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Genova, al via processo contro 26 no global

I legali invocano la Cirami. I portavoce del social forum si autodenunciano.
di Cesare Piccitto - giovedì 4 marzo 2004 - 4544 letture

di Alessandro MANTOVANI INVIATO A GENOVA manifesto.it

Comincia con una mossa dei difensori il processo ai 26 no global accusati di devastazione e saccheggio per il G8 di Genova. Anna Maria Alborghetti, legale di due giovani disobbedienti del centro sociale Pedro di Padova, ha depositato un’istanza per chiedere la rimessione del processo ai sensi della famigerata legge Cirami sul legittimo sospetto. E’ dunque destinato a una sospensione il dibattimento che si apre stamattina nell’aula bunker del tribunale, tra manifestazioni di solidarietà agli imputati e polemiche sulle eccezionali misure di sicurezza, con tanto di strade transennate e una piccola zona rossa. La decisione sull’eventuale trasferimento del processo spetta alla cassazione. L’istanza dell’avvocato Alborghetti sottolinea che tutti i genovesi, magistrati compresi, sono stati coinvolti, direttamente o indirettamente, in una vicenda enorme come quella del G8. Ricorda l’eccezionale blindatura del palazzo di giustizia disposta dalla procura generale sin dall’udienza preliminare. «A Genova - spiega l’avvocato Alborghetti - non c’è un clima che garantisce serenità di giudizio ai magistrati». L’avvocato chiarisce anche che «l’istanza, depositata prima dell’udienza, non è diretta ad personam nei confronti del tribunale chiamato a giudicare», la II sezione presieduta dal giudice Devoto. Nell’istanza sono invece indicati una serie di provvedimenti del gip e del gup come oggetto di sospetti di parzialità.

Non è il primo tentativo di portar via da Genova i processi del G8. Ci hanno già provato senza risultati, con altre motivazioni e altre procedure e senza (ancora) ricorrere alla Cirami, alcuni dei difensori dei funzionari di polizia indagati per le molotov fasulle utilizzate per giustificare gli arresti arbitrari e il pestaggio alla scuola Diaz. E ci riproveranno, a quanto pare. Anche per questo l’iniziativa dell’avvocato Alborghetti non convince altri legali dei no global: se davvero il legittimo sospetto arriverà in cassazione sono pronti a depositare memorie che chiedono di lasciare il processo a Genova.

E intanto in città la tensione sale. Domenica il procuratore aggiunto Giancarlo Pellegrino ha difeso l’operato dei magistrati sul Secolo XIX, sostenendo che tutti i reati sono stati perseguiti e questo non poteva che scontentare, al tempo stesso, poliziotti e no global. In comune il centrosinistra si è spaccato sulla scelta di costituirsi parte civile contro i 26 giovani, considerati i capri espiatori di una vicenda più grande di loro. Attestati di solidarietà agli imputati arrivano dai settori più radicali del movimento come anche da Fiom e Cgil. Si autodenunciano per devastazione e saccheggio, infine, i portavoce del Genoa social forum che insieme a Vittorio Agnoletto trattarono con le autorità per le manifestazioni del 20 e 21 luglio 2001: «Contestiamo il tentativo in atto di ribaltare la verità, dando una rappresentazione di una città in preda alla follia devastatrice dei manifestanti. Ricordiamo, invece, che in quei giorni ci fu una vera e propria sospensione dei diritti civili e politici, i manifestanti furono vittime di una repressione inaudita che costò la vita a Carlo Giuliani. Ci autodenunciamo come responsabili di tutte le iniziative discusse e decise e di tutte le azioni promosse e praticate», scrivono tra gli altri Agnoletto, Bernocchi (Cobas), Bersani (Attac), Bolini (Arci), Caruso e Casarini (Disobbedienti), De Cristofaro (Prc), Mecozzi (Fiom), Muhlbauer (Cobas), Paladini (Movimento antagonista toscano).

Stamattina alle 8,30 parte un corteo dalla scuola Diaz, poi bisognerà vedere cosa succede nei pressi del tribunale. Nell’aula l’accesso sarà limitato a cento persone ma questura e Digos stanno negoziando «turni» di avvicendamento per assistere al processo.

Altra benzina sul fuoco è arrivata ieri da Claudio Scajola: «E’ giusto che chi ha sbagliato paghi - ha dichiarato l’ex ministro dell’interno - e soprattutto che non si pensi di far credere che chi ha devastato Genova possa essere considerato una vittima». Non male per un ministro che ha ammesso di aver dato l’ordine di sparare. Durante il G8 le forze dell’ordine esplosero (secondo i dati ufficiali) almeno 18 colpi di pistola, oltre a quelli indirizzati contro il 23enne Giuliani.


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