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I baci mai dati

Regia di Roberta Torre. (Italia, 2010, commedia, 80 min.) Con Donatella Finocchiaro, Beppe Fiorello, Carla Marchese, Pino Micol, Lucia Sardo, Piera Degli Esposti.
di Orazio Leotta - domenica 5 settembre 2010 - 3379 letture

* Film d’apertura della sezione “Controcampo Italiano” Librino, calda periferia di Catania. Una famiglia, anzi, più che una famiglia, una bomba ad orologeria. Il padre, Giulio (Beppe Fiorello), fa il trainer di una squadra di calcio, ma a detta della moglie, era scarso da giocatore e ancora di più come allenatore.

La madre, Rita (Donatella Finocchiaro, bionda per l’occasione), nevrotica, accumula delusioni su delusioni, è in palese rottura col marito ed ha una relazione extra-coniugale, non si sa bene quando iniziata.

Roberta Torre, Fiorello e la Finocchiaro[1]

La figlia maggiore, Marianna, è la bambolina intoccabile, ruffiana come poche, che esce tutte le sere, contesissima dai maschietti del quartiere. E poi c’è lei, la tredicenne Manuela, ragazza semplice, minuta, capelli corti, inseparabile dal suo motorino e con sempre tanta voglia di andare al mare. Forse la più “normale” fra tutti e quattro.

Un giorno issano nella piazza del quartiere la statua della Madonna, a cui dei bischeri ragazzi del posto staccano nottetempo la testa a pallonate, nascondendone i cocci. Ma a Manuela, la Madonna appare in sogno, e le rivela, così dice lei, il luogo dove sono stati nascosti i resti della testa staccata.

In effetti il ritrovamento avviene così come indicato nei minimi dettagli dalla ragazza, che da quel momento viene creduta santa, in grado di poter fare miracoli e la sua casa luogo di pellegrinaggio, dove ognuno si reca per chiedere un miracolo per sé o per i familiari: un lavoro, la partecipazione al Grande Fratello, il ritorno del vecchio fidanzato, soldi, successo etc.

La madre è subito pronta a poterne realizzare un business: prende gli appuntamenti, seleziona i “clienti”, risponde al telefono. Ma per la ragazzina la vita diventa impossibile costretta a fare continue rinunce per soddisfare le richieste di ascolto dei pellegrini, finché stufa, dice di essersi inventato tutto, ma alla fine un miracolo, suo malgrado, avviene per davvero.

Non solo, ma l’abbraccio finale tra madre e figlia, in mezzo a uno stradone di periferia, tra le lacrime, forse costituisce il vero miracolo di tutto il film, riuscendo i due finalmente a comunicare, a parlare lo stesso linguaggio, a scambiarsi quei baci che finora non si erano mai dati, relegando il fattore religioso in secondo piano.

Il film della Torre, milanese trapiantata in Sicilia, ambientato in una città nella città, in una periferia rosa-shocking, si pone esteticamente a metà tra “Angela” e “Tano da morire”, ma qualitativamente lontano da entrambi.

C’è sì poesia, carica emotiva, forza produttiva, ma mancano grazia e tocco di un tempo. Splendide le interpretazioni di Lucia Sardo e Piera Degli Esposti.


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