La Giunta rossa di Milano abolisce gli otto cavalli in dotazione ai vigili urbani e licenzia un grande manager come Elio Catania. I primi costavano 1.320 euro al giorno; il secondo, 400 mila euro l’anno
Vi avevo avvertito. O, meglio avevo avvertito i milanesi, di stare attenti a chi dare il proprio voto. Io avevo consigliato suor Letizia Arnboldi in Moratti con figlio a carico e vicesindaco eterno. Ma loro, i milanesi, avevano votato il comunista Giuliano Pisapia. Peggio per loro. E già si vedono i risultati. Negativi, naturalmente.
Prendiamo il caso, ad esempio, dei cavalli in dotazione ai vigili urbani. Era bellissimo vederli per le vie del centro: alteri, sempre in coppia, monumentali, ornati elegantemente. Alla “prima” della Scala facevano da giusta cornice al “bel mondo”, alle donne e uomini del potere.
Improvvisamente arriva Pisapia e zac, i cavalli non ci sono più. Non che il sindaco comunista li abbia ammazzati e mangiati perché, come risaputo, i comunisti mangiano i bambini, non i cavalli. Nel senso che ha abolito il servizio con la scusa che suor Letizia ha lasciato un sacco di debiti. E’ proprio vero che i comunisti sono tristi e grigi. I cavalli rappresentavano una nota di colore in una città che fra poco sarà mondiale per via dell’Expo. E poi, i soldi! Quante balle. I cavalli erano solo otto e costavano solo 1.320 euro il giorno, 40 mila euro il mese. Una bazzecola. Eppure, pur di distinguersi dalla migliore sindaca che Milano abbia avuto, Pisapia taglia i poveri cavalli.
Comunque in Italia si cerca sempre di aggiustare tutto. I sindacati di categoria hanno tuonato contro il taglio e l’assessore alla Sicurezza ha promesso la ricomparsa dei cavalli per fine settembre con un progetto innovativo. Questo mi preoccupa. Che cosa hanno intenzione di fare? Farli mangiare un giorno sì e uno no? Oppure, invece che cavalli veri usare quelli di legno? Questa potrebbe essere un’idea. Non consumano nulla e nessuno si accorgerebbe del falso: tanto alla prima della Scala c’è sempre nebbia.
Un altro intervento della Giunta rossa di Milano è stato quello di azzerare il vertice dell’Atm, l’azienda del trasporto urbano e di “allontanare” il suo presidente Elio Catania. Lavoratore indefesso, Catania, è un grande manager, talmente grande che quando dirigeva le FS a un certo punto è stato licenziato da Prodi visti i grandi risultati.
Altro che operai della Fiat. Se c’è un dramma di un lavoratore licenziato, questo è il dramma di Elio. Un dramma tutto interiore ma che è giusto conoscere.
Per far parlare i giornali di questo dramma, Elio aveva pensato di andare sopra a una gru. Ma le gru a 5 stelle erano esaurite e così ha pensato di suicidarsi come fanno tanti cassintegrati. La moglie, che è milanese, l’ha stoppato subito con un perentorio: “Fa minga il pirla!”. Poi gli ha parlato di dignità, una dignità che lui, Elio, deve difendere. Lui ci ha pensato su, ha fatto un po’ di conti, ha trovato la dignità nel cassetto, nascosta fra un pacco di euro, e ha soprasseduto. Si ammazzerà un’altra volta.
Questo simpatico e produttivo lavoratore prende ogni mese, dall’Inps, una pensione di 12 mila euro, eppure sgobba ancora. Sta nel Cda di Intesa-San Paolo e Telecom e all’Atm prendeva circa 400 mila euro l’anno. Siccome però è magnanimo e di buon cuore, non pensava solo a se stesso, ma anche agli altri.
Il suo autista, ad esempio, è stato nominato funzionario e l’Atm ̶ cioè i milanesi ̶ gli pagava il garage. I manager Atm possedevano gratuitamente la casa, in centro, per due anni e i dirigenti, un rimborso di 150 euro il mese per la benzina.
Quando Catania ha saputo della sua defenestrazione, sembra abbia espresso “stupore e indignazione”. Sapesse, caro Elio, come siamo stupiti e indignati noi che dobbiamo subìre l’aumento del biglietto Atm! Rimane un problema: cosa ne facciamo di un manager bravo come Catania? Vogliamo fare come per i cavalli? Invece del legno potremmo usare la cartapesta.
Tanto non cambierà nulla. Non faceva un cazzo prima e quindi... L’unica cosa è che non le dobbiamo più passare 400 mila euro all’anno di stipendio.