I nuovi mostri

I morti sul lavoro sono aumentati. Ogni giorno muoiono più di 2 lavoratori
di Adriano Todaro - mercoledì 9 dicembre 2015 - 2605 letture

Ho visto cose che voi umani… No. Non c’entra nulla “Blade runner” di Ridley Scott. Io ho visto realmente cose terribili, inimmaginabili. Pensate che ho visto, in Tv, quell’aquila dell’ex ministra Stella Gelmini, quella del tunnel del Gran Sasso di 730 chilometri, quella che ha dato gli esami di Stato a Reggio Calabria, cantare “Tu scendi dalle stelle”. C’è qualcosa di peggio di questa visione? Ma Telefono Azzurro non ha nulla da dire?

Per tirarmi un po’ su ho spento la Tv e mi sono messo a leggere il giornale. E, sfoglia sfoglia, mi sono imbattuto in Giuliano. No. Cosa avete capito? Non il bandito siciliano. Giuliano di nome. Lo chiamo così perché, anche se non lo conosco personalmente, siamo intimi da tanti anni. E poi è da tanto che è mio dipendente e io sono fiero di aver partecipato a pagargli tanti stipendi. Anche in questo caso gli umani non possono immaginare cosa ho visto. E ho visto che uno delle cooperative è diventato, inverosimilmente, ministro del Lavoro.

Altro che bandito. Giuliano Poletti è un tipo onestissimo, manager un po’ sovrappeso e dall’aspetto pacioccone con uno sguardo che sembra dire: “E’ incredibile! Sono diventato ministro”. Barba bianca e ciuffo sbarazzino da cooperatore emiliano, il compagno Giuliano è diventato, nel passato – a sua insaputa – presidente della Legacoop. Ecco perché dicevo che è da tanto che contribuisco a pagargli lo stipendio. Essendo “da sempre” socio Coop ho contribuito a pagargli lo stipendio (e contribuisco anche oggi a retribuirlo come ministro). E ricordo che lui, nel 1992, come presidente Coop, prendeva 192.623 euro. Mica noccioline.

Siccome i mali non vengono mai da soli, Giuliano è stato prima addirittura funzionario del Pci. Ora è renziano. Prima dettava la linea comunista, poi la linea dei supermercati, ora la linea fiorentina del mercato confindustriale. Certo, per uno così impegnato a saltare da tutte le parti può anche capitare qualche svarione. Ad esempio non si è mai accorto di Buzzi e compagnia cantando. Poca cosa. Stavano solo facendo la grande razzia di Mafia Capitale. Il compagno Giuliano è però anche molto saggio e, periodicamente, dispensa tutta la sua cultura fatta di buon senso. Poco tempo addietro è andato all’università Luiss e ha affermato di avere la convinzione “che stia cambiando il ruolo del lavoro nella vita delle persone”.

Guardate che è una riflessione profonda e l’ha detta, questa frase, senza scoppiare a ridere, con quell’espressione del viso che hanno coloro i quali hanno sempre paura che le idee gli scappino. E per non farsi scappare le idee ha così continuato: “Oggi il lavoro è un po’ meno cessione di energia meccanica ad ore e sempre più risultato. Dovremmo immaginare contratti che non abbiano come unico riferimento l’ora di lavoro, ma misurare l’apporto all’opera. L’ora di lavoro è un attrezzo vecchio che non permette l’innovazione”. Traduzione: per essere innovativi e avere attrezzi nuovi, non ti pago più secondo le ore effettuate, ma secondo il risultato. Che sia questo il socialismo reale?

Squinzi era di un contento che si fregava le mani e non credeva alle proprie orecchie. Finalmente anche i comunisti erano dalla sua parte. Ma il perito agrario-ministro si era già fatto notare prima della Luiss quando aveva dichiarato che “Laurearsi a 28 anni con 110 e lode non serve a un fico, meglio con 97 a 21 anni”. Anche questo è buon senso. Senso pratico di uno che si è fatto da sé e che ha educato i figli alla nobiltà del lavoro. Mesi orsono aveva dichiarato che gli studenti facevano troppe vacanze: “I miei figli d’estate sono sempre andati per un mese al magazzino generale a spostare le casse della frutta. Sono venuti su normali, non sono ragazzi straordinari o speciali”.

Che i figli siano normali, non ci piove. Ma ricordiamoci poi che da vicino nessuno è normale. Anche i ministri, da vicino, non sono tanto normali. Comunque il compito del Giuliano non dovrebbe essere quello di raccontarci periodicamente qualche corbelleria ma gestire bene il suo ministero. E fra questa gestione rientra anche l’Ispettorato del lavoro.

Mentre il Poletti-pensiero travalicava monti e mari, dall’Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno, sono stati resi pubblici i dati sui morti nei posti di lavoro. Da gennaio a ottobre 2015 sono decedute sul lavoro 100 persone in più dello stesso periodo del 2014, arrivando così a 729 morti. In pratica più di 2 morti ogni giorno. Persone che la mattina sono andate a lavorare e non sono rientrate, la sera, a casa.

Ora noi non auguriamo il male a nessuno. Qualche piccola sofferenza, però, al compagno-ministro l’auguriamo. Poca roba, certo. Chessò… un attacco di emorroidi, qualche calcolo renale che si comincia a muovere, un improvviso mal di denti… Così magari invece di raccontare amenità sui suoi figli, sparate sull’ora di lavoro, sulla laurea eccetera, si metta a pensare alle sofferenze.

Fra una spesa e l’altra all’Ipercoop, pensi anche a queste 729 famiglie. Pensi a cosa significhi per un genitore perdere un figlio mentre era in fabbrica o a scaricare cassette di frutta. Pensi a cosa significhi per un bimbo non vedere più rientrare il padre dal lavoro. Pensi a tutto questo ma non dica nulla. Abbia almeno il pudore di tacere, compagno Poletti.

E, soprattutto, non dica altre supercazzole.


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