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Gli Idoli si incontrano a Siracusa

Idoli incoronati (crowned idols) : mostra dal 26 marzo al 26 luglio 2022, presso il Museo Paolo Orsi di Siracusa.

di Sergej - domenica 27 marzo 2022 - 1431 letture

La leggenda narra che in una primaverile mattinata di sole, il 26 marzo 2022, dal porto grande di Siracusa emerse una grande piovra variopinta. Enorme, policroma e dai lunghi tentacoli. Si issò con leggerezza sulla banchina del porto, snobbando le grandi navi del commercio turistico attraccate poco distanti. Con grazia si scrollò di dosso l’acqua e il sale marino. E si avviò come se niente fosse come se stesse facendo una passeggiata, per le strade di Siracusa. I turisti che riempivano le strade e le piazze di Ortigia sembravano non avere nessun timore dell’apparizione di questa ciclopica figura. Qualche bambina indicava divertita. Le mamme cercavano di distogliere l’attenzione ai loro pargoli. I turisti facevano fotografie. La piovra, dopo il porto, con un balzo lasciò alla sua destra la Fonte Aretusa, saltò in piazza Duomo e uno dei suoi tentacoli sembrò salutare l’antico tempio divenuto cattedrale; balzò elegantemente su piazza Archimede, al ponte che collega Ortigia alla terraferma e poi atleticamente in corso Gelone, facendo una piroetta sulla grande struttura ad ombrello del santuario delle Lacrime e atterrando sul Museo Paolo Orsi. Qui, la grande variopinta piovra gigante per qualche giorno si sedette, circondata - narra la leggenda - dalle dee locali venute a onorarla e amabilmente conversare con lei, ambasciatrice delle profondità del mare. Accogliendo, tra i propri lunghi tentacoli quasi un abbraccio, la presenza di un’altra viaggiatrice, venuta dalla Grecia - una ancestrale e antichissima dea cicladica.

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Il 26 marzo 2022, in una saletta laterale del Museo Paolo Orsi di Siracusa si è anche svolta la presentazione della mostra intitolata "Idoli coronati" (crowned idols). Erano presenti Demetrio Paparoni, curatore della mostra assieme a Anita Crispino (anche lei presente); Alberto Samonà, assessore regionale alla cultura; l’artista portoghese Joana Vasconcelos; Carlo Staffile, direttore del Parco archeologico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai.

"La mostra - hanno spiegato gli organizzatori - coniuga la classicità dell’Idolo greco con la modernità della grande installazione ambientale Crowned Idols dell’artista portoghese Joana Vasconcelos in cui la figura femminile, il modo in cui è percepita, il suo ruolo e il suo rapportarsi alla società, viene posta al centro della riflessione artistica. L’associazione con l’Idolo proveniente dalla Grecia muove dalla considerazione che l’arte cicladica, che siamo portati a identificare con raffigurazioni essenziali e stilizzate vicine al gusto della scultura modernista, pone al centro proprio una figura femminile".

L’opera in mostra, “Crown”, è stata esposta per la prima volta a Londra nel 2012 in occasione del sessantesimo anniversario dell’incoronazione della Regina Elisabetta II.

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La statuetta presente temporaneamente a Siracusa all’interno della mostra, è frutto di uno scambio culturale tra Regione Sicilia e Repubblica Greca. La Sicilia ha mandato in Grecia il Kouros di Leontinoi qualche mese fa. La Grecia ha inviato questa statua. Si tratta di un idolo in marmo della varietà Spedos, datato all’Antico Cicladico (2800-2300 a.C.), rappresentante una figura femminile (le forme delle zinne accentuate). Ovviamente non sappiamo cosa fosse o a che servisse, e la datazione è congetturale; gli studiosi ipotizzano rappresentasse una qualche divinità femminile. Guardandola con occhi (ignoranti) moderni, colpisce la forma stilizzata - potrebbe essere stata realizzata da un artista contemporaneo (influenzato appunto dai modelli statuari cicladici).

"Le figurine di Spedos a cui appartiene la statua in mostra sono sottili forme femminili allungate con braccia piegate, dalla caratteristica testa a forma di U e una spaccatura profondamente incisa tra le gambe; le statue di questa tipologia, tutte femminili, ad eccezione di una, vanno da esempi miniaturistici, alti pochi centimetri, a sculture ben più grandi, come quella esposta a Siracusa, alta circa 80 cm."

La statuetta protetta da una teca trasparente, è posta proprio ai piedi della grande installazione realizzata da Joana Vasconcelos, che domina il centro della sala - attorniata dalle teche con le statuette di figure femminili provenienti dalle sale espositive e dagli archivi del Museo Paolo Orsi.

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L’assoluta enigmicità della statuetta cicladica, accolta - protetta - dalla grande piovra policroma di Vasconcelos emoziona. Attorno, dicevamo, le lastre di vetro che proteggono le altre statue - avvolte nel nero e illuminate sapientemente da luci calde. Sulle finestre affacciate verso il centro della sala, i riflessi policromi della grande piovra. Che domina, regina, tutta la sala. Vasconcelos ha fatto davvero un bel lavoro, le trine i merletti le stoffe della grande piovra alterano l’altrimenti silenziosa serietà dei reperti archeologici. Ci si chiede se in realtà l’installazione/pupazzo posto al centro della sala sia davvero una piovra, o una grande mongolfiera pronta a portare i visitatori nelle rarefatte altezze del cielo. O il nucleo enormemente ingrandito di un ganglio, la cellula neuronica e pensante del cervello circondata dai suoi dendriti.

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Accoccolata nella grande conca centrale della sala, la ciclopica Piovra ascolta con attenzione. I tentacoli attaccati, con le sue ventose, ad auscultare attraverso i vetri le dee convenute. Ascolta, traduce, conserva nella sua memoria, partecipa alla conversazione. È quanto si dicono quelle dee tra di loro, e colloquiando con la ragazza greca che è al centro della sala. Cosa è tutto questo parlare, questo cicaleggio, parole di donne e di dee? Solo donne o solo dee, donne che si credono dee o dee che si credono donne; ciarle e scambi salaci di battute, narrazioni epiche di antichi miti, sospiri amorosi o melanconici rimpianti; si scambiano ricette o consigli su come ricamare o condurre l’ago attorno all’asola, o le ultime notizie della guerra, l’elenco dei ragazzi e delle ragazze mandati a morire; riferiscono all’antica dea greca cosa è accaduto in tutti questi anni nell’isola, le tante invasioni, le distruzioni, il grano dorato che ha sostituito l’orzo, la plastica che ha sostituito il legno, l’apparecchio ai denti delle giovani figlie, i terremoti nelle città e i tremori del cuore, le rivolte e gli eccidi per la festa del maggio; dicono delle rughe che solca la pelle e dei ventri che si tendono, la luce che gioca con i ricci dei capelli ferma il gesto della mano a mezz’aria. In questa caverna che è la grande sala, in questa bolla della storia - la ri-creazione del gineceo quale luogo appartato e ripensato - da chi? dalla vane e superficiali parlatrici dell’ovvio, o da chi guarda attraverso i secoli e interroga il destino delle ultime luci? -, nel silenzio scorre la domanda muta che le genitrici rivolgono equanimemente ai propri figli e alle proprie figlie, ai compagni, alla nuda terra.



Foto di © Girodivite, Francesca Sidoti - Ipotesi narrativa © Victor Kusak.


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