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Graziella di Ercole Patti

Il romanzo inizia con l’inquadratura del protagonista maschile, Giuseppe Laganà, Sin dalla prima pagina si riesce ad avvertire l’umore di Giuseppe nei confronti della sua condizione di convittore; termini precisi che non lasciano spazio a dubbi...

di Beatrice - venerdì 3 novembre 2006 - 10395 letture

GRAZIELLA di Ercole Patti
La Lolita siciliana e la seduzione del proibito

Il romanzo inizia con l’inquadratura del protagonista maschile, Giuseppe Laganà.
Si apre un quadro di una Catania del 1919 quanto mai dettagliato, che si dipinge agli occhi del lettore man mano che si seguono i movimenti dei ragazzi compagni di Giuseppe e dello stesso protagonista mentre fanno un’usuale passeggiata dal Convitto del Collegio Stesicoro fino alla Villa Bellini.
Indugiando sul percorso il lettore riesce con la mente quasi a visitare quelle strade:

“Erano usciti dal grande portone di un vecchio palazzo gentilizio in Piazza Duca di Genova tra gli archi della marina e il museo Biscari; questo palazzo alquanto in rovina era la sede del collegio...
I convittori fra uno sventolio di penne di cappone avevano percorso via Landolina, erano passati davanti al Teatro Massimo Bellini, avevano imboccato la via Lincoln e lungo la via Etnea si dirigevano verso la Villa.”


Sin dalla prima pagina si riesce ad avvertire l’umore di Giuseppe nei confronti della sua condizione di convittore; termini precisi che non lasciano spazio a dubbi, qualificano il convitto come un luogo di costrizione i cui dormitori sono pieni di “nudi lettini”. Immagini inequivocabili si mostrano nella descrizione del palazzo sede del collegio “dai soffitti alti e dipinti e dalle pareti scrostate”.
In questa introduzione breve e significativa ci appare Giuseppe, che ancora undicenne si ribella con tutto il coraggio di chi soffre intensamente di una condizione che trova inspiegabilmente assurda, come si evince dalle parole che seguono:

“Subiva il collegio come una ingiusta prigione che gli veniva inflitta senza che lui avesse commesso nessun reato. La disperazione di Giuseppe nel vedersi ancora rinchiuso nel tetro palazzetto presso gli archi della marina gli fece pensare persino alla morte; forse era meglio morire anziché vivere in quella prigione;...”


È così che durante la passeggiata usuale, scappa per rifugiarsi a casa nel suo “lettino”. Tutto quello che si svolge fuori dal convitto è un alito di libertà, dal “lampionario” che svolge il suo lavoro sulle strade “ai cari rumori di Catania”, rumori di “ragazzi liberi che correvano per le strade”.
E ancora si accentua il senso di angoscia di prigionia provato dal protagonista nell’uso di aggettivi che descrivono la freddezza dell’alloggio nello squallido risveglio mattutino:

“La mattina il risveglio era straziante. Il lettino privo di qualsiasi intimità poggiava i suoi piedi di ferro sull’ampio e freddo pavimento; a pochi passi si risvegliava nel suo lettino un ragazzo estraneo e un altro ragazzo estraneo si muoveva dall’altro lato... Tutte queste cose gli davano il senso della solitudine nel mondo, della mancanza di libertà e di affetti...”


Questo senso di oppressione provato nel tempo della sua condizione da convittore non lo abbandonerà mai, nemmeno a quarant’anni quando ormai cosciente e padrone della propria vita, gli capita ancora di sognare di essere messo in collegio dal padre.

Ercole Patti in un primo capitolo brevissimo è riuscito a descrivere e ad incidere nel lettore le emozioni e le sensazioni provate dal personaggio durante l’infanzia, le quali hanno un valore assoluto per ben delineare la personalità nonché l’atmosfera culturale che si respira in quegl’anni.

