La storia dell’uomo sembra un libro giallo pieno di misteri. Passiamo la vita a decifrarli. Carlo Lucarelli ci ha fornito alcune chiavi di interpretazione.
Il mistero ha da sempre affascinato l’uomo. Ne è attratto perché sente che c’è un’altra storia oltre quella che si vede. Cioè intravede qualcosa d’altro opposto alla luce del sole. Nella penombra. L’uomo crede che nel mistero egli possa trovare alcune risposte a quesiti che lo affascinano e angosciano durante tutta l’esistenza. Ci riuscirà? Anche questo è un mistero… Allora, egli comincia un viaggio alla ricerca di tutto quanto è nascosto ed apparentemente illogico. E’ un viaggio iniziatico. Gli solletica le corde sottili della curiosità. Lo mette al cospetto di quella parte non razionale del nostro io che spesso ci governa. Il mistero non è forse quello che vorremmo essere e che non possiamo essere? Su questo e altro abbiamo intervistato uno dei maestri del giallo italiano. A voi Carlo Lucarelli!
Quando nasce questa passione per il giallo e tutto quanto è mistero?
“Nasce con la lettura di buoni romanzi, come quelli di Raymond Chandler e di Giorgio
Scerbanenco. E poi con i film, naturalmente, Hitchcock e tutti i noir degli anni ’40 e ’50
che la televisione di quando ero ragazzino trasmetteva spesso al lunedì e al mercoledì. E gli
sceneggiati televisivi -ora si chiamerebbero fiction- come "Il segno del comando" o
"Belfagor" o quelli tratti da Durenmatt. Allora -ero un ragazzino, appunto- non avevo la
consapevolezza di leggere o vedere opere di "genere", mi lasciavo affascinare dal mistero
e mi lasciavo trasportare dalla narrazione.”
C’è qualcuno che l’ha indirizzata in questa direzione?
“Per quanto riguarda il giallo credo che la responsabile -o meglio, visto il genere, la
colpevole- sia mia madre. Leggeva molto e i mi passava i libri che le erano piaciuti senza
distinzioni di genere. Dopo un po’ mi sono accorto che quelli che più mi colpivano erano i
cosiddetti "gialli", i romanzi che parlavano di un mistero e lo raccontavano con una certa
tensione. Ma, ripeto, senza distinguere quelle storie dalle opere di altri generi.
Semplicemente era quello il modo di raccontare che mi dava più soddisfazione.”
Credo che il giallo come il mistero siano una scommessa per migliorare il grado di
conoscenza della nostra esistenza...
“Lo credo anch’io, come diceva Frederich Glauser, il giallo è un ottimo modo di dire cose
sensate.”
Perché l’uomo è così interessato a queste due entità?
“La pulsione verso il mistero appartiene ad un sentimento naturale come la curiosità. Se c’è
qualcosa che non so e che mi colpisce mi viene spontaneo cercare di conoscerla. E’ il
principio che sta alla base della scienza e della filosofia, oltre che della letteratura. E se
questo mistero mi fa paura allora si aggiunge l’aspettativa di una forte emozione, che
quando appartiene alla sfera dell’immaginario è gratificante perché so che non mi farà
veramente male. E’ naturale anche quel discutibile impulso che ci porta a guardare anche
l’orrore, quella morbosità di cui tanto si parla adesso quando si discute della
spettacolarizzazione della cronaca nera. E’ una cosa di cui dobbiamo essere consapevoli
per riuscire a gestirla in senso positivo. Se in autostrada c’è un incidente nell’atra corsia è
naturale lanciargli un’occhiata. Se questa dura una frazione di secondo e poi mi fa pensare
che è ora di controllare i freni, allora è positiva. Se dura di più e mi schianto contro quello
davanti allora no."
Ci può riassumere brevemente la sua bibliografia?
“Ho pubblicato il mio primo romanzo nel 1990, "Carta bianca" con Sellerio. Volevo
utilizzare quello stile e quel personaggio -il commissario De Luca- per raccontare le varie
fasi della storia d’Italia, ma c’erano contemporanee che lui non sarebbe riuscito a
raccontare e stili narrativi che non sarebbero stati adatti a lui. Così ho cercato altri
personaggi -l’ispettore Coliandro Grazia Negro- e altri stili -quello visionario di Guernica e
L’Isola dell’Angelo Caduto- e ho riassunto tutto nell’ultimo libro, L’Ottava Vibrazione. Nel
frattempo ho portato su carta quello che stavo facendo in televisione con "Blu Notte".
Senza negarmi nessun esperimento e nessun divertimento, come con Acqua in bocca,
scritto assieme ad Andrea Camilleri.”
Quando comincia ad appassionarsi dei misteri del nostro Paese?
