«Che cessino immediatamente le operazioni militari… si riprenda il cammino dei negoziati». Queste le parole di Papa Benedetto XVI durante la preghiera dell’Angelus di domenica scorsa nella piazza del duomo di Bressanone. Un appello per la pace nel Caucaso che tutt’ora sembra rimanere inascoltato.
Continuano infatti i combattimenti e sono già circa 30.000 i profughi che cercano rifugio, sia verso il sud della Georgia che verso la Russia, nell’Ossezia del Nord, dove si stanno organizzando campi profughi per l’accoglienza degli sfollati.
Liana Mkheidze, program manager di Caritas Georgia conferma che sono migliaia i rifugiati civili che cercano rifugio nella capitale georgiana, Tblisi, o in Russia, dove Sergey Basiev, direttore della Caritas diocesana di Vladikavkaz, sta organizzando i primi soccorsi. Tuttavia le comunicazioni rimangono difficili e le frontiere della Georgia bloccate.
Le Caritas nazionali della Georgia e della Russia, che si sono attivate fin dalle fasi iniziali del conflitto, hanno avviato una prima distribuzione di aiuti alimentari, prodotti di prima necessità, materiale sanitario (bende, cerotti,medicinali) anche per gli ospedali della capitale.
A supporto delle Caritas locali, è già attivo un gruppo di lavoro coordinato dalla Caritas Internationalis, che lancia un appello alle parti in conflitto per la creazione di corridoi umanitari nelle aree colpite così da non impedire il lavoro degli operatori con le popolazioni coinvolte.
Il Network Caritas, compresa Caritas Italiana, ha messo subito a disposizione delle Caritas locali una somma iniziale di 250.000 € per le prime emergenze e le future attività di riabilitazione necessarie dopo la fine del conflitto.
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