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HUNGARY: Vampirok Balja, il primo morso affascina il secondo incanta


Decima stagione per una delle più fortunate rappresentazioni teatrali ungheresi.

Reportage del nostro corrispondente da Budapest Vincenzo Basile.


giovedì 19 ottobre 2017 , Inviato da Vincenzo Basile - 1018 letture

All’inizio fu Tanzder Vampire, il film del 1967. Poi il titolo originale fu ingentilito per il pubblico americano nel più frivolo Pardon Me, But Your Teeth Are in My Neck(da noi “Per favore non mordermi sul collo”), con l’intento di dare più risalto alla componente comica e parodistica. Un omaggio, ricco di ironia, alla cinematografia vampiresca attraverso un’esplicita parodia dei film della Hammer, la casa di produzione britannica,madre di tutti i Dracula di Christopher Lee.

Trent’anni dopo, con le musiche di Jim Steimann, libretto di Michael Kunze e regia ancora di Polanski arrivò il musical, che si riappriopriò del titolo originale. Dalla prima a Vienna nel 1997, l’umorismo beffardo dell’Opera ha goduto di un successo planetario, rendendo iconica la figura del Conte Krolock. Le repliche del Pesti Magyar Szinhazdi Budapest costituiscono la decima stagione ungherese dello spettacolo, mentre la PS Productions di Edith Simon conduce trattative in Europa e altrove per soddisfare una domanda in crescita un po’ ovunque. Il segreto di tanto successo è sotto gli occhi di tutti e consiste nella ricchezza dei temi e nella totale, assoluta originalità del loro trattamento e messa in scena.

Il transessualismo di Herbert von Krolockil figlio del Conte (Gabor Jenel), viene configurato da Polanski non più nell’abusata chiave anticonformista (che aveva esaurientemente scandalizzato in altre opere del genere) ma come provocatoria alternativa alla categorizzazione etero/omosessuale (più rassicurante per le rispettive appartenenze di genere), opponendogli ciò che ne relativizza l’identità fondante; anziché proporre una polemica più o meno anti istituzionale, il pretesto si trasforma in una satira dei costumi “quali essi siano”.

Attraverso una carrellata di scoppiettanti situazioni comiche la problematicità dell’operazione si sublima in momenti sorprendenti quanto efficaci nel dissolverne la conflittualità, funzionale anch’essa,alla codificazione di unnuovo moralismo, quello si, istituzionale.

Lo stesso stile drammaturgico smaschera il sadomasochismo insito nel connubio vampiro/preda nel quale è evidente, quasi palpabile, l’erotismo tipico del rapporto carnefice/vittima, che è il propellente dalle danze in cui si conclama. Ma a Polanski evidentemente non basta; non gli interessasolo turbare, vuole di più, vuole far emergere il vampiro/succube che è in ogni uomo o donna e obbligarlo a mostrarsi e a farsi accettare nella sua alterità. Per questo, varie volte durante lo spettacolo, vampiri e mostri di vario genere salgono e scendono ghignando dal palcoscenico, sfiorando carezzevoli un pubblico sopraffatto dall’ebbrezza scenica che lo avvolge.

A ogni replica, tutte le sere puntualmente e molto prima della mezzanotte canonica, il rito si ripete grazie a una regia consapevoleche il teatro, con i suoi ingranaggi e nella sua essenza più intima, è suo complice. Tanto quanto il pubblico.

Non di solo erotismo si nutre lo spettacolo; non manca il risvolto sociale attraverso il rimando al vampirismo contemporaneo forzato, della finanza globale. Il compito di denunciarlo è affidato al personaggio di Sarah (Anna Torok) che denuncia quanto la brama di sicurezza economica travalichi ormai la vita emozionale e affettiva dell’umanità.

Perfino il crudele protagonista Krolock (Geza Egyhazi), riflettendo su quanto l’inestinguibile fame che lo tormenta lo abbia sempre portato a distruggere tutto ciò che ama, chiede agli astanti quanto siano diversi da lui, nel risucchiare tutto nelle viscere senza fondo di un’insaziabile, narcisistica, voracità.

Per quanto riguarda la musica la maggior parte dei brani proviene da precedenti opere di JimSteinman, tra queste il tema ricorrente del musical che è l’adattamento di Total Eclipse of the Heart,originariamente composta per MeatLoaf, poi diventata la hit milionaria di Bonnie Tyler, del 1983.

Applausi scanditi, prolungati, reclamano per tre volte l’uscita diattori e ballerini dal sorriso orripilante, che ringraziano riproponendo tre diversi frammenti di danze macabre, manco a dirlo, irresistibilmente contagiose.

- Photo credits:

La foto di copertina e quelle allegate sono state fornite dall’autore dell’articolo Vincenzo Basile


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