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Grande successo della seconda edizione di Avamposto Maniace

Tutta dedicata alle opere prime e seconde di registi emergenti, ha visto uno straordinario e crescente successo di pubblico.
di Giuseppe Artino Innaria - martedì 27 luglio 2010 - 2811 letture

La vita culturale a Siracusa non è di certo esaltante.

avamposto maniace bis Così corre l’obbligo di segnalare ed incoraggiare quelle iniziative, finora assai poche, di qualità, che lo sforzo di qualche volenteroso (in questo caso l’Associazione SA.LI.RO’, ed in particolare, la regista di origine aretusea Lisa Romano, apprezzata autrice del noir al femminile “Se chiudi gli occhi”) riesce a realizzare in una città con un presente da riportare all’altezza della sua storia e della sua tradizione.

La seconda edizione della rassegna cinematografica “Avamposto Maniace – L’avamposto del cinema italiano a Siracusa” si è svolta da 18 al 23 luglio 2010 nel contesto suggestivo dell’Antico Mercato di Ortigia.

Tutta dedicata alle opere prime e seconde di registi emergenti, ha visto uno straordinario e crescente successo di pubblico.

Merito della qualità dei film, tutti di buona fattura, ad attestare lo stato di buona salute del nostro cinema giovane, a dispetto del disfattismo imperante.

Interessanti pure i temi al centro delle opere cinematografiche proiettate, specchio dei conflitti e dei disagi che travagliano la società italiana.

Innanzitutto, la difficile convivenza con lo straniero.

“La cosa giusta” si è rivelata una commedia poliziesca gradevole, magistralmente costruita da Marco Campogiani intorno ad un trio di attori di rara bravura, come Ennio Fantaschini, Paolo Briguglia e Ahmed Hafiene.

“Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio” è la trasposizione cinematografica del romanzo omonimo dello scrittore algerino, residente in Italia, Amara Lakhous: in un condominio multietnico di Roma, la difficile convivenza di diverse identita sfocia dapprima in un presunto omicidio, poi in una falsa autoincriminazione, infine in una ritrovata solidarietà tra i condomini. L’opera prima di Isotta Toso non appare, tuttavia, del tutto riuscita, specie nei dialoghi, mentre la coralità della personaggi non è sempre adeguatamente padroneggiata.

“Good Morning Aman” è forse la pellicola più originale. Indaga con occhio minimalista il legame di amicizia tra due malati di insonnia, Aman, adolescente somalo sfuggito alla guerra civile del suo paese, inguaribile sognatore, e Teodoro, ex pugile, paralizzato dal male di vivere. Senz’altro un debutto di eccellenza nell’arte di narrare per immagini del regista Claudio Noce.

La seconda metà della programmazione ha esplorato, invece, senza reticenze, la materia viva delle relazioni familiari.

“La strategia degli affetti” è il racconto freddo, distaccato, oggettivo del difficile rapporto di un adolescente con le due figure genitoriali, in una famiglia dell’alta borghesia di oggi. Con un acume fuori dal comune, Dodo Fiori descrive l’angustia di un’educazione materna troppo protettiva e castrante, e di un padre che si mostra solo preoccupato a trasmettere al figlio l’amoralità rapace che gli ha consentito di arricchirsi. Il film è una sottile denuncia degli esiti poco edificanti di una istituzione familiare in cui la povertà di valori, diversi da quelli del denaro, è capace di guastare anche le apparenti manifestazioni di solidarietà umana verso gli estranei.

“18 anni dopo” è una brillante miscela di commedia e dramma, in cui Edoardo Leo riesce ad affrontare con leggerezza e sensibilità il delicato viaggio di due fratelli, divisi da una tragedia familiare, verso la riconciliazione.

Ne “Il compleanno”, infine, il leit-motiv familiare si iincrocia con il tabù dell’omosessualità. il dramma sentimentale è reso da Marco Filiberti con un apprezzabile esercizio di stile, che sconta tuttavia il grande limite del nostro cinema in questo momento, ben confenzionato ma ancora un gradino sotto il vero cinema d’autore.

In conclusione, che dire?

Visto l’entusiasmo che ha saputo suscitare, c’è solo da augurarsi lunga vita ad Avamposto Maniace!


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