Il mare italiano è un po’ meno sporco, ma ha la febbre alta: 4 su 5 i punti campionati senza inquinamento apprezzabile, temperature dell’acqua fino a 2 gradi sopra la media stagionale, con picchi di 33 gradi...
Il mare italiano è un po’ meno sporco, ma ha la febbre alta: 4 su 5 i punti campionati senza inquinamento apprezzabile, temperature dell’acqua fino a 2 gradi sopra la media stagionale, con picchi di 33 gradi. Aumenta inoltre l’inquinamento alle foci dei fiumi, con il 67% dei campioni inquinati o gravemente inquinati. Tanti gli ecomostri da abbattere o da scongiurare, molti fortunatamente anche i lembi di costa tutelati e le località che scelgono il binomio ambiente-turismo. Questo il bilancio della ventunesima edizione di Goletta Verde presentato da Legambiente.
Catholica (nella foto) e Pietro Micca, le due barche storiche di Goletta Verde che quest’anno hanno fatto tappa in 51 località; è rientrata anche la Chicaboba Magnum, che ha veleggiato lungo le coste del Mediterraneo.
“La situazione del mare è tutto sommato buona se ci si riferisce ai parametri della balneazione”, ha spiegato Lucia Venturi componente della segreteria nazionale di Legambiente; “la depurazione, di fatto, è migliorata negli anni, e per questo è diminuita la presenza dei batteri di origine fecale. In diversi casi - ha aggiunto l’esponente di Legambiente - la siccità degli ultimi mesi ha giocato a favore della qualità del mare, lasciando in secca i fiumi che sono il principale vettore di inquinamento”.
Ma il mare sta subendo preoccupanti mutamenti climatici “legati all’uso sempre più massiccio di combustibili fossili e all’ancora scarsa applicazione del Protocollo di Kyoto”. E l’innalzamento della temperatura contribuisce alla “proliferazione di specie aliene come molte alghe anche tossiche”. Come l’Ostreopsis ovata, che ha fatto scattare il divieto di balneazione su chilometri e chilometri di costa tirrenica. Proprio questo aumento generale delle temperature è all’origine dell’invasione delle meduse, comparse da luglio in Liguria, Sicilia e Sardegna, e della tropicalizzazione, un fenomeno che non incide tanto sull’inquinamento microbiologico ma stravolge gli ecosistemi portando specie tropicali a colonizzare il Mediterraneo.
E’ il caso “dell’alga tossica” giunta lungo i litorali di Liguria, Sicilia, Lazio con le acque di zavorra delle navi cisterna prelevate in mari tropicali e scaricate nei nostri porti; o “della vongola delle Filippine, originaria del Pacifico e introdotta per motivi commerciali nella Laguna di Venezia nel 1983”, ormai diventata specie comune; delle “alghe esotiche caulerpa taxifolia e racimosa” che minacciano le praterie di posidonia oceanica; o del “pesce pappagallo” che da Lampedusa si sta spingendo verso le Eolie; della “donzella pavonia, che fino a una quindicina di anni fa era confinata a sud della Sardegna e della Campania” e ora si osserva con facilità anche all’Elba e in Liguria; o del “pesce serra, delle aguglie imperiali e delle lampughe”, segnalate ormai abitualmente nelle acque dell’Alto Tirreno.
Si tratta, in sostanza, di una progressiva meridionalizzazione dei mari italiani che produce cambiamenti di cui è difficile prevedere sviluppi e conseguenze, e che vanno attentamente monitorati perché incidono in profondità sull’intero ecosistema.
Sul podio delle Regioni con il mare più pulito, il primo posto spetta alla Toscana, che su 54 punti campionati ne può vantare 94,4% in perfetta regola, seguita da Marche (88,2%), Basilicata e Molise a pari merito (87,5%). Ultimo in classifica il Friuli, che raggiunge solo un 53,8% di campioni puliti.
Molte le bandiere nere legate all’abusivismo edilizio. Dal club di Scannella (Ischia) al villaggio turistico “Il Minareto” (Siracusa), dai propositi di cementificazione di Marinella al diluvio di secondo case nel parco del Delta Po, dal progetto del mega-villaggio “Europaradiso” a Crotone all’albergo di Cala Granu a Porto Cervo (Arzachena). Sono 3.359 le infrazioni accertate sul demanio marittimo nel 2005. In testa la Campania con 623 infrazioni accertate, seguita da Sicilia (622), Calabria (538) e Puglia (494). Sul fronte dell’erosione, sui 3.950 chilometri di spiagge italiane ben 1.661 stanno retrocedendo.