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Giovanni Paolo II non è più con noi

Nella ridda di giudizi sul pontificato, anche quello di un "signor nessuno".
di Alfio Pelleriti - domenica 3 aprile 2005 - 6325 letture

Il Papa è morto. Giovanni Paolo II, il capo polacco della cristianità, ci ha lasciati. E veramente siamo da oggi più soli. Tutti. Laici e religiosi, credenti e non credenti. Quando incomberà un pericolo per l’umanità non potremo dire: il Papa dirà qualcosa, si farà sentire, ci conforterà con la sua grande fede. Sì, era proprio un padre per tutti che, con saggezza, indicava ai figli la strada più giusta, non cercando ad ogni costo la loro approvazione, ma attirandosi spesso la loro critica, ma la via, la sua via ha saputo indicarla al mondo. Anche se il mondo ha fatto spesso scelte diverse.

Giovanni Paolo II è stato un grande comunicatore: si è rivolto ai grandi e ai potenti e ha incontrato le masse dei cinque continenti. E’ forse una colpa? No, non lo è! Egli è stato un grande viaggiatore: ha voluto incontrare folle oceaniche, sentire la loro voce e il loro abbraccio, per dare fiducia e speranza e per trarne egli stesso. E’ forse una colpa? No, non lo è! Questo papa che veniva dalla lontana Polonia, che fu operaio, che conobbe la barbarie nazista e la persecuzione degli ebrei, ha trovato in Cristo e nel suo messaggio d’amore le risposte agli enigmi della storia, gridandola la sua verità nel discorso d’insediamento: “Aprite, spalancate le porte a Cristo!”

E in quell’Amore e per quell’Amore non fece mai distinzione tra i suoi simili: benedicendo gesuiti e fratelli dell’Opus Dei, francescani e domenicani, ebrei ed islamici, buddisti e animisti. Forse, non doveva? Diede udienza a generali e dittatori, a monarchi e a repubblicani, ad imprenditori ed operai, a giovani ed anziani, poichè non si può distinguere tra fratelli quando si vuol dare loro amore.

Certo non fece le stesse scelte di Giovanni XXIII o di Paolo VI o di qualsiasi altro pontefice. Ma proprio in questo sta la grandezza dell’uomo. Aver dato il proprio contributo alla crescita della Chiesa, iscrivendolo nel cammino storico dell’Istituzione, in maniera originale. Egli è stato il Papa che con coraggio ha saputo gridare “Pace” ai potenti della Terra che con misere argomentazioni volevano giustificare l’uso delle armi, attirandosi per questo le ire di schiere di filistei e di “sepolcri imbiancati”, pronti sempre a giudicare, senza mai guardare in se stessi. Anche il papa è stato giudicato più volte da tanti che oggi lo piangono e lo osannano.

Egli è stato il Papa che ha saputo chiedere perdono per gli errori commessi dalla Chiesa cattolica nella sua lunga storia, e quindi, è un esempio di umiltà che s’inscrive in maniera splendida nell’alveo del messaggio evangelico, poichè riconoscere i propri peccati e il proprio limite è la strada maestra che porta alla salvezza eterna per i cristiani e alla giusta convivenza sociale per i laici.


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