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Frattaglie di spettacolo

Arnoldo Foà - Paolo Mosca - Il funerale di Luciano Pavarotti. Tre modi per farsi del male
di Ornella Guidi - sabato 22 settembre 2007 - 3811 letture

Per essere un grande attore lo è, un attore di rango che viene appellato come "maestro", e anche la sua età è un’età venerabile: 91 anni.

Arnoldo Foà ha mantenuto nel tempo il timbro caratteristico della sua voce, profondo, forte, tenebroso. Le sue valide scelte artistiche unite al suo talento ci indurrebbero a considerarlo avvolto da un alone carismatico, un grande "vecchio" sontuoso, e con questo spirito penso si avvicinino a lui incauti giornalisti e intervistatori.

La prima volta mi capitò durante una trasmissione di Porta a Porta, davanti allo schermo subii le uscite patetiche di maleducazione del Foà uomo; la seconda è capitata qualche giorno fa, durante il Tg Uno delle venti.

Ecco la domanda perversa, quella che forse fa scattare la mutazione fra il dott. Jekill e Mr. Hide - Maestro cosa la mantiene così in forma all’età di 91 anni?-

La domanda in verità mi sembra legittima, in una società dove si vive sempre più a lungo e dove spesso gli anziani si ammalano del morbo di Alzheimer che magari tante volte sono depressioni non curate che scivolano...ma questo è un altro punto. Con fare amabile il maestro inizia a rispondere - finché ci sono persone come lei che mi intervistano - e di nuovo il più accattivante dei sorrisi, ricambiato ora dall’ignaro giovane giornalista - ci si deve fare forza a trovare lo spirito per andare avanti. La frase conclusiva è detta con tono perentoriamente acido e spento è il sorriso, anche sulla faccia dell’intervistatore che rimane gelato.

Certo in un tempo dove la maleducazione imperversa, questi sono piccoli episodi della "fragilità" umana, però una maleducazione di tal guisa non è neanche istrionesca che allora si potrebbe perdonare, è solo gratuita, fine a se stessa e profondamente diseducativa.

A quel qualcuno che chiede per il maestro la nomina di senatore a vita perché "...portatore di ideali puri, quali il rispetto, la tolleranza e la dignità della persona" vorrei dire che di arroganti le nostre "Camere" ne sono piene, un altro non potrebbe essere considerato un valore aggiunto; inoltre uno che a 91 anni risponde con tanta tracotanza, vuol dire che ne doveva possedere assai anche in vita.


Mostra del Cinema di Venezia 2007: artisti, registi, attrici, attori... e giornalisti.

Gigi Marzullo intervista, l’8 settembre scorso, in una sua trasmissione serale dedicata all’evento, diversi addetti ai lavori, fra cui il giornalista Paolo Mosca. Con toni rabbiosi, da schiuma alla bocca, quest’ultimo si spertica in lodi per il film del russo Nikita Michalkov, finalmente un film d’attualità che parla del nuovo stato delle cose in Russia, mica come i nostri film italiani che trattano sempre le stesse storie, la mafia...

Il film italiano criticato da Paolo Mosca in quanto "inattuale" è "Il dolce e l’amaro" di Andrea Porporati, interpretato da Luigi Lo Cascio.

Gigi Marzullo nel frattempo continua a sorridere con soddisfazione, forse condivide o forse non ci ha neppure badato, impegnato a ricordarsi la domanda successiva. E’ evidente però che per il giornalista Paolo Mosca la mafia non è più un argomento reale ma uno "spaghetti e mandolino" da dimenticare, da scrollarsi di dosso, suvvia siamo moderni!.


Muore il grande tenore Luciano Pavarotti, bandiera italiana nel mondo; servizi da parte di tutte le reti televisive con la messa funebre trasmessa in diretta.

Ma già nei Tg della sera qualcosa appariva strano, nella mia curiosità di fruitrice televisiva avrei voluto vedere un po’ di cerimonia, la cassa, la moglie se piange, niente... da un certo punto in poi nei brevi passaggi tutte le immagini mostravano unicamente il presidente del Consiglio Romano Prodi con la moglie in prima fila, e il morto? E i suoi familiari?

Scomparsi...quando si dice la pubblicità! e la piaggeria di tanti giornalisti e operatori che tra il morto e il vivo hanno scelto il vivo... si fa per dire.


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