Teodoro non esce mai la sera, da tre anni (un po’ come la Giulia di Giuseppe Piccioni). Aman invece sta tutto il giorno in giro, tra un mezzo lavoro presso un autosalone dove si occupa di tenere pulite le vetture in vendita e le chiacchiere per strada con Said che invece ha deciso di lasciare Roma e partire alla volta di Londra. Per strada Aman ha anche incontrato una ragazza che però gli sfugge sempre, presa anche lei da mezzi lavori e falsi impegni. Come le due facce di una stessa medaglia Teodoro e Aman sono entrambe persone al margine della stessa società: un ex pugile che da quella società si è disintegrato e un immigrato somalo perfettamente integrato ma in cerca della propria identità.
Good Morning Aman è il primo lungometraggio del giovane regista Claudio Noce, apprezzato autore di corti e documentari, che esordisce al cinema con un film difficile, una storia sull’integrazione delle seconda generazione di immigrati residenti in Italia, ma anche un’intensa riflessione sull’identità problematica di chi dalla società si è (o è stato) estromesso e l’ha finita rinchiudendosi dentro una gabbia di solitudine e sonniferi a contemplare un quadro comprato da un televenditore. Da un lato le difficoltà di chi si è giocato tutto e sull’orlo del baratro trova le ultime monete per fare un’altra puntata, presumibilmente l’ultima. Dall’altro la smania acerba di volere rischiare subito senza troppi calcoli, affidando al caso e agli incontri le proprie possibilità nella speranza che vada tutto bene.
Un incedere narrativo un po’ lento sostenuto da un approccio visivo frenetico ma formalmente curato (la camera a spalla segue e avvolge i protagonisti della vicenda marcandoli da vicino per quasi tutta la durata del film) rappresenta la cifra stilistica di Claudio Noce che alterna momenti diegeticamente coerenti a flashback mentali e flussi di pensiero del giovane Aman. Un emaciato e cupo Mastrandrea nel ruolo del pugile dal passato grigio e tormentato risponde bene alla chiamata del regista che pur concedendogli qualche battuta delle sue lo veste di nuovi abiti, ben diversi da quelli sgargianti che normalmente il pubblico è abituato a vedergli addosso.
Un’altra impresa produttiva all’italiana, tanta fatica per realizzare un progetto che ha visto Valerio Mastrandrea impegnato anche come co-produttore dell’ultimo minuto e i soliti dubbi che accompagnano l’opera prima di un autore esordiente (molto valido), con la speranza che lo sforzo venga ripagato dall’interesse del pubblico. Il film, distribuito in trenta copie in tutta Italia da Cinecittà Luce sarà al cinema da venerdì 13 novembre.