: abbattere lo Stato repubblicano e democratica nelle sue fondamenta, rifondare un nuovo Stato che metta fine alle conquiste del welfare e ai diritti per i quali hanno lottato tra gli anni Quaranta e gli anni Settanta alcune generazioni di italiani. Socialisti, comunisti, cattolico-sociali. L’Italia da paese civile sbanda sempre di più a paese turcomanno.

In questi giorni estivi il Parlamento si è esibito nella sacra alleanza tra PD e M5S, con l’astensione sghignazzante di Forza Italia che brinda a tanta idiozia, contro i "privilegi" (li chiamano così ormai i diritti dei cittadini). Vorrebbero maramaldescamente persino infilare il coltello sui diritti pregressi. Si sta parlando di "odiati parlamentari" del passato, rei - a dir loro - di essere inutili e di aver essi affossato le ricchezze dell’Italia. Una specie di punizione. Il problema che uno Stato di diritto non può operare sui patti e sui diritti che sono stati dati. Il principio è più importante di qualsiasi istinto suicida (che è l’unica logica che vedo in quello che i parlamentari italiani hanno fatto). Il vero obiettivo tra l’altro non sono i vecchi parlamentari e le poche lire che vengono date loro di pensione: perché di poche lire si tratta. Il vero obiettivo è arrivare a far passare l’idea che uno Stato possa rimangiarsi i patti fatti con i propri cittadini. L’obiettivo è arrivare a far passare l’idea che un qualsiasi governante domani si possa alzare dal letto e dire: da oggi in poi tutte le pensioni comuni, quelle dati ai pezzenti (cioè a tutti noi), vanno abolite. I dilettanti allo sbaraglio, che occupano gli scranni parlamentari oggi, non sanno quello che fanno. Poverini, sono rintronati. Sono caduti da piccoli dalla culla.

Questo è un Paese che è in deficit non solo di spermatozoi ma anche di neuroni (vi consiglio vivamente di leggere Neuroni in fuga, di Adriano Todaro). C’è un film del 2006, "Idiocracy" che immagina nel futuro dispotico la "prevalenza del cretino" di cui parlavano Fruttero & Lucentini (1985): contro cui le leggi individuate dallo storico Carlo M. Cipolla contro la stupidità nulla possono.

Invece di affrontare i problemi veri, illudono le masse - e le masse sono pronte a farsi illudere purché i propri privilegi apparenti e consolatori non vengano colpiti. I vecchi parlamentari sono ora i capri espiatori dati in pasto a una società che non ha idea di come affrontare i problemi dello sviluppo economico, circondati da Paesi europei che ti fregano appena possono in politica estera (non ci vuole molto, con un ministro come Alfano); mentre le aziende italiane sono progressivamente acquisite da stranieri che certamente non hanno alcun interesse a farle sviluppare, ma solo a rapinare e disossare.

Questa, come altre leggi (come quelle elettorali), sono leggi incostituzionali - e c’è un motivo per cui oggi sono capaci di approvare solo leggi incostituzionali. Solo con le truffe si riesce ad avere il consenso (televisivo) collettivo. E nel frattempo manca l’acqua e gli idioti appiccano incendi.


Cosa dovrebbe accadere se la modifica passa anche al Senato

Addio ai vitalizi anche per gli ex parlamentari e quindi ricalcolo delle pensioni con criterio totalmente contributivo; applicazione della legge Fornero ma solo a partire dalla prossima legislatura; sanzioni per le Regioni che non si adegueranno ai principi contenuti dalla legge. Sono queste le novità principali della pdl Richetti sui vitalizi approvata alla Camera. Il provvedimento dovrà passare al vaglio dell’assemblea di Palazzo Madama per entrare in vigore.

Sistema contributivo

Viene esteso, nei confronti dei parlamentari in carica e di quelli futuri, il sistema previdenziale contributivo vigente per i dipendenti pubblici. Ai fini della determinazione del trattamento previdenziale i parlamentari sono assoggettati al versamento di contributi previdenziali trattenuti d’ufficio sull’indennita’ parlamentare; nel caso in cui i parlamentari optino per il trattamento economico in godimento presso l’amministrazione di appartenenza, in luogo dell’indennita’ parlamentare, possono chiedere di essere ammessi al versamento di contributi, allo scopo di ottenere la valutazione del mandato parlamentare ai fini previdenziali. In tal caso, le trattenute si effettuano sulle competenze accessorie

Nuove norme anche per gli ex parlamentari

La proposta prevede che il nuovo sistema, interamente contributivo, si applichi integralmente non solo ai parlamentari in carica, ma anche a quelli gia’ cessati dal mandato che percepiscono gli assegni vitalizi: "Le disposizioni della presente legge si applicano agli eletti in carica alla data di entrata in vigore della medesima legge, a quelli eletti successivamente a tale data, nonche’ a quelli cessati dal mandato precedentemente".

