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Georgia:la statua della discordia

Pubblicato il 25 di settembre sul blog di Vision

di Emanuele G. - mercoledì 25 settembre 2013 - 1960 letture

Il buon Vico ci ha messo in guardia dai corsi e ricorsi della storia nel senso che non bisogna credere che la medesima sia immutabile. E’, bensì, il risultato di eventi che si manifestano, scompaiono e riappaiono dopo un po’. Questo sta succedendo in Georgia. Come molti di voi saprete Stalin era originario proprio del paese collocato nel Caucaso Meridionale.

La Georgia ha sempre avuto un debole per il ferreo dittatore comunista tant’è che statue inneggianti a Stalin sono sparse per tutto il paese. Tuttavia, l’ascesa al potere del Presidente Saakashvili – noto per le sue posizioni filo-americane – aveva rallentato, non di poco, l’agiografia ufficiale in favore di Stalin. Infatti, egli stesso aveva imposto alle autorità municipali di Gori di rimuovere la statua dedicata a Stalin collocata nella piazza principale. Passano appena tre anni ed eccola nuovamente campeggiare nel centro di Gori. Il ricollocamento della statua è da addebitarsi al consiglio comunale del principale porto georgiano che con opportuna delibera aveva deciso di rispolverare Stalin e posizionarlo in bella evidenza nella zona più centrale della città.

Cosa c’è dietro a tale notizia in apparenza scarsamente significativa? E’ la spia di uno scontro – oramai non più latente – fra il Presidente Saakashvili e il neo Premier Ivanishvili reputato molto vicino a Putin. Insomma, la lotta politica in Georgia la si fa anche ricorrendo a una statua. Statua che serve ai contendenti (Saakashvili e Ivanishvili) a misurare la propria relativa forza in attesa delle prossime elezioni presidenziali che vedranno in maniera sicura Ivanishvili lanciare il guanto di sfida all’uscente Saakashvili. Non c’è – attenzione – solo la lotta politica interna, giustamente da porre sotto la lente di ingrandimento, ad avere l’onore della cronaca, ma qualcos’altro ben più importante e rilevante. Mi riferisco al delicato scacchiere del Caucaso dove l’unico paese ad opporsi allo strapotere di Mosca nell’area è la Georgia. Mentre Armenia e Azerbaigian sono piuttosto vicini alle posizioni di Mosca. Capirete che se dovesse vincere Ivanishvili la situazione nell’area tenderebbe alla normalizzazione totale poiché Mosca ritornerebbe a dominare in lungo e largo il Caucaso.

Ciò provocherebbe, in seconda battuta, un arretramento delle mire geostrategiche americane nell’area poiché verrebbe a mancare l’alleato più prezioso e vitale. Ossia quel Saakashvili la cui stella è da tempo tramontata. La faccenda della statua ci dovrebbe insegnare a capire che i giochi geostrategichi non si evolvono soltanto mediante eventi “macro”, ma, anche, mediante eventi in apparenza “micro” qual è la querelle riguardante la statua di Stalin a Gori. Si dovrebbe, pertanto, avere un approccio più profondo e meno superficiale nei confronti dei fatti che accadono a livello internazionale. Una maggiore attenzione eviterebbe di commettere errori grossolani ed assicurerebbe a qualsiasi paese una visibilità internazionale meglio costruita e avente “feedback” più positivi. Per concludere, la politica internazionale non dovrebbe considerare l’esperienza “x” conclusa per sempre ed attenersi ad un’analisi più approfondita di ogni dettaglio anche all’apparenza insignificante e di poco conto.

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