“All’università studiavo storia e la storia del nostro paese è fatta per almeno metà di misteri,
segreti e fatti criminali. Inoltre, scrivendo romanzi noir, ho visto che certi meccanismi
avevano radici nel passato, gli stessi meccanismo che trovavo sulle cronache dei giornali e
nella vita quotidiana. Mi è venuto spontanee cercare di capirci qualcosa e raccontare quello
che avevo capito.”
Come mai tutti questi misteri? Forse non abbiamo risolto positivamente alcuni nostri
problemi morali ed etici?
“I misteri ci sono perché c’è chi li ha voluti e mantenuti. Non avremmo tutti questi lati
oscuri se parte di chi avrebbe dovuto fare luce non avesse invece insabbiato e depistato.
Non siamo mai riusciti a reagire con forza a questo stato di cose perché sì, abbiamo
problemi morali ed etici irrisolti. Fare i conti col passato, per esempio, e rinunciare agli
illusori privilegi che pretendiamo di mantenere. Bisognerebbe fare una piccola rivoluzione
che in termini morali ed etici costa, ed è una cosa che prima o poi dovremo affrontare.”
C’è una scia che parte dal secondo dopoguerra per dipanarsi lungo tutta la nostra Storia
più recente...
“Sì c’è un veleno che ha intossicato la nostra repubblica al suo nascere, e che prima aveva
intossicato anche l’Italia del Risorgimento. E’ il compromesso con gli ideali scarificati alla
ragione di stato, alla politica internazionale, agli interessi economici, che ha comportato un
sottogoverno nascosto, a volte, anzi spesso, anche criminale.”
C’è secondo lei un’unica matrice al terrorismo rosso e nero?
“No. Ma ci sono molti episodi da una parte e dall’altra conosciuti, gestititi e coperti dai
servizi nostri e stranieri.”
Quale giudizio da del nostro Paese alla luce di tutti questi misteri?
“Di un paese incredibilmente forte, altrimenti sarebbe già scomparso sotto tutti i colpi presi,
dalle stragi, agli scandali, ai tentativi di golpe. Ma allo stesso tempo incredibilmente
superficiale, altrimenti non ricadrebbe ogni volta negli stessi errori determinati dagli stessi
meccanismi. E spesso anche dalle stesse persone.”
C’è un mistero che l’ha indignato in modo particolare?
“Tutti. Ma siccome è una domanda che mi fanno spesso ho deciso di sceglierne uno, di
eleggerlo. E’ la strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980. Ci passo davanti quasi
tutti i giorni a quella stazione e vedo quel buco che mi ricorda tutti quei morti.”
Come affronta la conoscenza di un mistero?
“Come una tesi di laurea. Ho dei professori -i giornalisti con cui lavoro- che mi forniscono
le dispense -i dossier sugli argomenti- che io approfondisco assieme a loro con la lettura di
libri, documenti, testimonianze e materiale video. Alla fine cerco di sintetizzare tutto in
una specie di tesi di laurea. Che inevitabilmente non chiude la questione ma porta ad un
altro mistero da approfondire.”
Come si evita il pericolo di costruire proprie verità a discapito del reale svolgimento
dei fatti?
“Non è facile. Bisogna confrontare tutti i punti di vista, dare voce a tutti, e cercare conferme
se non della certezza di una tesi almeno della sua credibilità. Dimenticarsi delle logiche
politiche o anche solo emotive per applicare soltanto quella del buon senso. E raccontare
tutto comunque. Anche così, inevitabilmente, si arriva ad una visione parziale. Ma almeno
a questa si accompagnano gli strumenti e gli elementi per elaborarne una propria.”
Cosa prevede il futuro per Carlo Lucarelli?
“Scrivere il più bel libro che sia mai stato scritto nella storia della letteratura. O almeno,
cercare di scriverlo.”
Una frase che lei gradisce sempre ricordare per evidenziare le peculiarità del suo
mestiere?
“La diceva Giorgio Scerbanenco: per scrivere bisogna averne voglia, è come stirare, se non
ne hai voglia lo fai male. Significa che l’ispirazione, il fulmine che ti colpisce, quello dei
poeti, ce lo dovresti avere sempre, tutti i giorni, sempre le orecchie aperte per una nuova
storia e i nervi tesi per un nuovo stimolo, questo è il narratore.”
Il mistero non rappresenta in nessun modo un aspetto deviante o morboso dell’uomo. he imperdonabile errore credere questo! Anzi, grazie al mistero potremmo recuperare quel lato “sacrale” del nostro essere che l’imperante materialismo ha via via diluito. Rendendo di fatto la nostra vita un fatto meramente meccanico e di pura apparenza. Già…non riusciamo più a “vivere vitam” come ci insegnavano i maestri Latini.
Per maggiori informazioni: Carlo Lucarelli