Chi ha diritto alla pensione, legge Fornero dalla prossima legislatura

Per avere diritto alla pensione il parlamentare deve avere esercitato il mandato per almeno 5 anni. La frazione di anno superiore a 6 mesi e’ computata come anno intero ai fini della maturazione del diritto, fermo restando il versamento per intero dei contributi. Le pensioni saranno calcolate secondo i principi della legge Fornero ma solo a partire dalla prossima legislatura: quelli eletti nella prossima legislatura quindi (sempre che tale legge sia approvata in via definitiva al Senato) percepiranno la pensione come tutti gli altri lavoratori a 66 anni e 7 mesi. Mentre per i deputati dell’attuale e delle scorse legislature valgono le regole della rifoma del 2012 che prevede 65 anni per una sola legislatura e 60 anni per chi ne ha piu’ di una.

Ricalcolo non si applica a pensioni altri lavoratori

Il ricalcolo interamente su base contributiva dei vitalizi dei parlamentari non potrà "in nessun caso essere applicata alle pensioni in essere e future dei lavoratori dipendenti ed autonomi". La norma tiene conto della "difformita’ tra la natura ed il regime giuridico dei vitalizi e dei trattamenti pensionistici comunque denominati dei titolari di cariche elettive e quelli dei trattamenti pensionistici ordinari". In pratica si precisa che queste regole valgono soltanto per i parlamentari e non per le altre categorie di lavoratori.

La gestione resta alle Camere

La gestione dei contributi versati dai parlamentari resta alle Camere e non viene istituita, come invece era previsto in un primo momento, nessuna gestione separata dell’Inps. L’erogazione degli assegni, quindi, rimane in capo al Parlamento.

L’entità dell’importo della pensione

Nel passaggio al sistema contributivo le pensioni dei parlamentari non potranno essere superiori al trattamento già percepito al momento dell’entrata in vigore della legge. La determinazione del trattamento previdenziale viene effettuata con il sistema di calcolo contributivo vigente per la generalita’ dei lavoratori (moltiplicando il montante individuale dei contributi per i coefficienti di trasformazione in vigore per i lavoratori dipendenti e autonomi in relazione all’eta’ del parlamentare al momento del conseguimento del diritto alla pensione); il montante contributivo individuale e’ individuato applicando alla base imponibile contributiva l’aliquota pari a quella per i lavoratori pubblici; il testo prevede anche l’estensione del nuovo sistema previdenziale anche alle regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano.

Sospensione della pensione

Qualora il parlamentare gia’ cessato dal mandato sia rieletto membro del Parlamento nazionale o europeo, sia eletto consigliere regionale, ovvero sia nominato componente del governo nazionale, assessore regionale o titolare di incarico costituzionale incompatibile con il mandato parlamentare, l’erogazione del trattamento previdenziale in godimento resta sospesa per tutta la durata dell’incarico. Per tutte le altre cariche, compresa quella di amministratore di enti pubblici o di enti privati in controllo pubblico, l’erogazione del trattamento e’ sospesa se l’ammontare dell’indennita’ per tali cariche sia superiore a quello del trattamento previdenziale previsto dalla presente legge. L’erogazione della pensione riprende alla cessazione dell’incarico.

Le sanzioni per le Regioni indipendenti

Le Regioni si dovranno adeguare ai principi della legge. Per quelle inadempienti è prevista la sanzione di un taglio del 50% delle somme previste nei bilanci delle Regioni per questa voce.

Fonte: RaiNews24.


Sulle ragioni a favore del sì si rimanda a quanto scrive Civati. Lo stesso, in un altro articolo ricorda come: "Oggi il comitato ristretto delle Commissioni riunite Affari sociali e Giustizia ha deliberato la bocciatura del testo dell’intergruppo per la legalizzazione a favore di un testo minimo per il solo aggiustamento della cannabis terapeutica".

Non mi sembra che le due cose non siano collegate.



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