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“Guido Crepax: ritratto di un artista”

Viaggio nelle mostre estive di Palazzo Reale a Milano. 2° puntata
di Orazio Leotta - domenica 28 luglio 2013 - 8057 letture

Guido Crepax, milanese, scomparve il 31 luglio di dieci anni fa. Nel mese di luglio era anche nato, esattamente nel 1933, 80 anni fa. Crepax, noto per essere stato il creatore di “Valentina”, la Carta d\'identità di Valentina celebre “fumetto d’autore” ( o “graphic novel” come preferiscono dire i tanti anglofoni che poco alla volta insidiano e si insediano nel vocabolario della lingua italiana), in realtà fu anche grafico pubblicitario, scenografo di teatro, designer per oggetti di largo consumo, illustratore di libri e finanche di copertine di dischi.

Il Comune di Milano, in stretto contatto con l’archivio Crepax, espongono in uno spazio totale di circa 500 mq e per un totale di dieci sale, circa 100 pezzi, tavole originali, dell’enorme patrimonio di Crepax custodito nell’archivio che porta il suo nome. Non solo fumetto, ma anche moda, design, cinema, letteratura, musica, arte e fotografia. Certo Valentina, la fa da padrona: è l’unico personaggio di un fumetto con regolare carta d’identità, essendo stata fatta nascere il 25 dicembre del 1942. Di cognome fa Rosselli. Valentina riprodotta in stile Olympia di Manet Appare per la prima volta nel 1965, sulle pagine di Linus, all’età di 23 anni: capelli neri a caschetto - mutuati dall’ammirazione di Crepax per l’attrice americana Louise Brooks -, forme armoniosi, glutei perfetti, si divertiva a giocare coi desideri maschili senza appagarli mai. Lasciava intravedere, ma senza esplicite concessioni; ecco perché ebbe vita più lunga delle varie Zora la vampira, Jacula, Sukia o Vartàn che mostrando di più alla fine fecero sognare di meno. Valentina era donna autosufficiente (di mestiere faceva la fotografa), dunque una sorta di antesignana femminista perché aveva inteso che la vera liberazione della donna passava attraverso l’indipendenza economica; pur raggiungendo tuttavia il suo apice in pieni anni di contestazione femminile, non fu mai issata a paladina dell’intero movimento in quanto all’epoca ogni riferimento all’erotismo era sinonimo di accondiscendenza verso l’uomo e dunque servizio col fine ultimo di appagare l’egoismo del maschio.

Valentina, fumetto dopo fumetto, cresce, diventa madre, comincia ad avere qualche ruga finché nel 1995 Crepax decide di “lasciarla in pace”…. Valentina fu trasposta al cinema ma non fu un grande successo a dire il vero, nonostante una Demetra Hampton che più di ogni altra fisicamente poteva far ricordare l’originale. A posteriori diciamo che l’arte fumettistica di Crepax non necessitava la santificazione – talvolta la si ritiene un transito obbligato - del passaggio attraverso il cinema; non era poi neanche un compito facile per regista e sceneggiatore, perché, sia certi aspetti peculiari del fumetto in quanto tale che la personalità stessa di Valentina, fatta di luci e ombre, autosufficiente che non disdegna la nudità, veicolo di sogni ma anche foriera di contraddizioni tipiche del nostro vivere quotidiano, ne acuivano le difficoltà.

immagini del film ValentinaAvere letto Valentina, ha significato anche aver potuto, passo dopo passo, sfogliare un libro di storia e sul cambiamento di costumi : attraverso le sue vicende abbiamo assistito agli anni delle contestazioni, al periodo degli hyppies, all’LSD, all’evoluzione ( o involuzione) del mondo del lavoro, finanche agli scioperi e al terrorismo o per rimanere in tema di costume (…nel doppio significato del termine) alla necessità, talvolta eccessiva, dei tempi moderni di tenere, troppo, sott’occhio la linea…che può però sfociare, vero Valentina?, in problemi alimentari e di anoressia. Questo e tanto altro al Palazzo Reale di Milano (Appartamento di Riserva) fino al 15 settembre.


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