Gli eroi

Lo chiamano Jobs Act per fare i fighi ma tradotto significa senza diritti
di Adriano Todaro - mercoledì 10 dicembre 2014 - 1968 letture

Se avete intenzione di invitare a pranzo, a casa vostra, Tony Blair, sappiate che questo signore costa 3 mila sterline al minuto. Sappiatevi regolare per non far brutte figure alla fine. A questo punto, potevate risparmiare ed andare da Renzi che vi fa mangiare solo con mille euro. Questo Blair è stato, giustamente, un socialista, o meglio un laburista e quando governava lui le guerre erano a portata di mano ed, infatti, è stato inviato dell’Onu per la pace nel Medio Oriente. Insomma l’uomo giusto al posto giusto. Non a caso ha propugnato soltanto quattro guerre (Kosovo, Sierra Leone, Afghanistan e Iraq).

Di recente è venuto in Italia e ha mangiato con Renzino il Democristianino, la Madonna dei Boschi Fioriti e la Peppa Pig. L’hanno messo seduto fra le due nobildonne. Di fronte aveva Renzi. Sembra abbiano parlato di tutto lo scibile umano, rigorosamente in maniche di camicia bianca. Chi abbia pagato la cena è chiaro, l’abbiamo pagata noi. E vabbè, non facciamoci vedere tirchi e poi sembra che abbiano mangiato pizza. Spero solo che non abbiamo pagato anche 3 mila sterline al minuto per averlo a tavola.

Ciò che mi ha colpito è il giudizio che questo socialista inglese amico degli operai ha dato di Matteo Renzi e, soprattutto, come tutti i giornaloni e le Tv di servizio abbiamo amplificato il suo giudizio. Blair ha detto che "La modernizzazione che Matteo Renzi sta cercando di portare in Italia è la sola strada per una forza progressista, che vuole creare una società più giusta ed eguale". Poi ha chiarito meglio: "Matteo Renzi è uno dei nuovi leader europei che ha il coraggio di cambiare; plaudo a ciò che sta facendo che è assolutamente giusto per l’Italia e per l’Europa".

Anche l’uomo Mapei è d’accordo con Renzi, tanto che gli ha fornito la brutta copia di un loro documento e lo statista di Rignano l’ha fatto diventare lo Jobs Act, modo elegante di definire un modo per licenziare facilmente i lavoratori e sottrarre loro diritti, garanzie e futuro. Ha chiosato l’uomo della colla dopo il varo della legge: "Molto gradite le nuove regole sui contratti". E te pareva! Una volta c’era un detto sindacale che così recitava: "Se una cosa va bene al padrone, non può andare bene a noi operai". Altri tempi, tempi del Novecento, vecchi e stantii, vetero e ammuffiti. Oggi, invece, se va bene ai padroni, va bene anche al governo e al Parlamento, tanto loro, quelli del Parlamento, hanno diritti, garanzie e un lauto stipendio. Mica vanno in cassa integrazione, loro.

D’altronde, come dice Blair, cosa c’è di più moderno, oggi, che licenziare i lavoratori e far guadagnare ancora di più i padroni? Quello che fa Il Democristiano con i Nei è "assolutamente giusto". E non solo per noi ma "per l’Italia e l’Europa". Questa non l’ho capita bene: perché mai in Europa (dove?) dovrebbero essere contenti se mi licenziano? Ma forse sono io che non ho una visione ampia della questione e sono rimasto ancorato al Novecento, quando c’erano ancora i gettoni telefonici.

Per leggere il documento sul lavoro della Confindustria, è necessario avere a portata di mano tanti fazzoletti perché le lacrime scendono copiose, in modo naturale. Sapete di chi la colpa se le cose vanno male? Naturalmente degli operai che hanno ottenuto aumenti di stipendio "che non avrebbero dovuto aver luogo". E l’articolo 18? Dice il documento con la colla che "Occorre rendere più flessibile il contratto a tempo indeterminato". Subito fatto. Il Poletti, fra una cena con alcuni gentiluomini romani oggi inquisiti per la Roma magnona e una spesa alla Coop, si è dato da fare. E il demansionamento che oggi non è permesso? Niente paura. Risolto anche questo: decideranno le imprese, cioè i padroni. Ci sarebbe poi quella questione dei controlli a distanza... E che problema c’è. Cancellato l’articolo 4 dello Statuto. E via dicendo. Tutto ciò e molto altro non è forse "la sola strada per una forza progressista, che vuole creare una società più giusta ed eguale"?

Dunque, Renzi ha cancellato tutti gli articoli dello Statuto dei lavoratori? Eh no! Lui è progressista e, infatti, l’articolo 31 l’ha lasciato. L’articolo riguarda soprattutto politici e sindacalisti e dà la possibilità agli eletti di stare in aspettativa mentre i contributi figurativi corrono. Il furbetto di Rignano l’ha utilizzato questo articolo e tutti noi gli abbiamo pagato, per una decina di anni, i contributi. Poi ha fatto il bel gesto e ha rinunciato. Ma tanti altri furbetti, questo articolo lo utilizzano ancora e noi paghiamo loro i contributi.

Ad un certo punto il boy scout ha affermato che "Gli imprenditori sono gli eroi del nostro tempo". Ohibò, io mi debbo essere perso un giro perché ero rimasto fermo che l’eroe fosse Mangano lo stalliere. Invece ora scopro che gli eroi sono i padroni (lui, il boy scout li chiama imprenditori). Deve essere per questo, per premiare gli "eroi", che se uno fa una dichiarazione dei redditi falsa diventa "dichiarazione infedele" e non "frode fiscale". E chi può fare ciò? Gli "imprenditori" e le partite Iva. E se poi questi "eroi" evadono 180 miliardi di euro l’anno, nessun problema. Ci sono gli aiutini, le leggi ad hoc: il reato di elusione non c’è più, l’autoriciclaggio si è perso nei meandri dei palazzi romani, il falso in bilancio è dato per disperso, il conflitto d’interessi, desaparecido.

Bon, basta. Ah dimenticavo. Ci sarebbe la questione degli assassinati sui posti di lavoro. "Assassinati", addirittura! Chiamiamoli morti sul lavoro, se proprio si vuole morte bianca che è più elegante. E poi fanno parte, come tutti sanno, del tributo che è necessario pagare al progresso. Pierpaolo Romio, 49 anni, di Trieste; Jacopo Boscagli, 37 anni, della provincia di Siena; Fabio Celentano, 28 anni, di Salerno sono gli ultimi morti, in ordine di tempo, sul lavoro. Con loro arriviamo, al 30 novembre 2014, a 599 morti (nell’intero 2013 erano stati 570). E a questi vanno aggiunti i morti sulle strade e in itinere a causa di orari prolungati, lunghi percorsi per andare e tornare dal lavoro, stanchezza accumulata.

Sì, d’accordo, ma non possiamo sempre parlare di chi muore in fabbrica o nei campi. Oltre tutto è argomento che deprime. E’ necessario essere ottimisti e guardare all’alba radiosa del futuro. Ed, infatti, non è un caso che il Presidente non Eletto si è fatto un giro fra le fabbriche del Sud. A Catania, ad un certo punto ha ridetto un suo famoso slogan: "Il meglio deve ancora venire".

E’ proprio questo che mi preoccupa.

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Il Vangelo secondo Matteo/7 ‒ "L’Italia tornerà a sorridere e sarà bello a smentire gli uccellacci del malaugurio con l’energia e la serietà del nostro impegno" ‒ 22 marzo ‒ (continua).


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