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Giulietta e Romeo a Budapest


A cura del Dr. Vincenzo Basile, giornalista italiano residente in Ungheria
martedì 5 luglio 2011, di Emanuele G. - 660 letture

Giulietta e Romeo

Balletto in tre atti

Musica: Sergei Prokofiev

Produzione: Opera Nazionale di Budapest

La vicenda è arcinota.

Gli allestimenti in cui è stata tramandata innumerevoli e i grandi e grandissimi interpreti che hanno incantato gli spettatori di tutto il mondo impossibili da elencare.

Non ci sarebbe dunque molto da aspettarsi in termini di sorprese o eccezionalità di performance da parte di una, seppur eccellente, scuola di balletto come quella dell’Opera Nazionale Ungherese.

Eppure lo spettacolo sorprende sin dall’apertura del sipario su una scena arricchita da un’illuminazione impeccabile come quella dei capolavori del ’500 e ’600.

Una cinquantina di ballerini compongono il primo dei molti quadri dell’opera che esordisce sullo sfondo di una Verona spettrale nella fitta nebbia che la lascia comunque scorgere, evanescente.

La sapiente complicità tra i suoi due ruoli di regista e coreografo di Seregi Laslo inventa movimenti a volte spiraliformi, altri caotici ma sempre fluidi, armonici ed efficaci nel mostrare la trama della vicenda che cattura l’attenzione con il ritmo imposto dallo spartito ma scandito all’unisono da un pubblico entusiasta.

Il secondo tempo scorre nell’intensità dei quadri di danza contenuti in un balletto che si dipana in risse, duelli, battaglie alll’arma bianca, tregue, abbracci appassionati e situazioni comiche irresistibili tra piroette e acrobazie spettacolari quanto sorprendenti.

Ma è l’epilogo, nella seconda parte del terzo atto, che lascia il segno, anche tra gli spettatori più smaliziati.

La nutrice di Giulietta scopre e mostra al pubblico la morte della giovanissima amante nello scivolare di quest’ultima, dal baldacchino su cui viene rinvenuta riversa, sull’orlo del letto rivolto al proscenio, con un movimento che riesce ad essere al contempo leggiadro e funereo data la leggerezza del corpo di adolescente e la cadaverica esanimità della figura.

La generale commozione è tangibile, irresistibile, incontenibile.

Fino all’ascesa dei due amanti nell’essenza dell’Assoluto Incorporeo.

Che dissolve il divario tra scena e auditorio.

Giulietta: Fermery Lili

Romeo: Bako Mate

Mercuzio: Csonka Roland

Benvolio: Fodor Daniel

Capuleti: Szirb Gyrgy

Montecchi: Nagyszenterpeteri Miklos

Nutrice: Janacs Evelyn

Regia: Seregi Laslo

Direttore: Medveczky Adam

Maestro di Ballo: Kaszas Ildiko, Fajth Blanka

Coreografia: Seregi Laslo

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