I fiori del male


Pd spaccato o no? Boh!
mercoledì 22 febbraio 2017 , Inviato da Adriano Todaro - 844 letture

Viviamo in un’epoca che sembra sospesa nel vuoto. Volteggiamo in questo vuoto, ci muoviamo con leggerezza in questi tempi svolazzanti. Sì perché i tempi non potrebbero essere che leggeri considerato l’attenzione che i mezzi di comunicazione di massa dedicano al Pd, alle conseguenze di una possibile scissione, a cosa farà l’uomo di Bettola e a come si muoverà Baffetto di Ferro.

La mia prestinaia qualche giorno fa mi ha domandato a bruciapelo: “Secondo lei Orfini che farà?”. Sono rimasto perplesso e con un po’ di timore ho risposto che, secondo me, stava terminando una partita alla play station. La prestinaia mi ha dato i quattro panini richiesti e con uno sguardo di commiserazione si è messa a servire un altro cliente.

Naturalmente ha ragione lei. Sono io che continuo a pensare a problemi che non sono importanti. I disoccupati? Le morti sul lavoro? Le guerre? Le tasse evase? Che palle! Oggi importante è capire come si muoverà Nico Stumpo (?!), se, ad esempio, i giovani turchi si spaccheranno fino a diventare giovanini turchini oppure se Fassino il Lungo starà ancora con Renzi dopo essere stato, da una vita, sempre dalla parte del segretario di turno e segretario anch’esso.

Guardate che non sono dilemmi da poco. Anche il linguaggio ormai cambia mutuato da quello che avviene all’interno del Pd. Ieri sera, ad esempio, è stata una serata alla Fantozzi. Incombeva, infatti, la riunione di condominio fissata per le 21. Mi aspettavo i soliti litigi e, invece, ormai si usa il fioretto, si fanno analisi approfondite, si usano espressioni che mai si sono utilizzate prima. Il rag. Filippetti, che non è giovane ma è sempre turco considerato quanto fuma, ha fatto la proposta di una Convenzione programmatica. Immediatamente è intervenuto quello del secondo piano, il barbiere Anacleto, che ha ribattuto che era meglio una Assise programmatica. Al che la signora Giovanna che sta all’ultimo piano e ha infiltrazioni d’acqua dal tetto, ha subito risposto: “Eh no! E’ necessario fare una Conferenza programmatica”. Differenza sostanziale. La stessa che passa tra Matteo Orfini e Andrea Orlando.

Quest’ultimo è concupito da maggioranza e opposizione. A questo punto, però, non si riesce a capire chi è maggioranza e chi è opposizione. Il confine è molto sottile, labile e filiforme come il Pd e non è un caso che l’abbia sottolineato Baffetto di Ferro ricordando a tutti che quando c’erano i Ds, gli iscritti erano 650 mila: “Ora che ci siamo uniti in un grande partito – ha detto – siamo in 180 mila”. Comunque, questo esangue Orlando, ex dirigente di partito, dalla maturità scientifica che è stato scelto da Renzi al posto di un magistrato come Gratteri, è stato preso sotto braccio (come usavano i marpioni democristiani di antica memoria) da Re Giorgio di Savoia che, avendo 92 anni, è stato aiutato nell’impresa da un altro giovinetto, l’Amico Siciliano Emanuele Macaluso, che di anni ne ha 93. In pratica una investitura.

Intanto in un questo mondo Pd, vaporoso e leggiadro, si fanno nomi, si tengono riunioni, si rompono alleanze e si rifanno alleanze. Renzi vuole un congresso rapido ma forse no, Franceschini prima dice no poi dice sì. L’altro eternamente ggiovane turco, Orfini, smette di giocare e di scavare e non vota il documento di Renzi, Martina inteso Maurizio che da ministro nessuno se lo filava, oggi è diventato noto al punto che, pensate un po’, viene intervistato dalle Tv. Baffetto di Ferro vuole lanciare come segretario Bianca Berlinguer mentre tanti altri vorrebbero Michele Emiliano. Insomma tutto si può dire dei piddini ma non che non abbiano le idee chiare.

