Guelfi e Ghibellini


Tutti contro Report. Una lotta continua per la libertà di stampa
mercoledì 26 aprile 2017 , Inviato da Adriano Todaro - 469 letture

Quando penso a Guelfi, subito la mia mente pensa ai Ghibellini. Reminiscenze scolastiche, senza dubbio. Un po’ è causa, però, della mia mente bacata perché se mi viene in mente Bibì subito la mente corre a Bibò, se penso a Gianni ecco che il mio cervello va verso la ministra Pinotto e altri calembour. Molte volte, poi, i genitori sembra si accaniscano nei confronti dei figli e così che se uno si chiama di cognome Angeli ecco che di nome i genitori lo chiamano Angelo, se si chiama, sempre di cognome, Bruni, il nome non poteva essere che Bruno e Agnello non poteva che chiamarsi, di nome, Pasquale e via di seguito.

Poi ci sono i predestinati. Ad esempio uno che si chiama di cognome Guelfi poteva mai chiamarsi di nome Giacomo? Carletto? Ermenegildo? Ma no! Ci vuole un nome appropriato, un nome storico che suoni bene, che faccia rima ed ecco che ne esce Guelfo. Volete mettere, a scuola, quando si fa l’appello?

Il Guelfo di cui parliamo, a scuola non va da tempo. Classe 1945, di mestiere fa il consigliere Rai. Fareste peccato, però, pensare che sia stato messo lì dal toscano mai eletto. Infatti, Renzi, al tempo della nomina, era stato chiarissimo: “Non ricordo un’altra classe dirigente così, alla faccia della cerchia stretta. Sono i nomi migliori, si può dire tutto ma non che sono di stretta appartenenza al club renziano. Non sono nomi inventati tra Scandicci e Pontassieve”. Renzi aveva ragione. Il nostro Guelfo è di Pisa e vive a Fiesole. Da Scandicci a Fiesole ci sono ben 27 chilometri e da Pontassieve ben 16 chilometri.

E se non fa parte del “club renziano” perché mai amministra la nostra Rai? Per meriti? Per il curriculum? O perché proviene da Lotta continua? Andiamo con ordine. Intanto è un pubblicitario che ha fatto anche una campagna pubblicitaria per un autosalone di Firenze, mica cazzi eh. Ha seguito anche la comunicazione di Matteo Renzi nel 2009, quando l’attuale presidente del Consiglio si candidò alle amministrative di Firenze, ed Enrico Rossi alle elezioni regionali del 2010. È stato anche direttore creativo di Florence Multimedia, società in house della Provincia di Firenze, creata da Renzi.

Non si può certo dire, come si vede, che faccia parte del “club renziano”. Quando Enrico Rossi, oggi nemico di Renzi, diventa presidente della Regione Toscana, Guelfo Guelfi sarebbe dovuto diventare responsabile della comunicazione della Regione Toscana. Già gli avevano fatto vedere l’ufficio, dove avrebbe dovuto comunicare a tutto spiano e invece riducono le spese per la comunicazione dell’80 per cento e ahinoi, il povero Guelfo fa parte di quell’80 per cento e così gli tolgono l’ambita poltrona sotto il culo.

Ma si possono trattare così indegnamente i comunicatore in pectore? Ci rimane di un male, di un male che da buon rivoluzionario lo denuncia subito su Facebook. Una pensata mica da ridere perché io, ad esempio, non so usare Facebook. Se mi sbattono fuori dal consiglio del mio condominio, io come denunciò questa porcata? Che cosa faccio, stampo i vecchi manifesti? Faccio il volantinaggio in piazza? Metodi e strumenti vecchi, obsoleti.

Lui, invece, viene da lontano ed è andato lontano e sa usare i social. Viene da Lotta continua, ha scritto, ha elaborato pensieri alti, strategie vincenti e, infatti, il quotidiano Lotta continua, chiude. Sarà mica Guelfo che porta sfiga? Quando il suo amico Adriano Sofri è processato, il compagno Guelfo va in tribunale a difenderlo. Risultato: Sofri condannato definitivamente. E’ molto amico di babbo Tiziano. Risultato: babbo non è messo molto bene con la Consip. E amico anche di Sergio Staino. Risultato: Staino non ha più il posto di direttore dell’Unità.

Naturalmente sono solo coincidenze. Nella Rai ci sta dall’agosto 2005. Ci sta bene. Come si usa dire “è a tetto”. Per anni non ha mai dato fastidio a nessuno ma negli ultimi tempi si è improvvisamente ridestato. E’ andato a rileggersi le campagne che ha fatto Lotta continua per la libertà di stampa, le battaglie a fianco di “Straccio” Paolo Liguori, di Roberto Briglia, Toni Capuozzo, Paolo Mieli, Giampiero Mughini, Carlo Panella, Ferrara e altri e ha deciso: Report è una merdaccia che deve chiudere.

Grande pensata di un Guelfo che non guarda in faccia a nessuno, che non ama il potere, che è distante da Pontassieve ben 16 chilometri. Insomma, un Guelfo d’annata che si è incazzato come una biscia in calore per alcune inchieste di Report soprattutto quella sull’Unità e il padrone Pessina.

Ci rimane un grosso dubbio. Se Guelfo è un Guelfo nel senso che fa parte dei Guelfi, a Report sono forse Ghibellini? E ancora: Guelfo è un Guelfo “nero” o “bianco”? Sta con il papa o con l’imperatore? Quesito da togliere il sonno.

Insomma, c’è un po’ di confusione e apprensione ma siamo certi che il nostro contemporaneo Guelfo Guelfi saprà, come sempre, schierarsi dalla parte dei più deboli, dalla parte degli oppressi, contro lo strapotere di Report e il suo giornalismo d’accatto e non verrà mandato in esilio.

Se proprio perderà questa battaglia potrà sempre rifarsi all’Unità o nel lanciare la pubblicità di qualche salone automobilistico. I Guelfi – come risaputo – si spezzano ma non si piegano. Un so’ mica ghibellini, ovvia.


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