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Guttuso, Messina, Incorpora: la mostra a Linguaglossa (fino al 31 ottobre 2016)


Vale proprio la pena andarci: per le opere esposte, e per la città di Linguaglossa che davvero merita...
domenica 28 agosto 2016 , Inviato da Sergej - 6497 letture

Guttuso ok (è quello di Marta Marzotto e della Vucciria), Francesco Messina ok (è quello del cavallo della RAI), ma di Salvatore Incorpora nulla sapevamo - e la mostra ottimamente presenta un pugno significativo e importante di opere di Guttuso e di Messina, che da sole valgono la pena di andare a Linguaglossa - ma soprattutto, ora che le abbiamo viste, ci sono le opere di Incorpora. Gran bel segno - i caratteristici "piedoni" -, e l’impegno che non è più nella centralità degli artisti contemporanei. Uno soprattutto è un vero capolavoro, si intitola "Sogno" e raffigura una città sospesa nell’aria, avvolta in un lenzuolo/coperta, mentre sotto in primo piano avanzano tre chierichetti recanti due lanterne e un simbolo di fede e di morte.

La mostra è stata curata da Antonio D’Amico e da Vittorio Sgarbi.

(Ma mentre siete a Linguaglossa per questa davvero imperdibile mostra, visitate vi prego la città, che è dignitosissima, a partire dal duomo dedicato a Sant’Egidio con uno splendido soffitto a cassettoni ligneo del Settecento. Poco oltre la città, imperdibile la Pineta che sale fino all’Etna...)


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Guttuso, Incorpora, Messina

Presentazione della mostra

La mostra Guttuso / Incorpora / Messina. Inedite visioni ai piedi dell’Etna ha come protagonisti tre personalità dominanti dell’arte della seconda metà del Novecento: tre siciliani d’elezione, tre militanti in una società, come quella italiana del dopoguerra e poi del boom economico, che credeva negli ideali e che sperava, anche attraverso l’arte, di smuovere le coscienze e di parlare al potere precostituito con l’uso delle immagini.

Il percorso espositivo propone alcune opere significative di Renato Guttuso, Salvatore Incorpora e Francesco Messina per rilevarne la poetica in una logica fruttuosa di confronto e per dimostrare che, pur non avendo lavorato insieme, i tre artisti hanno cercato di interpretare il loro tempo con un sentire che li accomuna. Le Inedite visioni ai piedi dell’Etna sono un modo per scoprire da vicino la sintonia che le opere di Guttuso sprigionano accanto a quelle di Incorpora, l’uno siciliano di nascita, l’altro d’adozione, il primo nato in Sicilia ma trasferitosi a Roma, il secondo calabrese ma siciliano nell’anima e “linguaglossese” per tutta la vita. Entrambi però, allo stesso modo, orientati a raccontare le problematiche sociali, le vicende della cronaca nazionale e locale, entrambi affascinati dalla donna intesa come musa ispiratrice, dall’idillio della natura, dagli uomini e dalle loro vite.

Due poetiche che trovano un risvolto più pacato, classico, in chiave realista, nella scultura di Francesco Messina che nasce a Linguaglossa e la lascia sin da giovanissimo per non farvi più ritorno.

La mostra prende corpo attraverso un incontro serrato delle opere, accostate tra loro per suggellarne suggestioni e interpretazioni viscerali. Prende così forma un confronto fatto dai dipinti di Incorpora, mai esposti prima d’ora, dalle tele di Guttuso, provenienti da collezioni private e mai presentate in Sicilia, e da un nucleo di sculture di Messina che per la prima volta approdano nel museo a lui dedicato. Tre linguaggi e tre ideologie che si possono ammirare in un percorso che si snoda ai piedi dell’Etna, dove la poesia della pittura e della scultura suggella una visione corale.

Guttuso e Incorpora vivono l’arte come denuncia, intrisa di realismo puro, fondata sul desiderio che nulla deve cadere nell’oblio, dai valori civili alle intime passioni. Entrambi adoperano “colori aspri e violenti”, con i quali Guttuso si compiace di sottolineare il “valore drammatico ed evocativo”, come accade nell’Incendio alla Cancelleria Apostolica, in Stampa clandestina o nel Picchetto di sciopero alla Magona di Piombino, dove l’artista esegue una pittura di “cronaca” e denuncia.

Con Renato Guttuso, Incorpora condivide il ruolo primario dello sguardo dell’artista sul reale, ma laddove il palermitano segue la via del realismo anche nelle sue scelte stilistiche, il calabrese opta per una visione più lirica ed emotiva, tutta interiore. Il soggetto dei suoi dipinti e delle sue sculture è sempre tratto dalla realtà concreta del visibile o del vissuto personale, ma viene filtrato attraverso l’impeto interiore che viene dall’emozione del cuore o dalla lucida riflessione della testa. In tal modo, si pongono sullo stesso piano le rappresentazioni di temi condivisi dall’umanità (la guerra in Prigionieri costruiscono il ponte sull’Oder distrutto dai bombardamenti, gli scontri sociali neI moti di Reggio Calabria del 1971, la donna nelle Figure femminili su una poltrona) e quelle invece più private dove l’intimo ricordo prende il sopravvento sulla tela, come in Paesaggio(Vecchie case a Linguaglossa) e “Zappini” trainati dai buoi.

Francesco Messina, infine, si spinge alla radice del reale e lo trasfigura in vibrante e delicata poesia eliminando ogni esuberanza espressionistica: questo processo di distillazione formale si avverte nelle sculture esposte in mostra tanto nella raffinatezza dell’epidermide della Venere del Brenta, quanto nel contatto con la natura davanti alla quale l’artista rimane incantato per la semplicità dei Colombi e per la forza dirompente del Cavallo, e d’altronde sprigiona poesia anche il Ritratto di Salvatore Quasimodo, l’amico poeta al quale Messina dedica una scultura di grande raffinatezza plastica.


La mostra si è inaugurata il 2 luglio 2016 e prosegue fino al prossimo 31 ottobre presso il Museo Francesco Messina – Esposizione Permanente Salvatore Incorpora, sito in Piazza Annunziata, Linguaglossa (CT).

Orari d’apertura: da martedì a domenica, ore 10-13 e 17-20. INGRESSO GRATUITO. Per informazioni: tel. 095643874.



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