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Giuseppe Bertolucci, vita di un maestro


“ L’unica cosa che conta è continuare a porsi delle domande, tante domande”
mercoledì 27 maggio 2015, di Cristiana Di Bartolomeo - 51006 letture

Giuseppe Bertolucci (1947-2012) è stato regista nel senso più ampio e libero del termine, di teatro, cinema, film narrativi, documentari, video teatrali e, sceneggiatore. Fratello del noto al più ampio pubblico di cinema internazionale, Bernardo Bertolucci.

Il Festival a Roma dedicato al maestro cineasta, in corso dal 18 al 24 maggio, gli rende omaggio di un atto dovuto, in quanto Giuseppe Bertolucci non si è mai posto in scena, al centro della scena, forse per il suo dono, quella capacità di guardare ogni scenario da una postazione sempre un po’ distante, sicuramente eccentrica e solitaria. Il Festival propone quindi il suo cinema, il suo teatro, la sua televisione, i suoi molti titoli, rendendo parallelamente omaggio anche alle pellicole inedite, danneggiate e, quasi invisibili.

Una stesura di un programma, senz’altro complessa data la vastità e complessità della produzione; una stesura talvolta dolorosa nello scoprire che tale patrimonio è a rischio di perdita: sono andati smarrite molte pellicole, quasi mai il materiale migliore.

Un paradosso quasi per chi ha rivestito il ruolo di Presidente della Cineteca di Bologna per ben quindici anni, dal 1997 al 2011, rappresentando un punto di riferimento per i cineasti del ‘900 italiano. Bertolucci, in questo ruolo, seppure figura anche istituzionale, si è sempre posto come un organismo vivente, quindi in veste non burocratica bensì di ricerca, scientifica, a servizio degli spettatori.

Il fìl rouge dell’opera portata al Festival è la centralità di una figura del nostro patrimonio culturale, che ha attraversato mezzo secolo di storia italiana con passo tanto discreto quanto sicuro nel mondo della cinematografia, sicuramente non facile. Anche le sue regie teatrali non sono state mai invadenti, sempre fedele al testo originale, di supporto all’attore e, ancora una volta, attento al gusto del pubblico.

Quindi non cercheremo di rintracciare in lui alcuna sistematicità, tematica, metodologia. Non la troveremo. Solo un backstage, quello sì, del vagabondaggio creativo, estetico ed intellettuale, delle questioni del suo tempo, le cui tracce ed indizi sono continuamente contrappuntati dal ? (punto di domanda), “quell’elegante segno grafico ricciuto che -quando non è forma dialogica controllante- non chiude, ma spalanca le porte dell’ignoto e della sorpresa?“

La sua opera rappresenta i registi, gli autori, i cineasti e i poeti del Novecento italiano. La sua passione drammaturgica, il suo essere dialogico con se stesso e con gli autori diventa scambio culturale con i suoi stessi attori, che cura, scopre, rivela e offre a quello spettatore che anela essere spettatore, nel fine ultimo di ricevere stupore e comprensione. E ciò lo fa con grande completezza con Pier Paolo Pasolini, su tutti.

Il Festival è stato inaugurato lunedì 18 maggio al Teatro Argentina con la serata istituzionale, che ha visto Roberto Benigni maestro di cerimonia. Il comico toscano ha raccontato l’esordio in presa diretta del regista e, di quella vis comica in lui, dal regista da giovanissimo individuata con ‘ Berlinguer ti voglio bene ‘ ( 1997 ), di cui è seguita proiezione del film. Un film racconto italiano, un capolavoro che racconta, rivelandolo, oltre al genio di Benigni, del quale Bertolucci ebbe a dire “filmando Roberto avevo la netta sensazione di trovarmi di fronte a qualcosa di irripetibile ed unico“, una intelligente timelapse dell’Italia post-boom, decodificandone fragilità, disgregazione, spiazzante modernità che sradica. Sguardo d’autore seppur acuto sempre mite, però.

Le giornate del Festival si dipaneranno con inizio delle proiezioni alle ore 15.30, tra Teatro India e Casa del Cinema - quest’ultima sempre con ingresso gratuito -, con più di 30 titoli tra le sale Kodak, Deluxe e Volonté.

La programmazione è contrappuntata da quattro titoli delle sue opere-monologo seguedo un intervallo preciso di produzione, l’una dall’altra, di dieci anni. I primi due titoli in ordine cronologico di realizzazione: Cioni Mario (1975) e Raccionepeccui, a seguire Il Pratone del Casilino e ’Na Specie de cadavere lunghissimo (l’ombra del gatto che attraversa una strada di Roma il giorno dell’assassinio di Pasolini).

Prima del 1975 in Italia c’erano Carmelo Bene e Dario Fo a dare forma a questa pratica di scena - sebbene esistessero sì i fini dicitori e i comici del cabaret -, all’estero, invece, Cocteau con La Voce Umana. Una forma che non intende consegnare esercizi di stile dell’attore, il suo talento o virtuosismo tecnico, ma qualcosa di altro, qualcosa da prediligere per Giuseppe Bertolucci, che è il porre lo spettatore nella condizione prediletta di voyeur che casualmente si imbatte in qualcuno che sta parlando, da solo, e pian piano può cominciare a spiarlo, per arrivare a comprendere, se stesso.

Una particolare attenzione va rivolta alla data del 24 Maggio, con la Giornata Pasolini presso la sala Kodak, che prevede dalle ore 16.00 film e documentari dedicati dall’autore a Pasolini “le cui analisi sociologiche leggevano in filigrana, nel tessuto della società, l’identikit di qualcuno che poi, nella realtà, nella vita...” lo silenzierà.

Il curatore del Festival, Ignacio Paurici, ricorda con noi Giuseppe Bertolucci così: “..fra i tanti suoi pregi, quello che amavo di più l’instancabile senso dell’umorismo, la sua finissima ironia, capace di spiazzare, tutti, indicando una strada nuova, inesplorata. Maestro di umanità, ed umiltà…” La cornice dell’opera del maestro cineasta, sostenuta dall’Assessore alla Cultura della Regione Lazio, Lidia Ravera, ancora e di nuovo insiste sulla virtù dell’ironia “implacabile, leggera, puntualissima, rara risorsa degli esseri umani naturalmente straordinari” e la sua creatività: “debordante, crossmediale, selvatica, libera da barriere ed etichette”.

L’atto dello scrivere ha un carattere, così le cose di cui si scrive. Lo stile utilizzato è il modo migliore per comprendere, profondamente, se si hanno cosedadire… Giuseppe.

Per il Programma del Festival, si può consultare www.festivalbertolucci.com
 Per una preziosa mano che accompagni i neofiti di Bertolucci Giuseppe, la sua mano: COSEDADIRE, Edizioni Bompiani.


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