Sei all'interno di >> :.: Primo Piano | Guerre Globali |

Fuggendo l’Africa

Africa non richiama soltanto il fenomeno dell’immigrazione, il pensiero accosta il Continente nero ad ataviche ed infinite guerre.
di Piero Buscemi - mercoledì 23 dicembre 2020 - 702 letture

Il periodo finale dell’anno è quello che più di altri risveglia, o almeno dovrebbe, le coscienze dormienti negli altri mesi di coloro che sentono il bisogno di avvicinarsi ad un sentimento di solidarietà dettato da svariati motivi che vanno da un coinvolgimento mistico ad un più semplice inventario della propria vita che si appresta a vivere un nuovo anno.

Anche in questa ondata di sollecitata sensibilità a quanto succede nel mondo, emerge sempre una sorta di discriminazione degli argomenti, se non proprio delle sofferenze non equamente distribuite nei vari angoli del globo. E’ il periodo anche in cui occorre soddisfare il bisogno di solidarietà, non importa se opportunamente accantonato nei precedenti undici mesi, ma necessario per trovare il giusto riscatto ad una eccessiva distrazione supportata da sguardi indirizzati verso altre priorità e il tempo, sempre tiranno che riunisce tutti in impegni inderogabili.

La discriminazione, come abbiamo accennato, è l’ago della bilancia di questo pathos da riporre nella sua custodia già all’alba successiva della notte di San Silvestro. C’è un’amnesia che prevale sulle altre e che neanche questo clima di mestizia indotta e ricercata del periodo natalizio riesce a sdoganare. E’ la presa di coscienza che il mondo è perennemente in guerra e che una buona fetta del mondo che rivendica questa peculiarità è rappresentata dall’Africa.

In procinto di salutare il 2020 con tutte le premesse, le considerazioni, i propositi e le speranze rivolte al 2021, appare inspiegabile e sembrerebbe anacronistico dover fare i conti ancora con il fenomeno bellico quale quotidiano stile di vita dell’uomo moderno. La realtà ci riporta immediatamente con i piedi per terra e a questo dramma, come non mai attuale e del prossimo domani. Trenta Stati coinvolti in conflitti motivati da scontri etnici, diatribe religiose, insurrezioni contro despoti politici. Potremmo aggiungere i più fantosiosi pretesti per giustificare una guerra, ci limitiamo però ad osservare il problema sotto l’aspetto puramente statistico.

Se dovessimo stilare una lista di Paesi africani attualmente coinvolti in una guerra, avremo la certezza di aver dimenticato qualche nome. Ci sono Stati che si "permettono" addirittura più conflitti contemporaneamente, dislocati in località diverse, questo perché molti territori sono così vasti da prestarsi a molteplici interessi economici dei quali i Paesi del resto del mondo, in primis l’Europa, accampano pretese da suddividersi come un bottino di guerra.

Sessanta anni di guerre non sono facili da riassumere, né abbiamo la presunzione di poterlo fare in un articolo. Ci limitiamo a soffermare l’attenzione su qualche zona calda del vasto continente africano. Possiamo citare l’Angola, dove una guerra civile iniziata nel 1975 ha trovato un epilogo nel 2002, lasciando oltre quattro milioni di angolani senza una casa, un libero accesso alle cure mediche e all’acqua potabile. La guerra angolana è passata alla Storia come un duro scontro politico tra l’Urss e gli Stati Uniti.

Potremmo fare un salto in Camerun, uno dei Paesi più martoriati dalla guerra negli ultimi anni. Uno scontro civile che dal 2016 oppone ribelli indipendisti e l’esercito in nome di una identità "nazionale" tra i due Paesi europei che ne controllano dal 1919 la poltica, Francia e Inghilterra. Oltre 3.000 morti e 600.000 profughi.

Altra incombenza francese è il Centrafrica che da ex colonia si rivolge spesso alla Francia per risolvere le diatribe interne tra ribelli e il presidente di turno. Milioni di profughi e la Russia sempre alla finestra interessata dalle ricchezze del sottosuolo.

Potremo continuare questo stillicidio macabro citando il Sud Sudan, la Nigeria, la Libia, quest’ultima il nostro avamposto italiano sull’immigrazione e tanti altri Stati coinvolti in una delle tante guerre senza fine. Evidenziamo soltanto la nostra scelta di non eccedere nei dettagli che hanno fatto scoppiare i conflitti perché ci sembrerebbe di tradire lo spirito che ci guida da diversi anni quando trattiamo di questi argomenti e che più volte ci ha portati a pensare che, al di là di interessi economici, traffici di armi e di esseri umani, non esiste una guerra giusta ed è crudele cercare di motivarne anche una soltanto. Rivolgere il pensiero ai milioni di civili che la subiscono e ne rimangono vittime, specialmente in questo periodo mistico di fine anno, è più che un dovere etico.


Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -