Gattopardi e boiardi

Le Fiamme Gialle s’interessano degli stipendi dei poveri dirigenti Alitalia. Hanno sgobbato per anni ed ora sono indagati. Questo è un povero Paese senza giustizia
di Adriano Todaro - giovedì 18 settembre 2008 - 1672 letture

Sono molto preoccupato per la sorte futura di Maurizio Prato. Un mio amico? In realtà non lo conosco proprio e non ho mai avuto il piacere e l’occasione di stargli vicino. Sono, però, preoccupato ugualmente perché Maurizio Prato, che di mestiere fa il presidente, è al centro di un’indagine delle Fiamme Gialle per via della sua retribuzione come amministratore delegato dell’Alitalia.

Classe 1941, questo amabile e distinto personaggio, è stato nominato ai vertici dell’Alitalia il 1° agosto 2007, quando l’azienda era già alla deriva. Quindi, lui, non c’entra nulla con il collasso Alitalia. Lui ha pensato solo a lavorare sodo, non guardando gli orari, sacrificandosi affinché la compagnia di bandiera italiana andasse bene. In cinque mesi ha portato a casa 326.414,00 euro che non sono poi neppure molti per uno che va a lavorare tutti i giorni. In pratica, ogni volta, che timbrava il cartellino, noi italiani lo fornivano di 2.170 euro. Capite bene che con quello che costa oggi il pane e la pasta, la signora Prato ci stava dentro appena appena. Per fortuna il governo ha riconosciuto il suo sacrificio e gli ha dato un “premio di risultato” di 83.333,33 euro.

Prima di lui, all’Alitalia, c’era Giancarlo Cimoli, un altro sgobbone. Proveniva delle Ferrovie dello Stato come del resto anche Prato che dirigeva “Grandi Stazioni SpA”. Questo Cimoli, nel 2006, quando l’Alitalia subìva perdite per 626.000.000 euro, aveva uno stipendio di 1.536.000 euro. Ogni giorno portava a casa più di 4 mila euro. Con lui al vertice delle Ferrovie, non si parla più di licenziamenti, ma di “snellimento del personale” che è molto più fine. I risultati della sua presidenza sono catastrofici e nel 2004 se ne va. Liquidazione: 6 milioni e 700.000 euro. Alle Ferrovie lo aveva nominato il governo Prodi, all’Alitalia il governo Berlusconi. Lui ce la mette tutta per far fallire l’Alitalia e il governo lo premia con una buona uscita di 3 milioni di euro. D’altronde è giusto. Non tutti sanno far perdere la propria azienda così tanto.

Non mi preoccupa affatto, invece, la carriera di Mauro Moretti che dal settembre 2006 è amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato SpA. Questo va avanti come un treno veloce, brucia le tappe e, forse, un giorno, un posto nella nuova Cai-Alitalia glielo troveranno. Uomo del centro-sinistra, è stato segretario nazionale Cgil Trasporti.

Moretti è un ingegnere che ha le idee molto chiare sui trasporti e, soprattutto, sui lavoratori dei trasporti. Nel 2003, la trasmissione tv Report, fa parlare alcuni macchinisti i quali denunciano il ruolo decisivo di Mauro Moretti nello smantellamento dei reparti di manutenzione. Quando quest’anno è licenziato Dante De Angelis, il ferroviere responsabile della sicurezza perché denuncia che alcuni ETR 500 si sono spezzati, l’amministratore delegato delle Ferrovie dichiara che il licenziamento è giusto.

Mauro Moretti, come tanti, è affetto da strabismo. Lui sta seduto al centro delle Ferrovie, ma con un occhio guarda a destra e con l’altro a sinistra. Non si sa mai. Intanto porta a casa 1 milione e 100 mila euro lordi. Poi si vedrà.

Le cose, nel nostro Paese stanno proprio cambiano. Nella forma e nel metodo. Del resto, tanto tempo fa, diceva le stesse cose anche Giuseppe Tomasi da Lampedusa nel suo “Gattopardo”.


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