28 gennaio 2008, di :
Cassandro
Penso che ci sia un po’ di confusione, vediamo di fare chiarezza su alcune questioni.
Credo perciò che sia necessario partire da alcune domande:
a) Ha lo stato il dovere di tutelare la salute dei suoi cittadini?
b) In Italia detta tutela è assicurata in modo accettabile in tutto il territorio nazionale e nei diversi ambiti lavorativi?
c) Sino a che punto può spingersi lo stato per assolvere a quei compiti di tutela? In altre parole, può lo stato limitare i diritti di libertà personale in nome della tutela della salute del titolare di quei diritti?
Alla prima questione (retoricamente) posta, la risposta è ovviamente affermativa (art.32 Cost.),salvo specificare ulteriormente il significato dell’affermazione. In un paese civile la tutela effettiva della salute e dell’incolumità dei cittadini, di tutti i cittadini, minori e adulti, operai e professionisti, uomini, donne e/o altro, cattolici, atei, agnostici o buddisti,non può che essere un pilastro di un sistema di welfare fondato sulla solidarietà tra i consociati ( altri pilastri sono la previdenza e l’assistenza sociale).
b) Ma, ovviamente, questa non può restare una vuota petizione di principio: assicurare dette tutele significa .... ...lascio a chi legge cosa significa, alla luce di quanto accade a Napoli e altrove con lo smaltimento dei rifiuti, degli incidenti nei cantieri e nelle fabbriche che causano un numero impressionante di morti e di feriti, delle liste di attesa per operarsi o per beneficiare di una visita specialstica (previo pagamento di un ticket adeguato), dei numerosi decessi durante i calvari da un ospedale all’altro per mancanza di posti o di attrezzature adeguate, della sicurezza di tante strade della morte, e così via.
Allora la risposta alla seconda domanda dev’essere no: uno stato che punisce con la multa chi fuma o chi non indossa la cintura di sicurezza o chi si ubriaca non si legittima come uno stato che si prende cura dei suoi cittadini, se poi non è in grado di assicurare a tutti, ovunque e sempre, una sufficiente assistenza sanitaria, sicurezza sul lavoro e sulle strade, ecc.
c) Alla terza domanda ritengo si debba dare una risposta per quanto è possibile precisa.
E’ fuori di dubbio che lo stato, al fine di tutelare la salute di tutti, debba limitare le libertà di ciascuno di noi: la nostra libertà trova un limite nella libertà e nei diritti degli altri. Fa bene quindi lo stato a punire l’eccesso di velocità, la guida in stato di ebrezza, la carenza delle strumentazioni di sicurezza negli automezzi, il fumo nei locali pubblici e quant’altro può costituire una minaccia per il prossimo.
Ma il fumo, il casco o la cintura di sicurezza non indossati chi minacciano? si dirà: minacciano la salute o l’incolumità dell’autore di tali comportamenti o omissioni, e lo stato dovrà sostenere delle spese sanitarie aggiuntive per fare fronte ai suoi malanni.
Questo argomento, a pensarci bene, è solo apparentermente convincente e presta il fianco a un paio di obiezioni.
In primo luogo, uno stato che si erge a papà dei suoi cittadini considera questi ultimi, implicitamente, dei minorenni i cui comportamenti non sono corregibili se non con la forza della legge. Dei minorenni che non sanno fare buon uso delle proprie libertà e che finirebbero col farsi del male da soli, degni quindi di essere costretti a non farsi del male.
Si profila il reato di abuso di mezzi di correzione, visto che non ci si accontenta delle campagne di sensibilizzazione.
La seconda questione, quella relativa alla spesa che lo stato deve sostenere in conseguenza dei comportamenti sconsiderati dei suoi cittadini minorenni, è ancora più insidiosa e fuorviante: se si accetta il principio del chi è cagion del proprio mal pianga se stesso, della malattia come peccato, allora si dischiudono scenari che hanno del comico. Forse del tragi- comico- totalitario.
Nei paesi occidentali, come si sa, una delle principali cause di malattia e di morte sono le patologie cardio vascolari. L’insorgenza e la gravità di esse sono strettamente correlate alla scarsa attività fisica e alle errate abitudini alimentari.
Ebbene, se in nome del risparmio sulla spesa sanitaria si giustificano, non solo le campagne di sensibilizzazione e le varie educazioni alla salute, cose accettabili, ma anche leggi che infliggano dure penitenze agli oltranzisti della mortadella e del Mc Donald, che ne direste di una dieta di stato imposta con legge? e di uno stile di vita sano, all’insegna dell’esercizio fisico mattutino stabilito con decreto del ministro della salute?
E se la benemerita scienza scoprisse che, per stare bene e in salute, bisogna rientrare in un range ottimale di copule settimanali o mensili, che ne diremmo di sottoporci al controllo legale dei nostri discorsi settimanali per verificare quante volte usiamo il verbo essere correttamente? Magari mediante installazione di un apposito dispositivo elettronico piazzato in prossimità del calamaio?
E’ un discorso iperbolico? negli USA, dove possiamo intravedere la proiezione del nostro presente, non per tutto ovviamente, ma per il peggio che quel grande paese può offrirci, sono già state avanzate proposte di legge per combattere la piaga dell’obesità popolare prevedendo per gli ingordi sanzioni esemplari.
D’altronde, non siamo il paese dei papà impotenti che chiedono allo stato-papà di far chiudere prima, e per tutti, le discoteche (come se la ricerca dello sballo o l’incapacità di gestirsi fosse provocata dagli orari di queste ultime)?
Penso che sia urgente richiamare dall’esilio, dove i ragazzi incoraggiati dalle loro scuole l’hanno recluso, il Senso critico, che ramengo sopravvive in qualche testa bizzarra.
Saluti. Cassandro