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Globalizzazione: pochi ricchi, troppi poveri

Cos’è la globalizzazione, in cosa consiste? Si può toccare con mano oppure è una definizione astratta?

di Laura Giannini - lunedì 26 gennaio 2004 - 9072 letture

Cos’è la globalizzazione, in cosa consiste? Si può toccare con mano oppure è una definizione astratta? Per alcuni è soltanto il nome che diamo al colonialismo, mischiato all’internazionalismo, alla modernizzazione e all’imperialismo che, purtroppo, non è mai finito.

Per altri, invece, è una proiezione fantastica che diventerà reale. Una sorta di maledizione: se il mondo continuerà ad avere una condotta di vita piena di consumi sfrenati, a non equilibrare là dove c’è da equilibrare, si andrà incontro alla globalizzazione. Per altri ancora rappresenta un tipo di politica, soprattutto economica e commerciale, capace di garantire grandi guadagni immediati, ma insicuri. Senza dubbio, nessuno avrà da ridire se faccio riferimento a un esempio pratico. Definisco globalizzazione la moda, il correre dietro alle firme, l’ostentanzione dei consumi materiali e superflui (abbigliamento, accessori, calzature, etc...,) che, probabilmente, ci fanno sembrare migliori o superiori a qualcun altro.

E’ globalizzazione la febbre di borsa, che permette guadagni improvvisi quanto effimeri, basati sul consumismo e per questo legati al bisogno di evitare crisi di sovrapproduzione: meglio rottamare che riciclare, comprare "ex novo" che sostituire. E il mondo soffoca di rifiuti, l’ambiente è malsano e pericolosamente inquinato, ma la logica di mercato diventa logica di sopravvivenza. I grandi nomi si sono impossessati della collettività, la manipolano come vogliono e trasformano gli individui in consumatori dipendenti. Se uno non si ritrova nella dottrina dei no- global,significa che predilige le scarpe dell’Adidas o di Prada, che fuma Trussardi o Philip Morris, che indossa vestiti di Versace o di Valentino, che adora mangiare al Mcdonald’s o a Spizzico, che trascorre il fine settimana, da solo o assieme alla famiglia, in uno di quei grandi centri commerciali.

Sicuramente, alla gran parte di noi il mondo delle firme, il mondo della finzione non sembra affatto crudele,ma, al contrario, un mondo vivo, in qualche modo ricco, dove vale la pena abitare. Altrimenti non si spiegherebbe un così vasto successo delle multinazionali, della loro logica del "vendere a tutti i costi" e della globalizzazione, incapace, però, di risolvere la povertà, il mancato sviluppo del sud del mondo, la sofferenza, la violenza e l’ingiustizia. Molte industrie a livello internazionale, infatti, ottengono enormi profitti anche in virtù del fatto che le loro merci sono prodotte nei paesi del Terzo e Quarto mondo, a costi bassissimi, immorali e indegni, dove non si conoscono ne’ i diritti, ne’ l’umanità, ne’ la solidarietà. Basti pensare ai palloni Nike, che qualche anno fa fecero scandalo, perchè prodotti da bambini sfruttati sotto il limite minimo di età lavorativa. A coloro che sono fedeli amanti della linea di abbigliamento, di accessori, di scarpe "United Colors of Benetton", bisognerebbe ricordare che anche questa industria non è del tutto estranea al giro della globalizzazione. Se non ricordo male, infatti, tempo fa anche la Benetton finì sotto accusa per sfruttamento minorile. Allora, come mai si continuano a fare campagne pubblicitarie in cui confluiscono persone dal colore della pelle nero, bianco, giallo, con gli occhi azzurri, marroni, verdi, a mandorla, stretti, lunghi, ecc... se poi non si ha nemmeno il coraggio di garantire loro il diritto almeno alla sussistenza?

Tutto questo ha causato l’aumento del debito estero, il mancato progresso di industrie, di tecnologie, la continua subordinazione agli stati potenti.

