Sei all'interno di >> GiroBlog | Centro Studi Est Europa |

Guerra nel Caucaso: c’era da aspettarselo


Un conflitto bellico non nasce senza segnali di preavviso. La storia ancora una volta si ripete, purtroppo
lunedì 11 agosto 2008, di Emanuele G. - 354 letture

L’Occidente si apprestava a passare l’ennesima estate sonnacchiosa, magari vivacizzata dalle Olimpiadi di Pechino, quando lanci di agenzia hanno informato il vecchio continente che nel Caucaso era scoppiato un conflitto.

Come al solito le reazioni sono state di sorpresa. Sapete la classica sorpresa di prassi in concomitanza di eventi internazionali dalle caratteristiche straordinarie. La sorpresa nelle relazioni internazionali è spesso il miglior scusante per non ammettere le proprie colpe e perdere tempo. Poi capite i nomi di quelle regioni suonano medievali per noi occidentali morsi dalla tarantola della globalizzazione: Ossetia del Sud, Abkhazia, Inguscezia, Cecenia, Kabardino-Balkaria, Daghestan... Chi ci capisce è bravo...

Eppure ci si è dimenticati in fretta, in modo sospetto oserei dire, dell’assassino del giornalista di Radio Radicale Antonio Russo avvenuto a Tbilisi nel ottobre del 2000. Qualcosa deve pur significare questo delitto? Mica è stato ucciso per rubargli il portafoglio! Antonio Russo era lì perché voleva far capire all’Occidente sonnolento che la situazione del Caucaso stava volgendo verso dinamiche critiche, complesse e drammatiche. Un campanello d’allarme. Seguito da altri assassini di giornalisti come quello di Anna Politkovskaia della Novaja Gazeta di Mosca. Nonostante tutto si è preferito dormire e lasciare campo libero alla diplomazia dell’economia di mercato. Più redditizia e silenziosa.

In questo articolo voglio ricordare alcune questioni in riferimento al Caucaso capaci di spiegare il perché di quanto sta accadendo.

Una prima questione attiene alla funzionalità della regione. Il Caucaso gioca un ruolo fondamentale di frontiera fra diverse scenari geopolitici. Infatti è punto di cerniera della Russia con il mondo arabo. Oppure fra l’Europa balcanica con il centro dell’Asia. In breve un ponte strategico il cui controllo permette di avere un ruolo di assoluto protagonismo a livello internazionale.

Una questione che puntualmente viene riproposta è quella attinente alla componente etnica. E’ un’altra classica scusa per modellare la realtà a seconda dei propri interessi. Nel caso specifico dell’invasione della Georgia contro l’Ossetia del Sud non gioca nessun ruolo. Gli osseti non vogliono una repubblica autonoma su base etnica, ma semplicemente far parte della Federazione Russa in quanto si sentono russi ed hanno il passaporto russo.

Un altro livello di analisi è la tipologia dell’organizzazione territoriale che i russi al tempo dell’Unione Sovietica diedero alla regione. Iniziò Stalin nel 1921 con il progetto di creare uno stato federale composto da Russia, Ucraina, Bielorussia e una fantomatica Repubblica Transcaucasica che riuniva i territori del Caucaso. Progetto riveduto nel 1936 allorquando smembrò questa Repubblica Transcaucasica nelle tre entità principali conosciute. Ossia Georgia, Armenia e Azerbaijan. Naturalmente fu portata avanti una politica di trasferimento coatto di varie etnie in modo da aumentare la rivalità fra di loro per permettere a Mosca di governare la regione con relativa facilità.

Se ci fate caso la Russia non dispone più di un suo spazio vitale sul Mar Nero. Spazio vitale ridottosi ad appena un centinaio di chilometri di costa, mentre i principali porti militari si trovano in Ucraina. Obbligando Mosca a sottoscrivere accordi con la vicina Ucraina per forme di prestito dei suoi porti. Quindi capirete come mai la Russia non accetterà mai un’ulteriore riduzione della propria capacità strategica nel Mar Nero. A tal proposito vorrei ricordare che le richieste di adesione alla Nato da parte di Georgia e Ucraina sono ritenute da Mosca come un autentico attentato alla sicurezza nazionale della Russia.

Già da due anni è attivo l’oleodotto denominato Btc (cioé Baku-Tbilisi-Ceyhan) che porta il petrolio azero del Mar Caspio in Europa senza attraversare né la Russia né L’Iran. Contestualmente si sta progettando un gasdotto, denominato Nabucco, che avrà un tragitto analogo al Btc. Ciò comporta che l’importanza strategica della Russia nel settore della distribuzione delle materie prime energetiche esce ridimensionato, e di parecchio. E Mosca questo non lo può accettare. Allo stesso modo l’Europa vede in pericolo i suoi interessi strategici proprio perché è scoppiato questo conflitto.

Infine, forse la questione apparentemente meno importante, la presenza di due passaggi in territorio georgiano: il tunnel di Roki nell’Ossetia del Sud e la valle di Kodori in Abkhazia. Sono due vie di comunicazione strategiche per la sopravvivenza delle due succitate regioni. Non soltanto per l’approvvigionamento di merci e derrate, ma anche, e soprattutto, per i rifornimenti militari e il contrabbando. Due passaggi strategici per le comunicazioni nell’area. Con diverse vedute sui medesimi. La Georgia ha più volte spinto perché ci fossero dei controlli internazionali, ma Mosca ha ribadito che prima di tutto bisognerebbe verificare cosa arriva nei porti della Georgia (armamenti americani). Insomma, questioni territoriali che sono utilizzate da Mosca e Washington per alimentare una fase di conflittualità evidente nelle loro relazioni.

Siamo sicuri, dunque, che dobbiamo essere "sorpresi" per lo scoppio del conflitto fra la Georgia e la Russia? Qualche segnale era giunto a noi già da anni, ma non siamo stati capaci di decifrarlo. Oppure non abbiamo voluto?

Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -
Stampa Stampa Articolo
:.: Condividi

Bookmark and Share
:.: Articoli di questo autore
:.: Articoli di questa rubrica
:.: Articoli più recenti
Girodivite - Segnali dalle città invisibili è on-line dal 1994. Quotidiano telematico e cartaceo, registrazione presso il tribunale di Catania n.13/2004 del 14/05/2004. Redazione: via Antonino di Sangiuliano 147 - 95131 Catania. Contatti: giro@girodivite.it (mail max 200kb) ::: Puoi syndacare le nostre notizie attraverso il file backend.php (XML RSS 1.0 format). Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto le licenze Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike, che tutelano la possibilità di ripubblicarli, previa autorizzazione per fini commerciali.