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Gogna


Utilizzata nel lontano Medioevo, troverebbe facile applicazione ai giorni nostri, creando solo qualche problema di prenotazioni per il suo utilizzo.
mercoledì 1 settembre 2010, di Piero Buscemi - 464 letture

Era allestita nelle piazze adibite ai mercati. Il condannato era bloccato per la testa e per i piedi attraverso assi, che assemblate tra loro, attraverso due semi fori conteneva i piedi e la testa del prigioniero.

La scenografia della gogna era completata da un cartello, che veniva appeso al collo del criminale, e che riportava la natura del delitto commesso e la pena inflitta. L’intento, al di là della condanna, era di mettere il prigioniero alla berlina del popolo, che agevolato da quella trappola, poteva materialmente e fisicamente rivendicare la propria onestà nei confronti di atteggiamenti scorretti, dannosi al senso civile del vivere.

La fantasia e perversità della gente non aveva limiti di sorta: dallo sterco che imbrattava i capelli della vittima, alle torce usate per ustionare le estremità bloccate dal marchingegno, al sale introdotto nelle ferite che il malfattore si era già procurato durante gli interrogatori dei boia; fino ad un apparentemente più innocuo solletico.

L’origine del nome stesso di questa particolare pena corporale sembrerebbe derivare dal termine “vergogna”, privato del prefisso e i metodi utilizzati per la sua messa in pratica rispecchiano le finalità che hanno indotto alla sua invenzione.

Oggi apparirebbe anacronistica, sia per il concetto di medioevale che spesso è accostato a “barbaro” o “disumano”, sia per quella ipocrisia innata dell’uomo moderno di riempirsi la bocca di senso civico e rispetto per le regole.

Regole spesso, coniate a proprio uso e vantaggio, dove il sottile confine tra lecito e ver-gognoso non si riesce più distinguere. Regole che non hanno impedito di arricchire questi tempi moderni di altri delitti contro l’umanità, con i quali donne e troppo spesso bambini hanno pagato le storture e le contraddizioni di un’evoluzione al progresso spinta da un’involuzione del più semplice rispetto verso la vita.

La troppa sufficienza nell’affrontare certi problemi, nella scelta delle persone a rivestire cariche forse non del tutto meritate, della serietà nei controlli da parte di chi ha l’obbligo di garantire efficienza e correttezza piuttosto che ostentare un inutile garantismo, ha contribuito a riempire le pagine dei quotidiani di cronache assurde.

Gli esempi da citare sarebbero migliaia, con i crimini contro il patrimonio, la società civile e purtroppo, il diritto alla salute. Ma la cultura popolare, mai del tutto libera veramente, è stata spesso manipolata e indirizzata verso eventi che creano maggiori reazioni alla suscettibilità e alla sensibilità personale. Questi eventi più ridondanti e sapientemente enfatizzati che hanno provocato lo sgomento dell’opinione pubblica, ma sempre più spesso, una pericolosa indifferenza.

Davanti alle notizie su politici, escort a pagamento, tangenti, voti truccati, appalti pilotati, protezioni civili anti-allarmismo, promesse di ricostruzioni sommarie, magistrati ghettizzati, scrittori esposti al fuoco nemico, bambini venduti alla perversione degli adulti, donne stuprate e non solo fisicamente, lavoratori licenziati e morti sospette nelle corsie d’ospedale. Davanti a tutto questo, ma anche di centinaia di altre ver-gognose espressioni del senso “civile” del terzo millennio, troverebbe una sempre valida giustificazione il ripristino della gogna oscurantista.

Da siciliani, ci permettiamo di fare i primi due nomi da suggerire per il suo reintegro nelle piazze di mercato. I primi due che ci sono venuti in mente, autori di un reato che non spetta a noi giudicare se peggiore o meno grave di tanti altri commessi in Sicilia, i due medici del Policlinico di Messina che ci piacerebbe vedere legati alla gogna sulla piazzetta antistante l’entrata dell’ospedale con la gente di passaggio, pronta ad elargire “riconoscenza” al loro folle gesto: Vincenzo Benedetto e Antonio De Vivo.

Due nomi che abbiamo volutamente scritto in grassetto, perché l’alzheimer è la malattia del secolo, e colpisce spesso associata alla distrazione.

Il resto della lista, ancora una volta, lo lasciamo compilare ai lettori.

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