Ma su cosa si basa la globalizzazione? Il suo propellente è il denaro. E un ottimo modo è la guerra. I conflitti sono sempre serviti per rimettere in movimento il capitale, per conquistare altri mercati, per entrare in possesso delle risorse altrui. E qui entra in gioco l’incorenza della globalizzazione, che viene studiata come un sistema per far circolare il denaro attraverso il progresso e la pace, ma di fatto avviene altro. Lo vediamo dal bagno di sangue che prosegue sia in nome del Corano sia in nome della Bibbia,e che, in verità, nasconde gli interessi dei gruppi capitalistici statunitensi.

Cosa bisogna fare per avvicinarci a una società più giusta, più leale, soprattutto verso coloro che avrebbero necessità di essere aiutati? Per renderci conto che siamo tutti quanti figli di uno stesso Dio? Se i potenti cominciassero a stringere le mani vuote delle povera gente, di quelli che non hanno niente da dare e tutto da prendere, si potrebbe cominciare un cammino diverso per un mondo diverso. Un mondo che non persegua in maniera esasperata la dottrina della globalizzazione e del consumismo.

Non esiste un Dio soltanto per accogliere le preghiere, ma esiste un Dio anche delle soluzioni pacifiche, del dialogo, del rifiuto della guerra, in questi tempi di "adorazione del vitello d’oro", dei missili,delle bombe, delle mine, del "cattivismo esasperato". Esiste un Dio dell’altruismo, della generosità, della rinuncia e del sacrificio. Se deve esistere una globalizzazione, dev’essere una globalizzazione dei diritti. Dobbiamo essere cittadini del mondo,pienamente, e non tifare per le "piccole patrie",sempre quelle vincenti. Non ci deve più essere nemmeno quel persistente divario economico tra paesi industrializzati e in via di sviluppo. I primi godono senza dubbio dei vantaggi della globalizzazione, mentre i secondi dalla globalizzazione hanno tratto soltanto svantaggi.

Per questo motivo mi viene da pensare che la "globalizzazione positiva" debba passare, necessariamente, attraverso una sorta di rivoluzione culturale: ha bisogno che il mondo accetti di pensare il futuro senza preconcetti. Non credo che, se veramente esiste o c’è la possibilità che esista una "globalizzazione buona", la possano realizzare le multinazionali con i loro pacchetti offerta del tipo "di tutto di più", "tre per due" relativo a ogni cosa o prodotto (il caso Cirio e Parmalat in Italia, Enron in America non insegnano forse che le multinazionali prima di garantire il consumatore tutelano se stesse?). Non ci tutela nemmeno, però, la dottrina, non so fino a che punto pacifista, dei no- global, che più che propagandare la libertà di parola, di iniziativa, di fede, seguono la via dell’anarchia.

La globalizzazione nasce dal liberismo. Tale dottrina sostiene che la libera concorrenza tuteli il consumatore, ma questo non è vero, perchè la libera concorrenza è solo virtuale, in quanto le multinazionali calmierano le proprie tariffe in modo tale da garantirsi il guadagno. Un esempio: il petrolio. Le "sette sorelle" dovrebbero gareggiare nell’abbassare i prezzi, ma non solo questo non avviene, anzi, i loro prezzi vengono sempre concordati, per cui a noi consumatori rimane ben poco margine di scelta. Dunque, per assurdo, la globalizzazione impedisce la concorrenza. Tra i paesi globalizzati c’è l’Italia, che, a parer mio, è forse l’esempio più significativo di ciò che significa globalizzazione. Infatti, basta guardare che bella figura "globale" è il nostro presidente del consiglio, il quale fa il politico e l’imprenditore, ha il controllo del gruppo Mediaset, ma può anche interferire nella gestione della Rai. Che tutela ha il consumatore come me che la sera vorrei vedere trasmissioni come quella di Santoro,di Biagi, di Luttazzi e farmi quattro risate con Sabina Guzzanti, personaggi che sono stati denigrati perchè solo blandamente caustici al gruppo di maggioranza? Quando pago il canone non ho forse il diritto di scegliere?


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> Globalizzazione: pochi ricchi, troppi poveri
16 maggio 2004, di : adriano |||||| Sito Web: rivolta globale

che cos’è la globalizzazione: eccovi un romanzo saggio di qualche anno fa...la prima volta che l’ho pubblicato in internet mi hanno persino fatto chiudere il sito... adriano