Sei all'interno di >> GiroBlog | Centro Studi Est Europa |

I Balcani e il paradosso dei vicini lontani


Dal nostro corrispodente dai Balcani Dr. Pierluigi Modesti
mercoledì 20 gennaio 2010, di Emanuele G. - 231 letture

Due settimane circa trascorse in Serbia mi hanno fatto molto riflettere sull’unitarietà e la diversità balcanica.

Cosa sono, in fondo, questi Balcani. A parte una connotazione geografica estremamente incerta (a differenz della penisola italiana o di quella iberica, la penisola balcanica ha contorni alquanto vaghi: comprende la Grecia? Comprende l’Ungheria? E la Romania? E la Croazia?), esistono anche delle incongruenze dai risvolti storico-sociali. Ad esempio, potremmo chiederci se con "Balcanici" si debba indicare quei popoli che, per ragioni legate all’antagonismo tra "Cristianità e Islam" (o forse, dovremmo più correttamente dire, in questo caso, tra "Vienna e la Sublime Porta") furono stretti, schiacciati, in un cuscinetto di guerriglia e pace, spettatori, a volte partecipi e a volta no, di un conflitto culturale ben più ampio.

Per lo meno, il conflitto culturale ci fu, è vero, ma, a giudicare dai riflessi che si hanno nell’architettura, solo fino all’Ottocento.

In verità, si dice che dopo l’indipendenza, i Karadjeorgevic, nuovi sovrani della Serbia, ordinarono lo sventramento della Belgrado turca (turca?). Analogamente fecero i Hohenzollern di Bucarest. Eppure, non fecero lo stesso anche gli ultimi sultani di Istanbul? Non c’è stato, piuttosto, un processo di occidentalizzazione progressiva di tutti i Paesi afferenti al Mediterraneo orientale (Balcani inclusi), anzi, data l’epoca, di francesizzazione? Forse, dal punto di vista urbanistico e da quello (riflesso) di carattere culturale, gli sventramenti parigini del Barone Hausmann non possono essere considerati tanto lontani da quelli serbi, romeni o turchi.

Un altro aspetto abbastanza grottesco è dato dal rapporto tra Serbia e Romania. Io li definisco i "vicini lontani". A parte le oltre quattro ore di viaggio tra Belgrado e Timisoara, nonostante distino tra loro appena novanta chilometri, esiste, tra serbi e romeni, una oscura misconoscenza reciproca, fondata su falsi pregiudizi (in fondo il pregiudizio è falso di per sè, in ogni caso). Eppure, Serbia e Romania hanno avuto una storia parallela, assai simile, sia nell’epica resistenza all’Impero ottomano (con alti e bassi, evidentemente, dato che sono state, Serbia e Valacchia, tributarie di Istanbul per lunghi periodi). Poi i nazionalismi, i fascismi, il comunismo, l’antagonismo a Mosca (rilevabile sia in Tito che in Ceausescu), la fine ingloriosa della socialdemocrazia, la crisi morale. Solo la guerra è storia a parte, e lo è solo perchè, probabilmente, la Romania, fuori Bucarest, è poca cosa. Bucarest è stata per cinquecento anni, un centro di affluenza straordinaria e di primaria importanza in tutta l’area. In fondo, un grande mercato. Tutt’oggi è la città più popolosa e attiva dell’intera regione (escludendo Atene, evidentemente, che però, come dicevo all’inizio, non so se appartenga o meno ai Balcani). Belgrado, invece, è stata sempre un punto di passaggio, creata capitale perchè strategica.

Sempre stata strategica, come dimostra la cittadella turca e poi austriaca che la domina.

Eppure, il paradosso esiste: serbi e romeni si ingorano. Nessuno sa nulla dell’altro. I serbi considerano diversi e "poveri" i romeni che, a loro volta considerano i serbi diversi e "barbari". Eppure mangiano ugualmente, bevono ugualmente, sono ugualmente poveri e ugualmente barbari (così come, dico io, ugualmente evoluti e con alti potenziali di sviluppo).

Li distingue solo la lingua, anche questa fortemente difesa come elemento di antagonismo alle imposizioni turche o austro-ungariche del caso. Anche la religione è la stessa e, con essa, la maggior parte delle arti e tradizioni popolari, delle usanze, della musica, delle danze. Perfino la mentalità non è diversa. A volte si dice che i romeni siano stati appiattiti e annichiliti dal comunismo e questo comporti, tuttora, la loro poca iniziativa. Per esperienza, però, posso certificare di aver visto molti più romeni intraprendenti di quanto non si veda in occidente. Il fatto che manchi la cultura e l’etica del business è un altro paio di maniche, ma in Serbia la situazione è proprio identica.

Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -
Stampa Stampa Articolo
:.: Condividi

Bookmark and Share
:.: Articoli di questo autore
:.: Articoli di questa rubrica
:.: Articoli più recenti
Girodivite - Segnali dalle città invisibili è on-line dal 1994. Quotidiano telematico e cartaceo, registrazione presso il tribunale di Catania n.13/2004 del 14/05/2004. Redazione: via Antonino di Sangiuliano 147 - 95131 Catania. Contatti: giro@girodivite.it (mail max 200kb) ::: Puoi syndacare le nostre notizie attraverso il file backend.php (XML RSS 1.0 format). Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto le licenze Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike, che tutelano la possibilità di ripubblicarli, previa autorizzazione per fini commerciali.