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Giorgio Albertazzi, addio al maestro di teatro

Salutiamo uno dei più grandi artisti di teatro, osannato in Italia, ammirato nel mondo. Si è spento Giorgio Albertazzi, aveva 92 anni.

di Piero Buscemi - sabato 28 maggio 2016 - 9085 letture

Tra le tante occasioni con le quali potremmo ricordare il maestro Albertazzi, ci sovviene in mente l’edizione 2003 del premio letterario Il Molinello. Eravamo ospiti nell’ombra di quell’evento, ansiosi e innervositi dall’attesa imposta dal protocollo e dal programma della serata di premiazione, perché ci eravamo recati a Rapolano Terme per poter ascoltare le parole, mai banali in tutta la sua vita, di uno dei più innovativi artisti e sempre al passo con i tempi di tutto il teatro italiano.

In questo paesino collinare della provincia di Siena, abbiamo avuto l’occasione della nostra vita. A pochi metri da quel palco, in un teatro troppo piccolo per ospitare gli appassionati e gli allievi spirituali dell’antica arte della commedia. E dei suoi interpreti. Eravamo lì ad attendere che il maestro entrasse in scena. L’occasione era il riconoscimento del premio speciale della giuria per il Teatro. Quei minuti, lenti e sofferti, contati tra le parole dei relatori e dei premiati delle altre sezioni del premio, si fermarono per sempre quando una voce strozzata dall’emozione riuscì a storpiare quel nome reale, annunciando la cerimonia di consegna di quel premio.

Giorgio Albertazzi fece ingresso sul palcoscenico e, a dimostrazione della sua gentile personalità, percorse qualche passo, quasi esitante, rivolgendo il suo plauso personale agli organizzatori della manifestazione e al pubblico presente. Fu come la metafora della carezza del re da portare a casa e imprigionare sul volto dei nostri figli. Come in tutte le altre occasioni che Albertazzi, solo per dovere recitativo, aveva interpretato quel ruolo.

Ci vollero dieci minuti buoni di un sorriso immenso dell’artista e le sue mani a chiedere umilmente un acquietarsi dell’entusiasmo irrefrenabile che dominava la scena. Un incontenibile pubblico non riusciva a bloccare quel movimento, quasi sincopato, delle mani che, applaudendo, cercavano un contatto più umano con l’attore. Poi venne il silenzio, come un rumore in dissolvenza che si mette da parte per lasciare spazio all’arte che si fa parola.

Albertazzi regalò in quell’indimenticabile occasione, la sua lezione di teatro, di letteratura, di cultura. Un alito di vento, quasi irriverente, riuscì a penetrare all’interno del teatro. Nessuno si pose il problema di verificare un’eventuale distrazione, truccata da uno spiraglio di porta lasciato incustodito. Quell’aria leggera e rivelatrice condusse per mano le parole dell’artista, su, fino ai palchetti più alti del teatro.

Neanche l’inizio effettivo della cerimonia di premiazione e gli sfacciati flash dei fotografi riuscirono a ridestare gli astanti, caduti in un oppiaceo trance di parole che solo un uomo dotato di un’immensa carezza intellettuale poteva pronunciare.

Si, noi vogliamo ricordarlo così. Nella sua veste di uomo che si concede ai suoi simili, tralasciando il ruolo di personaggio di successo, che il mondo ha avuto l’obbligo di riconoscergli. Peccato per chi non c’era...


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