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Gli anni in tasca di F. Truffaut


C’è un film scritto e diretto da Francois Truffaut che amo molto. Si tratta de L’argent de poche, tradotto in italiano con il titolo, inconsueto, Gli anni in tasca.
giovedì 26 ottobre 2006, di Donatella Guarino - 1750 letture

C’è un film scritto e diretto da Francois Truffaut che amo molto. Si tratta de L’argent de poche, tradotto in italiano con il titolo, inconsueto, Gli anni in tasca.

Uscito nel 1976, il film racconta il mondo dei grandi e dei piccoli visto con gli occhi di quest’ultimi. Sul set più di 200 bambini che attraverso drammi, monellerie, tenerezze, gioia ma anche dolore e tanta sincerità, spalancano gli occhi alla vita. Non sono però “solo” bambini. La macchina da presa li ritrae già come “interi”: persone che non sempre sono trattate così dal mondo parallelo, distante eppure così ingerente per loro, dei genitori e degli adulti in generale. I quali non escono dal film proprio bene. Eppure Gli anni in tasca è un film solare, colorato – l’abbigliamento è quello degli anni Settanta - pieno di gioia come lo sono i bambini, e traboccante di vita.

Una volta il regista francese affermò: “Un film sui bambini deve essere fatto con la collaborazione dei bambini, perché il loro senso della verità è infallibile quando si tratta di cose naturali. Tutto quello che un bambino fa sullo schermo, curiosamente sembra farlo per la prima volta. Questo doppio senso, questo equilibrio tra il fatto singolo e il suo valore di simbolo generale rende particolarmente preziosa la pellicola che registra giovani volti in trasformazione. Ecco perché sono vent’anni che non mi stanco di girare con bambini, ecco perché nei prossimi anni dedicherò loro ancora altri film”. Il tono del film è ironico, divertente, a tratti drammatico, e Truffaut si rivela abile “fotografo” del mondo ritratto.

Dopo un trentennio la pellicola è ancora capace di dirci qualcosa…

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Gli anni in tasca di F. Truffaut
8 dicembre 2007, di : mauro

é vero il film è straordinario, delicatissimo nel cogliere la verità dei visi dei bambini. E poi c’è la leggerezza della regia, la voglia di gioco. Si riesce a girare un film così oggi? Forse Capuano ha fatto altrettanto, ma con più drammaticità.
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