E chiaro è stato soprattutto quello che voleva smacchiare il giaguaro: “Oh ragassi, non dobbiamo fare un congresso cotto e mangiato”, ha detto nell’incontro di direzione del Pd di lunedì 13 febbraio. Il che dimostra che i programmi culinari televisivi sono sempre molto seguiti e mi fa venire in mente una frase di Totò: “A proposito di politica, ci sarebbe qualcosa da mangiare?”. Ora poi si aggiunge un campo. Sì perché prima c’era “scendere in campo”, oggi, invece, “sono pronto a tornare in campo”. L’ha detto l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia che aspira a diventare il successore di Renzi. L’ex arancione ha detto Sì a Expo e anche Sì alla riforma costituzionale. Poi ha proposto “Campo Progressista”. Che sembra la pubblicità di un minestrone surgelato, come ho già avuto modo di scrivere e ha imbarcato nell’impresa uno proprio di sinistra che proviene dall’Udc, Bruno Tabacci. Nel suo intervento, Pisapia ha affermato una cosa importantissima: “La scissione del Pd sarebbe una tragedia per il Paese”. Infatti, i giovani disoccupati quando si svegliano la mattina, la prima cosa che auspicano non è trovare lavoro ma che il Pd non si spacchi. Lo stesso dicasi per i terremotati sotto le tende, i familiari di quelli morti sul lavoro, i precari. Insomma, è un grande auspicio che l’intero Paese brama.

Sabato e domenica scorsa, comunque, ci sono stati due appuntamenti importantissimi non solo per il Pd, non solo per gli italiani ma per il mondo intero, tanto che gli abitanti delle Isole Chatham, pur essendo a 19.250 km da dove si svolgevano i due appuntamenti, si sono fermati in attesa di sapere come era andata. Ebbene, se la sono date di santa ragione, tutti contro tutti. Sabato si sono presentati sul palco del teatro Vittoria di Roma Enrico Rossi, Roberto Speranza e Michele Emiliano. In platea è comparsa anche una bandiera rossa con falce e martello. Hanno parlato chiaro, talmente chiaro che nessuno ha capito se faranno la scissione oppure no. Questo Rossi poi è molto di sinistra, talmente di sinistra che vuole l’autostrada Tirrenica quando esiste già l’Aurelia. Ma per essere più a sinistra ancora a chi la farà gestire questa colata di cemento? Ad un privato. Il corpulento e simpatico Michele dice di non voler rinunciare “al sogno del Pd” e la platea si spella le mani. In quanto alla Speranziella che ho nel core, che non ho ancora capito se è turco o no, fa un impietoso elenco dei guasti del renzismo. Bene, bravo! Ma lo job act, la legge lacrimosa Fornero e le altre porcherie chi le ha votate?

Sempre sabato, a Rimini, c’è stato il congresso di Sinistra italiana. Anche qua nessuno si trova d’accordo con il vicino di sedia e anche qua ci sarà una scissione. Insomma, e la sinistra bellezza e tu non puoi farci niente. Domenica, però, c’è stata l’assemblea nazionale del PD. E’ stato il momento della verità, il momento del riscatto della vera sinistra. C’erano tutti i cosiddetti big, ma non Baffetto di Ferro. Sono intervenuti in tanti e, alla fine, hanno deciso. Cosa hanno deciso? Beh hanno deciso di non decidere, hanno rimandato a ieri, martedì. Anche se qualcuno andrà via, ha già detto che manterrà buoni rapporti con chi resta nel Pd. D’altronde teniamo tutti famiglia.

Non vi sembra magnifico? Non vi sembra l’opera dei Pupi? Il Pd è un posto veramente idilliaco. Come scriveva Charles Baudelaire ne “I fiori del male”: Là non c’è nulla che non sia beltà / ordine e lusso, calma e voluttà.


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