Sei all'interno di >> :.: Culture | ParoleRubate |

Giungere fino alla radice

Manuale di spiritualità anabattista : Giungere fino alla radice / Raffaele Volpe. - Chieti : Edizioni GPU, 2019. - 319 p., [I], br. ; 22 cm. - (Spiritualità). - ISBN 978-88-32049-02-2.
di Sergej - domenica 28 luglio 2019 - 480 letture

Segnaliamo, dacché ci è impossibile "recensire", questo volume che fin da adesso definiamo come importante e prezioso. Nell’editoria corrente si suole dare ai libri titoli allusivi, tentare l’ineffabilità del verso poetico, e poi mettere come sottotitolo la consistenza dura, dare le coordinate all’interno delle quali si "colloca" l’opera. Volpe ha compiuto il gesto inverso: così il titolo è la "cosa": "Manuale di spiritualità anabattista". Ma il sottotitolo indica ciò verso cui si guarda: "Giungere fino alla radice". Anche questo ci dice come ci troviamo davanti a un’opera che non appartiene all’editoria fluviale.

JPEG - 94.9 Kb
Copertina del libro di Raffaele Volpe: Manuale di spiritualità anabattista : Giungere fino alla radice

Proviamo la pazienza del lettore/lettrice esplicitando questa nostra impossibilità - sappiamo che non ve ne potrà fregare di meno, ma noi siamo dispettosi. Abbiamo conosciuto Raffaele Volpe all’inizio di questo percorso che è stato Girodivite negli ultimi 25 anni. Lui e sua moglie erano due ragazzi, scesi una mattinata estiva dal treno che li aveva portati dal Nord in questa sperduta stazione ferroviaria dell’estremo Sud italiano, Lentini. Uno di quei treni superaffollati, in cui le persone stavano non solo ammucchiati in quelli che allora si chiamavano "scomparti" (non esistevano i vagoni fatti di soli sedili, ma all’epoca i vagoni erano divisi in scomparti ognuno dei quali poteva alloggiare sei persone sedute) ma anche lungo i corridoi, e sui bagagliai che si trovavano lungo i corridoi, oltre che nei bagni (per cui era impossibile usufruirne) e in tutti gli anfratti possibili e impossibili. Si erano protetti dalla calca, i due ragazzi, abbracciandosi e dormendo. E con gli occhi ancora pieni di sonno si erano ritrovati così a Lentini. Qui la comunità battista di Lentini [1] li accolse, e li adottò. Volpe in pratica era al suo primo incarico pastorale - ma perché li mandano "tutti a Lentini"? anche Falcone ebbe come primo incarico proprio Lentini... ci sarà una coincidenza in tutto ciò? -. Un anno dopo circa, la comunità battista di Lentini adottò anche quel gruppo di scriteriati e spregevoli che era la redazione senza casa di Girodivite. E così conoscemmo Raffaele Volpe, sua moglie, e ovviamente la generosità senza confini della comunità battista di Lentini. Non possiamo "recensire" questo libro, dobbiamo troppo a Raffaele Volpe e alle ragazze e ai ragazzi della chiesa evangelica battista di Lentini per osare una simile impresa.

Che ci facevano dei "gentili" come noi girini assieme a una comunità di chiesa come i battisti di Lentini? Qualcuno direbbe sui "misteri della fede". Ma forse proprio il libro di Volpe potrebbe spiegare tante cose. Vivevamo allora (ma solo allora, eh?) in un momento storico particolare, e noi ragazzini non avevamo più trovato "casa". Nella concretezza delle cose, più che nei dibattiti politici ci ritrovammo più affini alla comunità di Lentini - che aveva messo sù una biblioteca e un centro studi sul territorio, che si rivolgeva con senso dell’accoglienza agli immigrati che morivano nelle nostre strade. E noi che guardavamo con curiosità a quanto di positivo avveniva attorno a noi - a Scordia, a Catania, la piccola "rivoluzione dei sindaci" di allora, e volevamo parlarne e parlare dei problemi reali della nostra città: l’acqua che mancava, i trasporti carenti, la crisi che svuotava il centro storico e desertificava la via del passeggio...

I battisti nella loro storia hanno conosciuto la persecuzione di protestanti e cattolici. Sono stati perseguitati da tutti, ma caparbiamente hanno resistito e continuato per la propria strada - senza dimenticare chi stava attorno a loro, senza rinchiudersi. È la cocciutaggine dello scrivano Bartleby, il personaggio di Melville, con il suo "Preferirei di no". È la serenità di chi ha dentro di sé così forti radici che non ha paura di ciò che accade, che non deve rinserrarsi in casa o agitare bandiere o identità fittizie. E così gli appartenenti della comunità battista di Lentini sono diventati i nostri co-girini, e così dunque anche Raffaele Volpe.

Possiamo recensire il libro di Raffaele Volpe senza essere faziosi?

Volpe in questo suo "manuale" (ciò che sta in mano, ciò che sta sul palmo della mano che è anche un dono, una condivisione) si rivolge ai lettori e alle lettrici, a tutti noi, da compagno di banco, da fratello, da amico a amica, sorella, consorella e confratello. Seguiamo Volpe attraverso il racconto che fa, le "radici storiche" non solo della comunità battista in sé, ma l’individuazione rabdomantica dei rivoli vitali di una ramificazione nel profondo. Radici che non è solo ciò che produce la pianta visibile, ma è anche la radicalità, l’essere radicali. Ed è ciò che unisce - i botanici recentemente si sono accorti di come gran parte delle piante esistenti nel mondo pare siano in realtà uniti dalle radici dei funghi... Attraverso la serie di figure storiche, di persone che hanno sacrificato se stesse per la propria fede o hanno testimoniato e vissuto per quei valori di democrazia, tolleranza, verità che sono il braccio che ci sentiamo di stringere fraternamente/sororarmente. Appunto è il tono del fratello, carezzevole a volte anche ironico, non di chi sta "sopra" e "predica". Ciò che fanno di questo "manuale" quella cosa preziosa che dicevamo all’inizio di questa nostra digressione.

In realtà questa segnalazione che non è una recensione è il nostro abbraccio a Volpe e alla comunità di Lentini da cui non ci siamo mai "politicamente" (ci si perdoni il termine pomposo) distaccati. Per tutti gli altri: e leggitivillu stù libbru, ca mali nun vi fà!


Sinossi del libro

In un tempo in cui c’è un forte bisogno di spiritualità, gli anabattisti ci offrono un modello praticabile. Un paradigma che ci propone uno stile di vita alternativo a quello attuale fondato spesso sul narcisismo, la violenza e il consumismo. Uno stile di vita che ha inizio con l’abbandonarsi a Dio, nella serena fiducia che ponendo nelle mani di Dio la propria vita, nulla ci mancherà.

Da qui segue il coraggio di una fede personale pronta a correre il rischio della coerenza. Una fede personale, ma non privata, vissuta in una comunità di uomini e di donne liberi e responsabili.


Scheda autore: Raffaele Volpe è pastore battista, per 6 anni è stato presidente dell’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia (UCEBI). È segretario del Dipartimento delle Chiese Internazionali e cura la Chiesa Riformata Svizzera di Firenze.


[1] Sulla storia di questa chiesa e sulle comunità acattoliche di Lentini ha scritto Ferdinando Leonzio, Il culto e la memoria : i cristiani acattolici a Lentini, con prefazione di Rosario Mangiameli. Il libro edito dalle edizioni Ddisa nel 2003, è stato riedito da ZeroBook nel 2018.


Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -