Giornalisti accattoni e quelli con la schiena dritta (sic!)

Le spese pazze dell’ex direttore del "Sole" e le interviste rassicuranti al nuovo padrone Fca-Peugeot. Con la cravatta.
di Adriano Todaro - mercoledì 27 gennaio 2021 - 750 letture

Razza accattona ‒ Nel 1974, Giuseppe Turani (morto qualche settimana or sono) ed Eugenio Scalfari diedero alle stampe un libro diventato poi un successo: “Razza padrona”, dove si formulava la nascita di una “borghesia di Stato” che interveniva presso il potere politico così da ottenere benefici per le aziende da loro rappresentate. Era il periodo della fusione Montecatini-Edison e della conseguente scalata dell’Eni alla Montedison con la regìa di Eugenio Cefis. Mi è venuto in mente questo libro leggendo le cronache che riguardano l’ex direttore del Sole 24 Ore, Roberto Napoletano e mi è venuto, di conseguenza, spontaneo titolare il mio pezzo “Razza accattona”. Perché di accattoni si tratta. Già nel 2017, il quotidiano della Confindustria era stato al centro di una indagine della magistratura. La procura aveva ordinato controlli sull’ipotesi di false comunicazioni sociali nei confronti di Benito Benedini, ex presidente del gruppo editoriale, Donatella Treu, ex amministratore delegato, e Roberto Napoletano, direttore del quotidiano economico. Durante l’inchiesta era venuto fuori anche un “gonfiaggio” delle copie del Sole on line e anche cartaceo. Napoletano aveva dovuto abbandonare la direzione del giornale.

Ora apprendiamo da Il Fatto Quotidiano che il nostro Napoletano ‒ sempre pronto quando era in sella al Sole, a illustrare la voce di lor signori, e quindi predicare contro i lavoratori rei di “volere troppo” ‒ fra i documenti depositati il 16 gennaio scorso al Tribunale di Milano dalla Consob, parte civile contro Napoletano per false informazioni di mercato, c’è anche una nota spese del suddetto direttore. Una piccola notarella, proprio da accattone. Il Napoletano si è fatto rimborsare dall’azienda anche un ferro da stiro del valore di 70 euro. Che se ne faceva il Napoletano del ferro da stiro? Forse stirava le pagine del Sole prima di essere mandate al macero. Comunque la noterella è interessante perché l’ex direttore non amava solo i ferri da stiro, ma anche altro. Ad esempio aveva casa in affitto in via Vincenzo Monti, a Milano: 467 mila euro. Via Monti è una zona cara, si sa. E ad automobili come stava il Napoletano? Bene. Molto bene. Aveva a disposizione due Mercedes classe E 220 con autista, una a Milano e una a Roma. Poi altre due auto personali un Audi S3 e una Bmw serie 2 decapottabile. E poi centinaia di viaggi in aereo e treno in Italia e all’estero in business class, hotel, ristoranti, libri, carta di credito aziendale e tanto altro. Aveva tante auto a disposizione con autisti ma ha speso 471 euro per 17 taxi “senza dettaglio del percorso”. Una volta è andato a New York e tre notti all’hotel sono costati 1.815 euro. E tanto altro. Come il rimborso per 14 biglietti della metropolitana.

Sullo stesso quotidiano che riportava questa notizia in modo, ovviamente, molto particolareggiato, vi era anche un’altra notizietta che mi ha colpito. Un lavoratore afghano che lavorava in un forno è stato licenziato per aver “rubato” due filoni di pane destinati al macero. Naturalmente è stato licenziato.

Ecco, questa è la storia di due accattoni. Uno “grande” giornalista, l’altro “piccolo” lavoratore afghano. Uno si faceva rimborsare anche l’acquisto di un ferro da stiro, l’altro si è portato a casa due filoni di pane che dovevano essere mandati al macero. Sì, proprio due accattoni.

Fusione rassicurante con cravatta ‒ Carlos Tavares è il nuovo padrone di Fca-Peugeot e i giornali del gruppo Agnelli, sempre Fca, hanno pensato di fare al grande manager una bella intervista fotocopia. Tavares, padrone democratico, è andato a presentarsi negli stabilimenti del gruppo e Repubblica e Stampa hanno avuto un dubbio, fugace, solo di passaggio: ci si potrà fidare di ‘sto Tavares? La risposta dei due giornali è chiarissima e pregna di buon senso: «[Tavares] si presenta rassicurante, abito grigio, cravatta, camicia bianca aperta sul collo». Sarebbe stato meno “rassicurante” se la camicia fosse stata azzurra? Boh. Non è dato sapere. E gli operai possono stare tranquilli? La risposta di Tavares è tipica di uno che porta la camicia bianca aperta ma con la cravatta: “Sono innamorato di tutti i marchi… ma dovranno dimostrare di costruire il loro futuro”. La sera, quello che lavora alla catena di montaggio arriva a casa e la moglie subito domanda: «Caro, oggi hai dimostrato di costruire il futuro dei marchi?». «Certo ‒ risponde il marito ‒ Tavares ed Elkan possono stare tranquilli, il loro futuro è assicurato». Poi c’è la domanda delle domande, la domandona: «Dove avrà il quartiere generale Stellantis?». Risposta: «Chi va a farsi vaccinare si chiede forse dove sta il quartiere generale della società che produce fiale?». E tutto questo non sulla Gazzetta di Carrapipi, ma su due fra i più importanti quotidiani italiani. E poi tutti a domandarci: perché i quotidiani vendono sempre meno?


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