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Gaz Auto: i primi tre giorni del caso Volkswagen

Si scrive Volkswagen, si pronuncia Fòlks-vàghen, si intende la potenza economica e costruttiva della "fortezza" Germania. In questi giorni sorpresa con le mani nella marmellata a truffare sui dispositivi anti-inquinamento delle proprie auto. Speciale di Girovidite con un ebook antologico sul "meglio"/peggio di quello che è apparso sul web allo scoppio del "caso" Volkswagen

di Redazione - sabato 26 settembre 2015 - 2323 letture

Dall’introduzione all’e-book Gaz Auto che potete scaricare gratuitamente in questa pagina da qui:

PDF - 4.9 Mb
gaz auto : i primi tre giorni

Nell’era del digitale e della "rivoluzione informatica" sembra che le "ragioni" dell’economia tradizionale, i dinosauri dell’economia di base, vogliano prendersi una rivincita. L’uso che del digitale che una casa automobilistica come la Volkswagen ha fatto è quanto di più criminale ci sia. Innanzitutto per la sfiducia che ingenera nella popolazione mondiale ridotta a "cittadini consumatori" (consumatori senza diritto di cittadinanza), E soprattutto per l’attentato all’ambiente che tali pratiche comportano, nel momento stesso in cui tutto il globo è investito dal problema del riscaldamento globale e dalle conseguenze che l’avidità dello sviluppo capitalistico (privato e coordinato dagli Stati nazionali) sulla salute e sull’ambiente, sul nostro ecosistema.

In Italia, dopo la "marcia dei 40 mila" a Torino con cui fu bloccata la stagione di lotte operaie riavviatasi nel 1969, abbiamo assistito agli anni Ottanta e Novanta in cui si disse che l’operaio era morto, la fabbrica non era più elemento centrale di sviluppo. Le ristrutturazioni interne sono così avvenute nell’indifferenza generale: dall’assorbimento all’interno della FIAT di tutte le case automobilistiche indipendenti italiane, alle varie scelte di localizzazione di stabilimenti (Melfi, Termini Imerese) e alle imposizioni interne di regole e tempi di vita di sfruttamento di una forza lavoro che doveva mantenere bassi i salari e gli apporti tecnologici alle "cose" che produceva. All’improvviso, nel primo decennio del XXI secolo abbiamo riscoperto la fabbrica: che nel frattempo aveva cambiato bandiera, era diventata FCA ed ha trasferito il vertice altrove; i presidenti del Consiglio fanno a gara a presenziare all’inaugurazione delle "nuove" fabbriche del pensiero unico automobilistico, alla ricerca di un incremento contabile del PIL. Fabbriche non più destinate alle auto di tutti, ma alla produzione dei suv dei ceti medi-alti e alti. Purché gli operai restassero buoni, con salari minimi e orari di lavoro da schiavi.

Abbiamo provato a raccogliere, per nostro uso e consumo interni, i materiali che via via abbiamo trovato sul web, per cercare di seguire meglio la vicenda. Sono "i primi tre giorni" dallo scoppio del bubbone Volkswagen nel mondo dei giornali. Un "corpus" che già oggi è vecchio, dato che giornali e media hanno all’improvviso scoperto il problema (fino a quando?). Occasione da non perdere per poter tornare a parlare di sviluppo e di qualità dello sviluppo, qualità di vita nelle fabbriche e fuori dalla fabbrica. Un discorso che non riguarda solo la Volkswagen, ma che investe tutto il "nostro" sistema di produzione, di consumo e di vita.



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