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“Frantz” di Francois Ozon

Presentato in concorso alla 73.ma Mostra Internazionale del Cinema di Venezia è arrivato nelle sale italiane. Con Paula Beer, Pierre Niney, Marie Gruber, Johann von Bulow.

di Orazio Leotta - giovedì 29 settembre 2016 - 8300 letture

Nel 1919, all’indomani della fine della Prima Guerra Mondiale, in un piccolo villaggio tedesco Anna si reca quotidianamente presso la tomba del suo giovane fidanzato perito in battaglia nel corso del conflitto franco-tedesco. Un giorno Anna scorge un misterioso uomo, un francese di nome Adrien, anch’egli andato a raccogliersi sulla tomba del giovane tedesco. Costui sostiene di essere stato un amico di Frantz, così si chiamava il giovane compagno di Anna. Tra Anna e Adrien si instaura un forte legame, che porterà Anna a scoprire vari segreti del compianto fidanzato.

Francois Ozon Francois Ozon traspone in film uno spettacolo teatrale di Maurice Rostand, già oggetto di un altro lungometraggio, quello di Ernst Lubitsch del 1931 dal titolo “Broken Lullaby” presentato nella prima edizione della Mostra del Cinema di Venezia quella del ’32.

Il regista francese per la prima volta si cimenta in un film che ha a che fare con la guerra e lo gira prevalentemente in tedesco, anche se sono frequenti dialoghi in lingua francese e soprattutto lo gira in bianco e nero passando sporadicamente e solo in alcune significative sequenze al colore. Ozon per questa sua ultima fatica si affida a due giovani: a Pierre Niney (Adrien), già visto al cinema qualche anno fa nelle vesti di Yves Saint-Laurent nell’omonimo biopic di J. Lespert e alla tedesca Paula Beer (vincitrice del Premio Mastroianni quale miglior attrice emergente a Venezia 73).

Una scena del film Un film che è dalla parte dei perdenti e che racconta una storia di umiliazione, quella vissuta dal popolo tedesco all’indomani della Grande Guerra, che ha fatto da terreno fertile per la diffusione in seguito del nazionalismo. E poi riflessioni sul senso di colpa e sul perdono e forse possibili sviluppi omo nella trama ma sempre, com’è nello stile di Ozon, mettendo al primo posto i sentimenti anche se spesso ambigui, celati e asincroni.


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