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I Lautari presentano il loro nuovo disco: Arrè

Nasce così Arrè che fin dal titolo, termine agrigentino, indica “ancora, di nuovo”.

di Valerio Contarino - lunedì 3 settembre 2007 - 5011 letture

A tre anni di distanza da Anima Antica i Lautari propongono un nuovo lavoro, composto da 11 brani, sia inediti che tratti dalle storie della tradizione colta e popolare.

La Narciso Records, l’etichetta catanese fondata da Carmen Consoli, pubblica questo album che risponde al desiderio di riproporre i temi di un passato ancora oggi attuale con l’intento di fornirgli nuova, più ampia e nitida eco espressiva.

Per ampliare l’intensità comunicativa di questi temi si ricorre in modo programmatico al dialetto, da sempre lo strumento più efficace per rappresentarli.

Nasce così Arrè che fin dal titolo, il termine agrigentino utilizzato per indicare “ancora, di nuovo”, si lega con uno stretto filo di continuità ad Anima Antica, di cui costituisce l’ideale prosecuzione e sviluppo. Il tutto in uno spazio, che talvolta appare rarefatto ma non per questo meno genuino, e in un tempo evocati già dall’elegante copertina dell’album, sospesi tra antico e moderno, tra le sonorità tipiche del nostro sud e le piccole-grandi realtà di tutti i sud del mondo. Il filo conduttore di Arrè è senza dubbio quello della lingua, il dialetto, vissuto come una risorsa piuttosto che come un limite della comunicazione, grazie alla sua forza evocativa, alla ricchezza dei registri che la lingua parlata offre, parallelamente a quella lingua scritta e non in contrasto con essa.

Una risorsa, quella del dialetto, persino per il più povero dei popoli o per il meno libero dei cittadini, a cui tutto può essere tolto e cancellato, ma non la sua lingua, un patrimonio riconosciuto come tale anche dall’insigne poeta Ignazio Buttitta che proprio a questo tema ha dedicato una poesia straordinaria, Lingua e dialettu. A lui e alla preziosa eredità della sua opera guardano i Lautari, come all’ispiratore di molte delle immagini e dei versi che la memoria custodisce e che ancora oggi, di nuovo, Arrè, ritornano.

I Lautari raccontano così il loro disco:

Ju Non Sugnu ‘N Pueta”. Il titolo richiama una poesia del grande Ignazio Buttitta - che devotamente ringraziamo - la quale che ci ha dato lo spunto per cantare un momento fatto di sensazioni che provengono dalla grandezza della natura e dalla difficoltà di raccontarla.

Arrivannu ‘E Munticeddi”, è la storia di un malavitoso di mezza tacca, arrestato e interrogato per tradire i suoi, che grazie al suo “codice d’onore” resiste sprezzante contro lo Stato e contro le avversità del carcere.

Ossignuria” è la classica serenata dell’innamorato che, struggente, canta l’amore intenso, poetico, passionale .

Malarazza” è un omaggio al grande Modugno, che negli anni ‘70 musicò questo testo popolare con grande successo. Il brano racconta il lamento di un servo che davanti al crocifisso piange la sua condizione di schiavo e invoca la fine della razza padrona. Inaspettatamente, il servo riceve dal Cristo l’esortazione a combattere con le sue forze per opporsi al destino.

Ciuri di campu”. Doverosa dedica ad un eroe del nostro tempo, Peppino Impastato, ciuri che nasce che cresce e che muore per avere contrastato il potere della mafia in Sicilia.

Scende in campo Orlando, con “Chanson de Roland (Soldati)”, che ci permette di ricreare l’atmosfera antica dell’opera dei pupi, raccontando la sua vita cruenta e sterile di soldato che prende coscienza della sua mancanza di libertà e decisione, e rinnega il suo ruolo da pupo andando consapevolmente incontro alla morte.

Cantu di la curuna”, invece, è una storia al femminile, dove la “picciuttedda” grida il suo dolore perché i genitori hanno concordato un matrimonio di interesse contro la sua volontà. Lei ama un altro, lo sogna ogni notte su un cavallo d’oro, non sa che farsene della corona, simbolo di ricchezza e agiatezza.

La cittaddedda ‘nfami”. Siamo a Messina, e la città, che per prima si era ribellata all’oppressione borbonica, è vittima di un feroce assedio da parte delle truppe di Ferdinando II (re bomba). Questi tenta di riconquistare l’isola, la quale aveva proclamato l’indipendenza nel 1848, e bombardando ferocemente la città dai forti della Cittadella e del Salvatore, riduce Messina in un cumulo di macerie. I messinesi resistono a lungo invocando il nome del papa Pio IX e della regina delle Due Sicilie, Maria Cristina di Savoia, sposa di Ferdinando II, che morì giovanissima e veniva ricordata per le sue opere di carità.

Di quannu chi ju ti visti “ è una dichiarazione d’amore in piena regola. “dal primo momento che ti ho vista…” così l’innamorato lancia in aria questa canzone che raggiungerà ovunque la sua amata.

L’ogghiu”, la storia di un ragazzino che per la prima volta riceve un incarico dalla madre. Nonostante la buona volontà di portarlo a termine, il caso vuole che, inavvertitamente il giovane perda il tappo del recipiente e versi l’olio sul selciato, causando scivoloni nonché l’ira incontenibile di tutti i paesani. Alla fine il ragazzino troverà una soluzione forse troppo…azzardata.

Ci fu un tempo in cui le coste della Sicilia erano infestate dai pirati saraceni che incutevano il terrore alle popolazioni, i quali li accomunavano in un’unica etnia “i turchi”. “Tra villi e valli” è la storia di un uomo che cerca ovunque la sua amata rivolgendosi perfino alle onde per scoprire infine che è stata rapita dai pirati, e sogna di possedere la famosa “durlindana” per poterla liberare.


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