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Galli della Loggia e Monti: riflessioni sull’Italia di oggi


Due editoriali per pensare a cosa è oggi il nostro paese e per capire come potrebbe esserlo nel futuro.
martedì 11 gennaio 2011, di Emanuele G. - 541 letture

Di recente sul Corriere della Sera sono apparti due autorevoli interventi a firma di Ernesto Galli della Loggia e di Mario Monti.

Si tratta di due personalità di primissimo piano nel panorama culturale del nostro paese e non hanno bisogno, certo, di presentazione. Gli articoli, pur parlando di cose differenti, partono da un punto comune ed univoco. Il fatto che l’Italia appaia un paese in sofferenza e privo di punti di riferimento condivisi, forti e unenti.

L’articolo del prof. Galli della Loggia intitolato "Un disperato qualunquismo" parte da una disamina breve ed incisiva sulla situazione di profondo appannamento in cui versa l’Italia. Non c’è bisogno di leggere i report economici e sociali per accorgersene. Basta sentire lo spirito dei tempi. Andare in giro. I mali che ci affliggono sono noti a tutti noi. Purtroppo. Le ragioni sono molteplici. Hanno un’origine antica. Altro che. Ma se ci fate caso si è preferito non intervenire e non scegliere. L’Italia ha scelto di divagare, di perdere tempo, di non prendere posizione. Alla fine tutto questo si paga. E pesantemente. Da anni c’è un cappio che ci sta lentamente asfissiando. La conseguenza logica dovrebbe essere un mobilitarsi per rimediare allo sfascio del presente, ma assistiamo al silenzio generalizzato. Che parte, prima di tutto, dalla classe politica. Immobile. In perenne silenzio. Incapace di dare una scossa positiva al paese. Ripetitiva. Irreale. Ridicola. Che non fa nulla. Che preferisce rendere eterne liturgie oramai prive di senso. Per rimarcare il senso dell’articolo ne riporto il paragrafo conclusivo.

"...Nelle pagine e pagine dedicate dai giornali alla politica diventa sempre più difficile distinguere il vero dal falso, scorgere qualche spicchio di realtà tra i fumi dell’aria fritta. È così che alla fine siamo condannati a questo necessario, disperato, qualunquismo. Agli italiani non sta restando altro. Disperato perché frutto dell’attesa vana che finalmente da dove può e deve, cioè dalla politica, venga una parola di verità sul nostro oggi e sul nostro ieri. Una parola che non ci esorti - e a che cosa poi? A credere in un ennesimo partito, in un’ennesima combinazione governativa? - ma che ci sfidi: ricordandoci gli errori che abbiamo tutti commesso, i sacrifici che sono ora necessari, le speranze che ancora possiamo avere. Per l’Italia è forse iniziata una corsa contro il tempo, ma non è affatto sicuro che ce ne resti ancora molto."

Meno pugnace. Altrettanto forte - comunque - nei toni l’articolo del prof. Monti. Titolo dell’articolo " Meno illusioni per dare speranza". Per il prof. Monti l’Italia ha vissuto negli ultimi anni una duplice illusione. Quella marxista e quella berlusconiana. La prima ha fatto credere ai lavoratori che avrebbero potuto conquistare il paradiso. Così non è stato. Il problema è che tale illusione con il passare del tempo si è irrigidita diventando un valore etico a sé stante. Mentre un maggiore pragmatismo avrebbe prodotto migliori effetti sulla vita complessiva del ceto operaio del nostro paese. Di tutt’altra specie l’illusione di Berlusconi. Ha fatto credere che in Italia fosse ancora presente il pericolo rosso e che era in atto una meravigliosa rivoluzione liberale. Nulla di più falso. Il risultato è che gli italiani hanno una limitata contezza della drammatica situazione del loro paese.

Giustamente il prof. Monti elogia gli interventi del Presidente Napolitano: "...Ma, come ha detto il presidente Napolitano, «non possiamo consentirci il lusso di discorsi rassicuranti, di rappresentazioni convenzionali del nostro lieto vivere collettivo». L’illusionismo berlusconiano non fa sentire al Paese la necessità delle riforme, che comunque l’illusionismo marxiano e il cinismo delle corporazioni provvedono a rendere più difficili. Eppure, la riforma dell’università e la riforma della contrattazione indicano la strada, mostrano che è possibile percorrerla. Se si procederà così, le gravi tare dell’Italia elencate da Ernesto Galli della Loggia (Corriere, 30 dicembre) potranno essere rimosse in cinque o dieci anni, senza cedere al «disperato qualunquismo»."

Cosa dire in sede di conclusione? Che abbiamo di fronte un paese BLOCCATO che non prende coscienza del proprio essere. Prigioniero di blocchi monolitici contrapposti, di false prese di posizione meramente ideologiche, di una dinamica sociale quasi nulla e di silenziose illusione. Cosa sortirà la situazione? Non siamo in possesso della sfera di cristallo. Uno sbocco potrebbe essere un «disperato qualunquismo». Un altro la nostalgia di un potere forte, ma non è anche questo qualunquismo? L’ideale sarebbe un nuovo risorgimento. Allora il quesito è: chi dovrebbe impersonarlo? Quali risorse mobilitare? Si riuscirà a scuotere la naturale propensione degli italiani a una indifferente e tranquilla navigazione?

Siamo in mezzo a un guado e il buio ipotizzato dal prof. Cacciari sembra, al momento, l’ipotesi più plausibile. Purtroppo.

Appendice:

Link articolo Galli della Loggia

Link articolo Monti

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