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Genova per noi: Cronaca di un disastro annunciato

Intorno alle 12.00, sul cavalcavia sulla autostrada A-10, che collega Genova verso la Riviera di Ponente e la A-26, accade l’apocalisse. Il viadotto Morandi collassa, sono 43 le vittime finora accertate
di Redazione - mercoledì 15 agosto 2018 - 903 letture

Sono ancora morti e lacrime, rabbia e dolore, a segnare questa infausta estate. Intorno alle 12.00 [del 14 agosto 2018], sul cavalcavia sulla autostrada A-10, che collega Genova verso la Riviera di Ponente e la A-26, accade l’apocalisse: il collasso dei piloni, il crollo, tir e auto che si schiantano da 50 metri di altezza, fumo e macerie sul fiume e sulle abitazioni sottostanti. Ai piedi del ponte Morandi c’è tutta la fragilità del nostro Paese. Un Paese che sempre più spesso è costretto a contare i morti in quelli che ex post vengono definiti disastri evitabili, addirittura annunciati. Trentacinque le vittime accertate fino ad ora, ma si teme che il bilancio possa essere ancora più grave.

Ci sarà il tempo per le analisi approfondite, per la legittima battaglia politica. Per adesso crediamo sia doveroso stringerci attorno alle vittime, ai loro cari, ai feriti e a chiunque abbia perso qualcosa in questa catastrofe ancora dai contorni poco nitidi.

A caldo, appare inequivocabile che ci sia un problema di sicurezza nella rete di trasporto italiana, sia ferroviaria che stradale. Le stragi di Viareggio, Andria, Pioltello - per citare solo gli episodi più recenti – si sommano ai viadotti crollati su strade e autostrade. Quello genovese è il quarto in meno di due anni, dopo i crolli avvenuti il 28 ottobre 2016, lungo la statale 36 Milano-Lecco, ad Osimo il 9 marzo 2017 sulla A14, con due morti e due feriti, sulla tangenziale di Fossano – in provincia di Cuneo – il 18 aprile 2017.

Incuria, scarsa manutenzione, minimizzazione dei costi per la verifica costante delle opere; sono tutte concause dei macro-processi di privatizzazione e finanziarizzazione che hanno investito tutte le infrastrutture viabilistiche del Paese negli ultimi decenni. La A-10, come la maggior parte delle autostrade italiane, è in concessione al colosso multinazionale Atlantia (fino al 2007 Autostrade S.p.A), il cui maggiore azionista è la famiglia Benetton. Proprio il Ponte Morandia sarebbe stato lo snodo principale della Gronda di Genova, una grande opera relativa alla costruzione d’una nuova autostrada dal capoluogo ligure verso nord, finanziata nel 2017 dal governo Gentiloni per 4,5 miliardi di euro. Ma la tenuta del ponte da tempo suscitava perplessità tra gli addetti ai lavori e proprio in queste ore stanno balzando agli onori della cronaca alcune dichiarazioni fatte dall’ing. Antonio Brencich, professore associato di Costruzioni in C.A. e C.A.P. dell’Università di Genova. L’ingegnere, in una intervista rilasciata nel 2016 a Primo Canale, parlava di criticità strutturali relative a tre ponti costruiti in Italia da Riccardo Morandi negli anni Sessanta a Genova, Catanzaro e Agrigento. Diceva il professore in un’altra intervista, rilasciata al sito Ingegneri.info: «Il Viadotto Morandi ha presentato fin da subito diversi aspetti problematici, oltre l’aumento dei costi di costruzione preventivati, è necessario ricordare un’erronea valutazione degli effetti differiti (viscosità) del calcestruzzo che ha prodotto un piano viario non orizzontale. Ancora nei primi anni ’80 chi percorreva il viadotto era costretto a fastidiosi alti-e-bassi dovuti a spostamenti differiti delle strutture dell’impalcato diversi da quelli previsti in fase progettuale. Solo ripetute correzioni di livelletta hanno condotto il piano viario nelle attuali accettabili condizioni di semi-orizzontalità»

Al di là di queste brevi note di carattere ingegneristico, registriamo che il dibattito pubblico in queste ore è frenetico, come sempre accade dopo episodi simili. Ma rischia di rimanere opinionismo d’accatto, o al peggio speculazione tout court, se non mette in evidenza le responsabilità sistemiche di una cultura economica e politica che continua a tenere la barra dritta verso il modello delle grandi opere, della devastazione ambientale e umana, della speculazione finanziaria sui territorio che è nemica della loro messa in sicurezza.

Per questa ragione vogliamo dare voce a quelle realtà che nei territori si battono da anni, per salvaguardare e proteggere l’ambiente e la vita delle persone.

Questo articolo è stato pubblicato su GlobalProject.


Ultimo aggiornamento: 15 agosto 2018, ore 17:08



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