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"I pesci al popolo!". Favola di Natale realmente accaduta


La notte tra il 24 e il 25 dicembre una gabbia di tonni di allevamento posta davanti il porto di Castellammare del Golfo si è rotta, lasciando fuggire circa duemila pesci. I castellammaresi e gli abitanti del vicino paese, Alcamo, raccontano ancora di come hanno preso quel tonno e di come hanno cucinato quell’altro, la notte di Natale...
lunedì 29 dicembre 2003, di Lorenzo Misuraca - 3354 letture

È successo come in una favola. Una favola di Natale. Ma come tutte in tutte le storie siciliane la realtà si mischia con la fantasia, e il finale non è comunque tutto a rose e fiori, e non tutti vissero felici e contenti. Gli elementi principali della storia sono una gabbia posta in mare con migliaia di tonni da allevamento dentro, il mare in tempesta, il popolo, e la notte di Natale.

Il mare di dicembre si agita, e le correnti sono forti. Troppo forti per le grandi gabbie che si allungano dalla superficie al fondo a poche centinaia di metri dal porto di un piccolo paesino di pescatori, con recente vocazione al turismo. Una delle gabbie si spezza. I tonni innervositi dal mare in tempesta approfittano per uscire e si riversano in mare aperto. Ma un tonno nato e cresciuto in una gabbia è un carcerato, un condannato all’ergastolo, né più né meno. Succede a volte che uomini o donne dopo decenni e decenni di galera escano di prigione, e si trovino completamente disabituati alla libertà, all’assenza di muri di recinzione. Per alcuni di essi la solitudine e lo spaesamento sono così grandi che scelgono di tornare dentro, o addirittura di morire. È così i tonni, abituati sin dalla nascita a percorrere la traiettoria circolare imposta dalle gabbie, improvvisamente liberi si perdono. Stanchi, disorientati, forse feriti, vengono trascinati dalle correnti sulle rive del golfo in cui si trova il paesino di cui sopra e le gabbie stesse.

A questo punto è necessario precisare una cosa: internet, la rete telematica, sono delle invenzioni inutili e ridondanti, oltre che artificiali. Se i programmatori di tutto il mondo fossero venuti a fare un giro in Sicilia una ventina di anni fa, si sarebbero accorti che non esiste comunicazione più istantanea e capillare del "dice che..." siculo, e avrebbero risparmiato soldi e tempo. Beh, "dice che... si rumperu li gabbie di li tunni. E dice che...ci sunnu un saccu di cristiani a mmari chi si li stannu futtennu". Mezz’ora. Facciamo un ’ora. L’intera popolazione del paesino, insieme a quella del paesino accanto, un po’ meno paesino e un po’ meno marinaro e per questo eterno rivale, vengono a conoscenza della manna ittica, mandata in terra -anzi in spiaggia- da Madre Natura, forse gelosa di Dio in periodo natalizio.

Mentre qualcuno si organizza ancora scettico e divertito con gli amici per andare a "prendere qualche tonno", qualcun’altro arriva e racconta di aver visto uno passare per la statale con un tonno enorme sopra la jeep. In poche ore i kilometri di spiaggia buia del golfo si riempiono di torce elettriche e corde e orme alla ricerca del tonno pregiato destinato al ricco mercato giapponese e finito sulla battigia di casa propria. "Il pesce al popolo!". La natura espropria i tonni alla multinazionale ispano-giapponese e li riconsegna ai suoi legittimi proprietari: gli abitanti del posto. E nel farlo fa loro un altro regalo di Natale. Li fa alzare appesantiti dai loro banchetti coperti di avanzi, confonde i loro programmi per la notte santa, li porta su una spiaggia battuta dalle onde inferocite e dal vento tagliente e li porta ad improvvisarsi pescatori di grossa taglia. Alcuni studenti, normalmente più in confidenza con formule matematiche, o leggi da eludere, ripetono (seppur in maniera più grossolana e talvolta ridicola) le gesta dei pescatori di Favignana che durante la mattanza caricano con grande sforzo i tonni sui loro barconi.

La spiaggia e il mare ridiventano per una notte territorio di sfida con la natura per il cibo, anche per quelle persone che sono abituate a vederle come luogo di relax estivo. Per poche ore, tante persone ripercorrono qualche passo indietro nel loro progresso generazionale e ritornano a vivere esperienze appartenute ai loro nonni e ai padri dei loro nonni. Studenti universitari, donne impellicciate, impiegati comunali, tutti Malavoglia per una volta. Lo spettacolo, nella notte del golfo, non è comunque adatto ad un pubblico fine e sofisticato. I tonni, che nel giro di due settimane sarebbero stati raccolti come frutti maturi e affettati come salumi speziati, pesano tanto, in molti casi troppo. Tanti decidono di farli a pezzi direttamente in spiaggia.

Compaiono coltellacci da macellaio, La pelle è scuoiata, la carne si lacera e si sfibra, gli organi vengono gettati a mare. Il sangue s’impasta colla sabbia. Qualcuno guarda le strisce di sangue e pensa che è strano assistere, per una volta, "soltanto" alla tragedia di un pesce e non a quella di un uomo. Nessuno sparo, nessuna fuga, nessun colpo di grazia alla nuca, ma i binari di rosso rappreso sul terreno sembrano gli stessi.

Ma come Brecht insegna, quando si fa una rivoluzione non sempre si può essere gentili. E allora via con la mattanza, e appena finito si va a casa a cucinare il tonno rosso, prelibatezza del mediterraneo destinata a degli omini gialli con gli occhi a mandorla.

Sulla spiaggia c’è silenzio adesso. Restano sparse teste e carcasse di tonni a guardare ormai cieche le onde un po’ meno rabbiose. Loro, i tonni -protagonisti loro malgrado della favola- non vissero felici e contenti. Anzi, non vissero proprio.

Però, forse in un eccesso di umanizzazione di questi grandi pesci, mi piace immaginare che abbiamo preferito morire sulla battigia di una spiaggia di un golfo che dentro una gabbia, che per quanto grande è sempre una gabbia...

Tutto quello appena raccontato è realmente accaduto: la notte tra il 24 e il 25 dicembre una gabbia di tonni di allevamento posta davanti il porto di Castellammare del Golfo si è rotta, lasciando fuggire circa duemila pesci. I castellammaresi e gli abitanti del vicino paese, Alcamo, raccontano ancora di come hanno preso quel tonno e di come hanno cucinato quell’altro, la notte di Natale.

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