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I 35 anni di "Love over Gold" dei Dire Straits


Celebriamo uno dei dischi più ricchi di musicalità raffinata e di contenuti sociali dell’indimenticabile gruppo britannico, guidato dal professore scozzese Mark Knopfler.
mercoledì 27 settembre 2017 , Inviato da Piero Buscemi - 2222 letture

Un cielo minaccioso, nubi bluettate di pioggia imminente e un fulmine che, dal lato sinistro, si scaglia verso una sconosciuta ed infinita destinazione. Poi un avvio misterioso, creato dal sintetizzatore, qualche nota glissata ed un pianoforte classico ci introduce Telegraph Road, il pezzo d’apertura del quarto album dei Dire Straits, uscito il 20 settembre di 35 anni fa.

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Love over Gold

Un susseguirsi di assoli della chitarra di Mark Knopfler, puliti ad intrecciarsi con la melodia del pianoforte di Alan Clark. Quattordici minuti di musica trascinante che trascina verso un viaggio immaginario, senza destinazione, su strade deserte, tra paesaggi sconfinati e l’unico desiderio che niente potrà interrompere le note un po’ jazzate che si mescolano alle migliaia prodotte dalle dita di uno dei più grandi chitarristi rock che la Gran Bretagna ci abbia donato. Il ritmo dettato dalla batteria di Pick Withers, il basso di John Illsley, accompagnato dalla seconda chitarra nelle mani di Hal Lindes.

E forse si tratta di un viaggio, quello del suo ideatore ed interprete assoluto, Mark Knopfler, in veste anche di produttore di questo album. Un viaggio onirico, oltre oceano, in una sorta di primordiale globalizzazione culturale tra gli States ed il Vecchio Continente, che mette in relazione il vintage dei paesaggi inglesi con quelli tipici statunitensi, di distanze abissali e quasi incolmabili, dove l’appagamento non è il luogo di arrivo, ma il viaggio stesso, come ebbe a dire anche il nostro Fabrizio De Andrè.

Non è difficile farsi catturare da queste sonorità, che ci ricordano familiari pezzi da rock americano, forse dejà-vu, ma innalzato a canto delle sirene, grazie all’esecuzione del suo interprete principale. C’è un non so che di nostalgico in questo album. Più sofisticato e classico, rispetto ad altre produzioni dei Dire Straits. Come abbiamo già accennato, il pianoforte diventa il compagno fedele della chitarra, introducendo praticamente tutti i cinque brani del disco.

Ma, come abbiamo visto, anche i versi delle canzoni sono adagiati su questo sentimento nostalgico che Mark Knopfler cerca di sdrammatizzare con gli assoli della sua chitarra. C’è il ricordo di mondo scomparso, quello basato sull’umiltà dei rapporti umani, che hanno ceduto il posto al sogno americano, metafora di quello industriale, che è stato adottato, purtroppo, dal resto del mondo.

Mark Knopfler prova a denunciare l’invasione del consumismo e del capitalismo nella nostra vita quotidiana, più di quanto possiamo prendere coscienza, vittime inconsapevoli, già oltre trentacinque anni fa, di un destino che si delineerà nei tempi che stiamo vivendo e di cui, forse involontariamente, questo disco ne fu preveggente. Ma prova anche ad istigare le coscienze dormienti ad un’analisi interiore della propria vita, delle proprie scelte e quindi, dei propri errori. "And what have you got at the end of the day?/What have you got to take away?/A bottle of whiskey and a new set of lies/Blinds on the window and a pain behind the eyes", i versi contenuti in Private Investigations, forse i più intimisti dell’intero album.

Un occhio di riguardo viene rivolto alla donna, protagonista indissolubile di tutta la produzione discografica dei Dire Straits. Musa e consolatrice delle contraddizioni di pensiero e di ambizione che l’uomo manifesta nella sua particolare materialità di concepire la vita, diventa anch’essa un ingranaggio della pervesione di conquista e di potere della razza umana. Concepita per essere protetta ed innalzata ad essere sovrannaturale, finisce spesso per farsi catturare da tentazioni terrene, destinate a disperdersi in breve tempo.

Love over Gold, il brano che da il titolo all’album, rimane uno dei pezzi più apprezzati dal pubblico e dalla critica dell’intera discografia del gruppo, racchiude questa idea di Knopfler sul mondo femminile. Contraddittorio ed affascinante, ma a volte capace di cinismo e crudeltà nei confronti dell’uomo che si innalza ad essere poetico e devoto all’altra metà del cielo. Concetto espresso nel pezzo che chiude l’album, It Never Rains, lasciando nell’ascoltatore la cruda consapevolezza della contraddizione umana, in ogni suo aspetto.

Un commento a parte lo merita la terza traccia del disco, Industrial Disease, con il quale Mark Knopfler lancia la sua sentenza alla società di quegli anni, non molto diversa da quella di oggi come abbiamo visto. Affetti dalla Malattia Industriale, l’ambizione e proficuo guadagno da raggiungere con ogni mezzo, ci ha consegnato disperati, alcolizzati, nevrotici e psicolabili individui, in giro per la città a seminare disperazione e futuri schiacciati nelle misere buste paga. "They’re pointing out the enemy/to keep you deaf and blind/they wanna sap your energy/ incarcerate your mind", la sconsolante realtà di questi versi ci proietta, ancora una volta, ai giorni nostri, i tempi in cui la cecità e la sordità hanno conquistato il nostro dna, prosciugando le nostre energie e ingabbiando le nostre menti.

Il disco ha venduto 10 milioni di copie, è considerato uno dei dischi di maggior successo dei Dire Straits, giudicato tra i migliori prodotti dal gruppo. Merita, a nostro giudizio, di essere riscoperto e fatto conoscere alle nuove generazioni.


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