Il passaggio alla libertà per il giovane Giuseppe è graduale; il padre si decide a toglierlo dal collegio per farlo studiare al Ginnasio-Liceo Cutelli. Anche qui l’umore di Giuseppe, se pure non paragonabile all’angoscia del collegio, è intriso di malinconia:

“Quel senso di diradato e di vuoto che c’era nelle aule e nei corridoi sui quali aleggiava la paura delle bocciature e della scoperta delle assenze facevano venire la tremarella...”.


Di questi anni rimangono impresse nella mente del protagonista le aule del Liceo “dai vetri polverosi” e i ritratti dei compagni che per lo piu’ non incontro’ da adulto.

Il libro nella prima parte si dedica interamente nel raccontare e con l’ottimo stile del Patti, anche nel rendere partecipe emozionando il lettore che segue il percorso di crescita di Giuseppe.

Nel suo primo vero approccio con il sesso in una mattina non programmata, spinto dall’intraprendenza di una prostituta, Giuseppe non ancora tredicenne, prova per la prima volta il gusto del proibito:

“...quella complicità in quel trucco per ingannare le guardie li turbava ancora di più e rendeva più interessante il fatto che quella donna grande della stessa età della loro mamma avrebbe fatto all’amore con loro.”


L’esperienza viene condivisa insieme all’amico Alfredo con cui si era deciso di marinare la scuola quella mattina.
Finalmente il protagonista libero anche dall’ultima prigione che lo tiene, ossia il Liceo Cutelli, in cui viene bocciato per le numerose assenze, si trova a prendere lezioni private a casa del professore Favazza, in una vecchia casa di via Teatro Massimo.
Questa strada e questo palazzo fanno da scenario all’esperienza centrale che lega poi il resto del romanzo.
È al piano di sotto all’appartamento del professore Favazza, che vive un funzionario alla provincia con le sue due figlie: la minore è Caterina.

Il personaggio di Caterina quattordicenne ci appare splendido nel suo duplice aspetto di casta innocenza e di maliziosa seduzione.
Con Giuseppe intreccia una storia adolescenziale fatta di sguardi seducenti, baci fuggenti e proibiti e carezze appena accennate.
Coinvolgente anche qui l’autore che descrive la tenera ed erotica storia dei due adolescenti:

“Caterina gli era davanti libera con la sua vestina rosa. Lei lo tirò per la mano; si trovarono abbracciati. Giuseppe sentiva il corpo della ragazza che aderiva a lui, le piccole mammelle di lei premevano sul suo petto, la guancia calda appoggiata alla sua, l’odore del vestitino e del corpo di lei che sapeva di violetta, i capelli fini fini, la pressione del piccolo orecchino d’oro di lei sulla guancia.
Dopo di essere rimasti per un poco in quella posizione Caterina girò piano il capo e Giuseppe si trovò con le labbra di lei che sapevano vagamente di cioccolata sulle sue.”


Il racconto si avvia dalla tenera storia adolescenziale di Giuseppe e Caterina alla seconda parte del romanzo in cui i personaggi, ormai adulti, si rincontrano e ritrovano l’eros perduto intrecciando una relazione amorosa; relazione che dopo una prima scintilla di passione, si trasforma via via in una storia d’amore e di pacata abitudine.
Caterina incontra Giuseppe che dopo anni di vita a Milano rientra a Catania per la morte del padre.
Giuseppe è un uomo navigato che da buon provinciale borghese ha coronato il suo sogno di emancipazione; Caterina da buona donna siciliana e borghese, si è sposata convenientemente ad un commerciante, esaudendo le aspettative benpensanti dell’epoca.
Il loro incontro dona nuove emozioni:

“Giuseppe riconobbe in lei la ragazzina che gli apriva trepidando la porta sul pianerottolo di via Teatro Massimo...
Ma al cuore navigato del trentacinquenne scaltrito e inaridito dalle avventure con le commesse e le operaie milanesi quel corpo e quegli occhi non provocano più l’emozione e il tremito di una volta, ma piuttosto il desiderio vivo e calmo di cogliere finalmente e tangibilmente il frutto maturo di quell’ingenuo e impacciato amore dell’adolescenza.”


