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I nostri primi accordi post-lockdown a L’Aquila

Con gli altri ci siamo rivisti in queste ultime settimane, più sui sentieri di montagna che in sala prove in realtà. Una sera abbiamo cantato (ululato più che altro) alla luna, guardando dall’alto le luci della città.
di Fabio Iuliano - sabato 13 giugno 2020 - 890 letture

Le 20 in punto con la luce del tramonto ad accompagnare le prime note in acustico. Due chitarre si incontrano su un arpeggio, inconfondibile, rimbalzato ovunque sui media negli ultimi giorni: l’arpeggio che introduce Depende, uno dei pezzi cult dei Jarabe de Palo.

"Abbiamo scelto di riprendere a suonare dal vivo e omaggiare Pau Donés", provo a dire al microfono parlando con la solita emozione che mi rende afasico. "Una scelta non certo dettata dal lutto o dalla riverenza, ma dal volerci riconoscere nelle sue parole, nel suo invito a vivere con urgenza, vivere il presente con intensità, perché la vita è un regalo".

E poi Depende è un gran pezzo e l’abbiamo suonata altre volte. Stavolta, ci abbiniamo in combine anche la Flaca, praticamente mai eseguita dal vivo a parte una volta a un provino per La Corrida. Ma questa è un’altra storia. Avevo ancora i capelli e me li ero tinti di biondo.

Una intro comunque inedita al nostro primo concerto post-lockdown. "Vogliamo riprendere da dove ci siamo fermati". Se è vero che manca ancora qualche giorno per parlare di concerti veri e propri, nulla vieta ai gestori di prevedere nelle serate un intrattenimento musicale all’aperto, nel pieno rispetto delle misure di sicurezza anti-coronavirus grazie anche al distanziamento dei posti a sedere. Così, ho preso la palla al balzo e ho chiesto ai miei di riprendere lo strumento in mano.

Con gli altri ci siamo rivisti in queste ultime settimane, più sui sentieri di montagna che in sala prove in realtà. Una sera abbiamo cantato (ululato più che altro) alla luna, guardando dall’alto le luci della città.

Con questo set riprendiamo da dove ci siamo fermati: proprio in questo locale avevamo suonato sabato 7 marzo suonando gli ultimi accordi all’unisono con le notifiche degli smartphone che annunciavano la conferenza in notturna del presidente del Consiglio che di lì a poco avrebbe introdotto le restrizioni anti-coronavirus a cui ci siamo abituati negli ultimi mesi.

Due i progetti ad alternarsi: il gruppo Y.A.W.P. e la formazione in acustico The Colleagues. Il repertorio trova ragioni ritmiche nello stile statunitense anni ’90. Un percorso condiviso che fa leva sul talento di Francesca Cantenacci per una setlist che spazia dall’alternative rock Usa e Gb, sino alle evoluzioni blues e soul declinate da talenti come Amy Winehouse. Una scaletta che non prescinde da ballate di Woodstock come Somebody to love e accarezza varie icone rock come Patty Smith, Johnny Cash, Bob Dylan.

La band Y.A.W.P., invece, è stata fondata da Piero Pozzi (batteria) insieme a me (chitarra e voce), Stefano Millimaggi (chitarra e voce), Alessandra Chiarelli (violino), Ilaria De Angelis (baile e percussioni). Di recente si è aggregato Myrko Krueger Young, cantante dei Corrente Alternata, tribute band ufficiale degli Acdc, qui però impegnato come bassista.

"Una serata storica", commenta Francesca. "I l primo concerto dopo la clausura fantascientifica orwelliana. Grazie ai miei compagni di avventura e a tutti quelli che sono stati con noi a festeggiare la Musica, la Vita, la condivisione umana... troppo umana". Altro che dirette streaming.


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