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I cambiamenti climatici in Africa come minaccia alla pace

“Costruire sistemi sanitari resistenti al clima attraverso interventi basati sulla comunità in Africa”. Questo il titolo dell’evento tenutosi il 3 novembre 2021, volto ad analizzare gli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute e sulla resilienza delle comunità, con un focus specifico sul Sud del mondo.

di Redazione - mercoledì 10 novembre 2021 - 533 letture

L’evento è stato organizzato durante della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2021, nota anche come COP26, che è attualmente in corso a Glasgow, Scozia, Regno Unito, e si concluderà il 12 novembre 2021.

Il panel, nel corso dell’evento, ha dimostrato l’intersezionalità della problematica e riconosciuto la natura sovrapposta di diversi settori. Tra questi, problematiche di genere e cambiamenti climatici si sono dimostrati strettamente legati.

“Nel 1945, quando fu formato il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, la più grande minaccia alla pace e alla sicurezza globali era la guerra, ma non è più così. La più grande minaccia alla pace e alla sicurezza umana è il cambiamento climatico e l’epidemia di malattie”. Queste le parole del Dott. Githinji Gitahi, Global CEO di Amref Health Africa, accompagnate da un invito all’azione, da parte dello stesso Dott. Gitahi, affinché i governi, le comunità e la società civile agiscano, congiuntamente, sul tema dei cambiamenti climatici in relazione alla salute.

L’evento ha evidenziato la necessità di sistemi sanitari resilienti al clima ed esplorato il ruolo di governi, investitori e comunità nel fornire supporto e leadership a governi e imprese per accelerare l’azione di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici in linea con i loro impegni.

“Dobbiamo investire nei volontari sanitari di comunità, potenziando la loro capacità e responsabilità. Sono il legame diretto tra la popolazione e i sistemi sanitari”, ha dichiarato George Kimathi, Direttore dell’Institute of Capacity Development di Amref Health Africa in Zambia.

Nel 2006, le Nazioni Unite hanno citato il continente africano come il più esposto e indifeso dalle implicazioni dei cambiamenti climatici. Oggi, questa ipotesi rimane valida, infatti, secondo l’African Development Bank Group, tra i primi 20 Paesi del pianeta a maggiore vulnerabilità sui cambiamenti climatici, sei sono nel continente africano. Nel 2019, nell’intero continente, ai 7,6 milioni di sfollati in fuga da conflitti, si sono aggiunti 2,6 milioni di profughi del clima.

“L’acqua pulita continua a scarseggiare a causa dei cambiamenti climatici. Pertanto, è necessario delimitare le risorse per garantire che le comunità abbiano accesso ininterrotto all’acqua. Bisogna mantenere alta l’attenzione sul tema in quanto diritto umano”, ha aggiunto Catarina de Albuquerque, CEO di Sanitation and Water for All Global Partnership (SWA).

“Come volontaria sanitaria di comunità, durante le visite a domicilio, trovo molte persone con malattie trasmesse dall’acqua a causa di questi problemi idrici. L’acqua è vita”, ha dichiarato Jane Nashipai Mukule in un video trasmesso nel corso dell’evento. Infatti, ad oggi, ogni anno, nel mondo, 361.000 bambini sotto i 5 anni muoiono a causa di diarrea legata a carenze idriche.

Il 90% delle popolazioni in queste aree vive, inoltre, di pastorizia e agricoltura e quando l’acqua scarseggia i campi si seccano, impedendo la semina e riducendo drasticamente il raccolto, mentre gli animali si indeboliscono. Si preannuncia, per di più, che questa situazione precaria si aggraverà ulteriormente in futuro, a causa dei cambiamenti climatici. Secondo le ultime stime, infatti, a livello globale, tra il 2030 e il 2050 si verificheranno circa 250.000 decessi in più ogni anno a causa di malnutrizione, malaria, diarrea e stress termico, tutte conseguenze di fenomeni atmosferici avversi.

“È importante garantire che le donne siano al posto di guida quando si parla di cambiamenti climatici”, ha dichiarato George Kimathi, seguito dall’approvazione di Catarina de Albuquerque. Uomini e donne, infatti, sono colpiti diversamente dal cambiamento climatico, soprattutto in aree con condizioni socioeconomiche difficili. Le donne, in molti Paesi in via di sviluppo, hanno il compito di procurare l’acqua per la famiglia. La siccità rende questo compito più arduo: le ragazze sono costrette ad andare sempre più lontano per trovare fonti d’acqua e per questo devono rinunciare, tra le altre cose, a frequentare la scuola. Inoltre, il cambiamento climatico, nei suoi effetti più estremi, spinge le popolazioni a migrare per la mancanza, di cibo, lavoro o acqua, e donne e ragazze migranti sono ancor più vulnerabili alle violenze di genere.


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