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Giuseppe Lumia in Molise: lezione di legalità


Giuseppe Lumia, vicepresidente della Commissione Parlamentare Antimafia interviene a Larino, all’incontro organizzato dal Centro Sociale “Il Melograno” per parlare di etica, politica e legalità.
martedì 22 maggio 2007, di ritaiacobucci - 830 letture

Ritto sulla schiena, sicuro, silenzioso. Entra nella sala del convegno in mezzo alla sua scorta imponente. Imponente perché imposta da Cosa nostra che non si arrende. E minaccia seriamente chi come lui gli si contrappone a viso aperto e con efficacia.

Giuseppe Lumia, vicepresidente della Commissione Parlamentare Antimafia interviene a Larino, all’incontro organizzato dal Centro Sociale “Il Melograno” per parlare di etica, politica e legalità. Se c’è un’alba dopo il tramonto, si chiedono i promotori dell’iniziativa. Se c’è un’alba dopo questo ennesimo momento nero per la politica e la società molisane.

Nella polvere di nuovo: collusioni, associazione a delinquere per gestire illegalmente la sanità e gli ospedali e per evitare che lo Stato indaghi, che lo faccia efficacemente. Pezzi di Stato che vanno per una strada diversa, questo il quadro che emerge dalla seconda fase di indagini dell’inchiesta della Procura di Larino denominata Black hole.

Il buco nero, il lato oscuro del Molise, Lumia lo prende di petto e spiega che la politica ha una sola strada per sopravvivere: rifondarsi totalmente, cambiare registro, diventare progetto e legalità. “È sempre difficile, naturalmente, esprimere delle valutazioni dall’esterno. Mi auguro, però, che qui in Molise, come in tutte le Regioni del nostro Paese, si riesca a portare avanti un percorso sano che permetta la selezione delle classi dirigenti e che spinga, soprattutto, la politica ad innovarsi, a riformarsi. Sul piano etico, sul piano progettuale e qualitativo. C’è bisogno, in Molise, come altrove di selezionare una classe dirigente capace di coniugare legalità e sviluppo. Di più: una classe dirigente capace di investire sulla risorsa legalità per conseguire lo sviluppo”.

Difficile dimenticare tempi vicinissimi in cui ci si è convinti che la legalità fosse d’ostacolo allo sviluppo. Meno legalità, qualche occhio chiuso al momento giusto, quella necessaria convivenza con la criminalità di ministeriale provenienza, tutto per favorire lo sviluppo. Leggi che hanno minato la tenuta democratica del Paese, il falso in bilancio, il rientro dei capitali illecitamente portati all’estero, la disarticolazione delle leggi sul lavoro, dell’impianto istituzionale della giustizia. Ma lo sviluppo non c’è stato. La nostra economia è più debole, lo è pure la nostra coscienza, la nostra morale. E di questo non si parla nei congressi di partito, neanche di quelli che si propongono di essere “partito nuovo”.

Sulle questioni serie solo prese di posizione di facciata, anche in questi giorni in Molise. I più coraggiosi parlano di sgomento e indignazione, di rigore morale indispensabile. Nessuno ha detto che il problema è come si scelgono i primari, come si assumono gli infermieri, i portantini, quanti se ne assumono, chi sono, con quale criterio vengono decise le spese. Toccherebbe dire che se le assunzioni fossero state trasparenti magari sarebbe stato possibile mantenere qualche posto letto in più.

Magari lo Stato avrebbe trovato un buco minore nei conti della sanità regionale. Il problema non è chiudere gli ospedali, è bonificarli e riportarli allo scopo per cui sono nati: tutelare la salute e la vita delle persone. Invece, oggi gli ospedali e le prestazioni che offrono sono privilegio di chi può.

Lumia queste cose le dice. Usa la sua voce di uomo che non è abituato a tacere la verità. E si impone su tutte le dichiarazioni dei nostri politici, che diventano chiacchiericcio di provincia. “È necessario fare una seria riflessione, uscire dalla fase dello sgomento, della sterile indignazione per capire quali sono stati realmente i punti di cedimento.”.

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