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Gli "Appunti" di Salvatore Scalia al Centro Culturale Cavallotto


Godibilissimi "Appunti" con il quale Salvatore Scalia solleva obiezioni e stimola riflessioni, grazie a un linguaggio asciutto e anticonvenzionale, graffiante e ironico.
lunedì 24 gennaio 2005 - 2265 letture

Gli "Appunti" di Salvatore Scalia al Centro Culturale Cavallotto.

Avete presente quei brevi e incisivi scritti, note di costume, analisi tratte dagli italici accadimenti, nella seconda pagina dell’unico quotidiano di Catania, a firma di Salvatore Scalia? Ebbene, questi "appunti"- sulle cui varianti di significato si è soffermato il professore Silvano Nigro sabato scorso al Centro Culturale Cavallotto, sono ora diventati un libro edito da Salvatore Sciascia (Caltanissetta, 2004). La copertina (un disegno di Salvatore Cultrera) mette significativamente in mostra un uomo che cogita e scrive, una testa d’uovo rovesciata sicché la piega amara della bocca è incisa sulla fronte, qui diventando la ruga, il solco che sottolinea la difficile arte della riflessione.

Salvatore Scalia, giornalista e scrittore, autore de "Il vulcano e la sua anima", "Il processo a Bixio" e "Teatro. Trilogia del malessere", esercita con maestria e onestà il mestiere dell’intellettuale: pensare per fare pensare, fare sorridere, anche, con l’ironia di questi scritti veloci ai quali si affida il compito di dare risalto alle incongruenze e ai paradossi del nostro tempo. "Un moralista illuminato", ha detto il giornalista Nino Milazzo che ha introdotto questi "Appunti" (ma Scalia preferisce definirsi "un anarchico intellettuale"), raccolta sistemica di articoli apparsi nel biennio 2002/2004, e ora organizzati per categorie (Il miracolo italiano , I miracolati italiani, I nostri eroi, Parole, Poveri diavoli , Parabole, Il peso dei morti, Le rughe di Eros , La gaia scienza, Cose da pazzi). Nel libro l’autore stigmatizza (con un linguaggio netto e schietto, a volte esilarante) "i falsi eroi, (...), le rughe di un eros che non vuole invecchiare, le cassate degli uomini d’onore, il peso diseguale dei morti, la pazzia dei savi e l’intelligenza dei folli. (...) Cento vicende isolate dal fluire della cronaca, sottoposte al vaglio della ragione, a un serrato argomentare, filtrate dall’ironia e restituite, in uno stile secco, incisivo, come paradossi morali" (dalla quarta di copertina).

E, insieme alla denuncia e all’indignazione, il senso della piètas ne "Il peso dei morti", pagine memorabili per non perdere la memoria : "Per ricordare l’olocausto abbiamo bisogno di celebrare il Giorno della memoria, perché la memoria è corta e il nostro sguardo cieco"; "I morti hanno tutti lo stesso valore? A giudicare dall’atteggiamento dei mezzi d’informazione verso la guerra in Iraq, ci sono morti che non contano nulla e altri che non hanno prezzo"; "Per la burocrazia un uomo da nulla può restare tale finché è vivo, cioè invisibile e pressoché inesistente. Le cose si complicano se muore: un cadavere sembra avere più diritti di un vivo. Chi è? Da dove viene ? Com’è morto ?(...) Dove seppellirlo? Chi avvisare ? Se il cadavere si incontra in mare o s’impiglia nelle reti dei pescatori, opportunismo vuole di far finta di nulla o di rigettarlo ai pesci"; e, parlando di Scordia e del dibattito sulla mafia scrive: "la paura era tangibile negli interventi, nelle testimonianze, nelle solitudini di ognuno". Poi la ventata d’aria nuova, i progetti per la legalità, per la "città educativa" che un giovane poeta e giovane Assessore aveva portato. "Fu una ventata d’entusiasmo e di straordinaria vitalità stroncata (...) dalla morte prematura. (...) Salvo Basso sopravvive nei pensieri e nei gesti liberati della gente di Scordia". Un libro di godibilissimi "Appunti" con il quale Salvatore Scalia, intellettuale a pieno titolo, a tutto tondo, intellettuale in senso pieno, solleva obiezioni e stimola riflessioni, grazie a un linguaggio asciutto e anticonvenzionale, graffiante e ironico, espressione d’una rara spinta morale, indica la strada meno facile per capire: il pensiero "attivo" che scomoda le apparenti verità e le libertà fittizie da cui siamo sommersi.

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