Fuga per due


Schifani e Dell’Utri contestati da esagitati e prezzolati individui.
mercoledì 8 settembre 2010, di Adriano Todaro - 527 letture

E’ un po’ di tempo a questa parte che preziosi e immarcescibili personaggi sono contestati in luoghi pubblici. Una cosa deplorevole, da non fare, che si scontra con il bon ton degli stessi personaggi, amabili, corretti, educati. Ora io sono molto preoccupato di tutto ciò perché il dissenso è democrazia, ma solo se è rivolto nei confronti di personaggi della sinistra. In caso contrario è solo squadrismo, o meglio squadrismo rosso.

Renato Schifani, che ha la faccia di uno che non crede di essere diventato la “seconda carica dello Stato”, è stato invitato alla festa del Pd, a Torino. Doveva dibattere con Piero Fassino, ex Pci, ex segretario dei Ds, marito esemplare dell’on. Anna Serafini, ex ministro della Giustizia, parlamentare del Pd, insomma un personaggio di spessore. Ma alcuni esagitati l’hanno impedito. Fassino, quello che in Tv all’apparire della sua “tata” ha pianto, si è arrabbiato, non ha pianto perché la “tata” non c’era, ma ha dato ai contestatori la patente di “squadristi”.

Renato Schifani, classe 1950, Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito Melitense, da quando si è tagliato il riportino, su ordine del Gran Sultano, mi sembra più dinamico. Nel suo tentativo d’intervento ha detto che i manifestanti sono “un esempio di antidemocrazia”. Ha ragione da vendere.

L’altro episodio ha per protagonista un intellettuale famoso, Marcello Dell’Utri, bibliofilo, scopritore dei diari di Mussolini. Qualcuno, i soliti storici prezzolati dai comunisti, dicono che non sono veri, ma la casa editrice Bompiani ha deciso ugualmente di pubblicarli. Qui la contestazione è stata duplice nel senso che a Como è avvenuta una prima volta, alla fine di agosto ed ancora lunedì 6 settembre scorso.

Dell’Utri è stato recentemente condannato in secondo grado a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa e, in via definitiva, per frode fiscale. Ma sono solo dettagli senza significato. La prima volta che è stato contestato a Como, mi ha colpito una sua frase riportata dall’agenzia Agi. Dopo aver criticato ciò che stava avvenendo ha dichiarato che non è questo il modo “di fare contestazione perché non è così che si difende la Costituzione”. Poi si è detto “rattristato” per ciò che stava avvenendo.

Ora voi capite bene che se volete difendere la Costituzione non dovete urlare, ma andare ad un corso accelerato a casa di Dell’Utri. La prima lezione potrebbe essere: “Come si diventa stalliere”; la seconda: “Un eroe proletario: Mangano” e così via sino ad arrivare a chiudere con “Un presidente che tutto il mondo c’invidia”. In questo modo il nostro Marcello non sarà “rattristato” e potrà continuare a mafiosare impunemente. A Palermo, considerato che lì abita anche lui, potrebbe anche intervenire, come docente esterno, Schifani con una prolusione su “Gli esempi di antidemocrazia”.

Noi non conosciamo personalmente i due, ma dall’aspetto ci sembrano dei signori a modo, per bene. Quando dicono certe cose hanno l’aria di non crederci neppure loro e immaginiamo che i loro amici quando non sanno come passare una serata allegra, vadano a trovare i due nelle loro abitazioni. Dell’Utri e Schifani li divertono parlando loro di difesa della Costituzione e di democrazia. Sono grasse risate e pacche sulle spalle. Gli amici si divertono, Dell’Utri non è rattristato, Schifani medita su come è stato possibile diventare la seconda carica dello Stato e la vita continua.

Voglio sperare che questi individui restino fra noi, in vita, ancora per lunghi anni. Li voglio ben vivi e vegeti perché la cattiveria alligna nel mio animo. Li voglio in buona salute, longevi e sprofondati nel ridicolo ancora per tanti anni.

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