Diventano inevitabilmente amanti e per anni vivono l’amore clandestino e adultero fino alla vedovanza di Caterina, che la rende libera da ogni vincolo.
È qui che si colloca Graziella figlia adolescente di Caterina. Quello che Graziella compie è un vero e proprio percorso di erotismo e seduzione nei confronti di Giuseppe.
Le armi che utilizza sono quelle di un’adolescente che gioca a mascherare la propria malizia attuando un sottile e insinuante progetto di ammaliamento, reso ancora più accattivante da quel gusto del proibito già ben noto a Giuseppe:

“Un giorno che Caterina era uscita per andare dalla madre lui era sul divano della stanza da pranzo leggendo un libro. Graziella gli si era andata a sedere accanto con un giornaletto poi si era sfilate le scarpe e si era allungata sul divano poggiandogli le gambe addosso; lui sentiva quelle gambe che di tanto in tanto si muovevano. Ad un tratto come per cercare una posizione più comoda lei appoggiò i piedi scalzi contro la gamba di lui.
Giuseppe sentiva attraverso i pantaloni i piedini della ragazza che armeggiavano.
Graziella continuava a leggere; lui quasi non volendolo fare poggiò una mano sul ginocchio nudo di lei, con gli occhi fissi sul libro. Graziella si mosse scivolò giù in modo che la mano di Giuseppe senza volere si trovò sulla coscia di lei...”


Lentamente l’artificio, la concupiscenza di Graziella si impadroniscono di lui fino a renderlo incapace di fermare il gioco; il desiderio lo rende attivo e da sedotto si trasforma in seduttore:

“Ormai Giuseppe non poteva più fare a meno di Graziella. Il desiderio di lei era così forte da spingerlo alle imprese più assurde e pericolose...
La ragazza dormiva; lui come guidato dal demonio con infinita cautela la scopriva, le sbottonava il pigiama e passava la mano leggerissimamente sul corpo nudo,...”.


La relazione diventa reale, i due sono amanti fino all’inevitabile conseguenza che li porta a far scoprire la tresca a Caterina.
La disperazione, il disgusto, l’oscenità della scoperta tolgono ogni dignità al personaggio di Caterina. Ogni tabù è stato infranto e non si è più capaci di ristabilire l’equilibrio e l’armonia di una ‘normale’ famiglia che agli occhi di Caterina si era costruita.
Arriva inesorabile la distruzione: Giuseppe si sente oppresso dalle due donne, un senso di repulsione si impadronisce di lui e il piacere e il vizio si dirigono verso l’amica di Graziella, Rosina.
In lei Giuseppe trova una nuova freschezza, che non può più dargli la storia corrosa con Graziella.

Il romanzo si focalizza sui vizi e le corruzioni di una società borghese e ne rende perfettamente l’idea.
Graziella è una ‘Lolita’ in piena regola; figura reale e ideale di un mondo benpensante in cui il proibito equivale al non-detto.
Il rapporto fra Graziella e Giuseppe diventa ‘totemico’: vicendevolmente i personaggi incarnano il ‘totem’ l’uno per l’altra; ed è in questa prospettiva psicologica che si inserisce quel gusto irresistibile del proibito che porta ad infrangere ogni tabù.

Apprezzatissimo lo stile di Ercole Patti: leggero, lineare, non lascia annoiare il lettore; diretto a dare le immagini necessarie per rendere il romanzo essenziale con un carattere anticonformista che mette a nudo i pensieri più intimi di un ceto borghese. Ispirato al libro esce nel 1973 un film dal titolo “La seduzione”, che si inserisce nel gusto dei film erotici dell’epoca.


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