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I colori di Catania


Improvvisamente, dopo anni di copertura, riemerge restaurata la cupola della Badia di Sant’Agata. Siamo in pieno centro di Catania. I "catanesi" rabbrividiscono: la cupola è bianca!
sabato 14 luglio 2007, di Sergej - 1442 letture

Per chi guarda il duomo cattedrale di Sant’Agata dalla piazza Duomo, il colpo d’occhio è immediato. La grande cupola bianca svetta, sulla sinistra, separata dal duomo dalla via Vittorio Emanuele. Per chi ha occhi forestieri è una bella vista. Per alcuni catanesi è invece un colpo al cuore. La bianchezza della cupola della Badia di Sant’Agata è per essi "innaturale", quasi un affronto.

Ci informa Santo Catarame:

"Il monastero delle Benedettine, a cui apparteneva la chiesa, fu fondato nel 1620 da Erasmo Cicala. Crollato l’edificio nel 1693 fu ricostruito dall’architetto G.Vaccarini(1702-1769) che riprese, nell’esecuzione dell’opera(1735-1767), lo stile del Borromini. La chiesa ha pianta ottagonale coperta da cupola ad ombrello e con facciata ondulata ad ordine unico. Essendo Pio VI pontefice massimo, Ferdinando IV re di Sicilia e Corrado vescovo catanese, detta chiesa fu dedicata a S. Agata il 2° maggio del 1797. Agli interni cinque altari di marmo giallo di Spagna".

Santo diffonde una sua newsletter via web. L’ha chiamata "U bbuddaci". Lui è nettamente contrario a questo biancore della cupola. Scrive:

"Intervistato dall’aldilà Giambattista Vaccarini, in merito al restauro e al colore bianco della cupola, ha risposto: Vera schifinzia!".

Il fatto è che il restauro è avvenuto secondo i crismi del recupero originario del manufatto. Un edificio è anche una storia, una successione di eventi e di modifiche. Nel restaurare occorre anche stabilire a quale data fissare il recupero: quale storia volere. Il biancore marmoreo della cupola è, dicono gli esperti, proprio il colore originario della cupola. Solo che in questi anni grigi e di sporcizia accumulata, i catanesi hanno fatto l’occhio al nero della fuligine. Per una città, esplosa demograficamente grazie ai fumi delle industrie di trasformazione dello zolfo, ricordare come poteva essere la Catania del Settecento è una impresa ardua. Scambiare il grigio della lava con il nerofumo dell’industrializzazione è stato facile, specie per il popolo di immigrati dalle campagne e dai paesi vicini che hanno cancellato la popolazione residenziale e la loro originaria memoria. Catania, la Catania selvaggia e sporca che abbiamo sotto gli occhi ogni giorno, è il risultato di quella prima industrializzazione selvaggia e fumosa.

Quella dei "colori" di una città, e del suo paesaggio urbano, della sua skyline (come si dice dopo l’11 settembre) è una faccenda seria e non secondaria. Ha a che fare con l’identità del luogo, della comunità che la abita. Ha a che fare con ciò che vuole essere quella comunità, quella città. In alcune città (nel centro e nord Italia) si fanno Uffici comunali addetti al rispetto del colore delle strade e che impongono persino quali infissi e tende devi mettere alle finestre della tua casa. Finora, in Sicilia, l’indifferenza per ciò che ci circonda non ha mai fatto sorgere neppure il problema. Oggi i "catanesi" (ma chi sono questi catanesi? di chi sono figli? cosa fanno, cosa vogliono...?) si risvegliano inquieti. C’è qualcosa di dievrso nella loro città. La loro città sta cambiando e loro, ancora una volta, subiscono i sussulti. Il Comune di Catania, con il suo sindaco Scapagnini, ha messo in vendita i "gioielli di famiglia", case e ex monasteri, che diverranno alberghi. Per sanare il bilancio del 2004 ha svenduto tutto (ma per sanare il bilancio del 2005? e quello del 2006? e...) lasciando la porta aperta a affaristi e speculatori.

Il restauro della cupola della Badia di Sant’Agata ci dice forse che c’era una Catania in cui non dominava il colore nero e grigio - delle ceneri del vulcano, della povertà, "la città più nera d’Italia" che si diceva una volta - in senso politico stavolta -? Una città che amava persino i colori mediterranei, e la varietà di questi colori - che aveva un rapporto diretto con il mare e non si chiudeva a riccio, atterrita da ciò che dal mare proveniva? Sapranno i catanesi accettare le sfide o torneranno a rinchiudersi, superbi autosufficienti e poveri di spirito?

PS: proprio dietro la Badia di Sant’Agata è il centro sociale Auro. Ovviamente sotto sfratto, dopo anni di attività culturali. L’Auro a Catania è stato uno dei pochi luoghi liberi e di aggregazione dei ragazzi e delle ragazze della città. Lo sfratto dell’Auro non è anche questo uno dei segni schizofrenici che dà la città a se stessa e al proprio futuro?

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I colori di Catania
17 luglio 2007

Sant’Agata era bionda?
I colori di Catania
24 luglio 2007

No, non era bionda! Era una brunetta con i capelli ricci che a volte si pettinava lisciandoli perchè i suoi ricci proprio non gli piacevano. Ovviamente l’hanno ossigenata per cancellare le sue radici.
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