Franco Trincale, professione cantastorie. E che mestiere è il cantastorie? Penserà il contemporaneo, tutto preso dalla tecnologia, e lo avrà pensato il vecchio compaesano, sarcastico, che lo vedeva ogni domenica pomeriggio, puntuale, con il suo cartellone colorato e la chitarra.
Vita non facile quella del giullare. Franco Trincale è un emigrante particolare fin da quando ha lasciato il suo paese, Militello in Val di Catania, moltissimi anni fa.
Emigrante illustre dunque e metafora vivente dell’emigrante con la valigia di cartone, valigia però piena di un mondo fatto di carta e di favole.
Testimone arguto delle magagne del sistema politico e delle involuzioni del costume italiano, scomodo per alcuni, il Corriere della Sera del 24 dicembre scorso titolava: "Trincale vende il suo mondo di cartone…", che in parole povere significa, si ritira dalle scene.
Le scene di Trincale sono le piazze, di tutto il mondo o il "posto fisso" in senso lato, di piazza Duomo a Milano.
A quasi settanta anni, dopo quattro decenni di attività, definibile culturale in senso stretto, il paesano illustre, il militellese nel mondo, pensando al futuro prossimo, di "vecchietto in quiescienza", dice: - "Sono anziano, devo pensare al tempo che mi rimane".
Ma la sua voce squillante e piena di vitalità, tradisce il giovane che è in lui.
Ha deciso di ritirarsi, dopo aver accumulato successi in tutto il mondo, consensi dalle platee più eterogenee, e cerca qualcuno disposto a comprare i suoi attrezzi del mestiere, ovvero centinaia di ballate, testi, cartelloni, materiale epistolare di una fitta corrispondenza con importanti esponenti del mondo politico e culturale di ieri e di oggi.
Centinaia di lettere di estimatori del suo impegno sociale, che è passato attraverso le letture ed le canzoni di un cantastorie come lui.
Al telefono mi racconta, premettendo che possiamo parlare in dialetto, visto che siamo "paisani", delle lotte contro il sistema capitalistico, secondo lui, il malessere strisciante che, attraverso il profitto ad ogni costo, ha tolto la dignità a generazioni di operai.
Da giovane ha militato nel P.C.I., lo ha fatto seriamente, poi la politica lo ha interessato sempre meno.
Doveva portare il pane a casa, teneva famiglia.
Ha trovato così, il sistema per potere coniugare l’impegno sociale ed il lavoro attraverso i suoi racconti illustrati e cantati alle folle.
A Milano, il turista fugace, il passante frettoloso resta ancora affascinato dai suoi cartelloni, dalle sue storie, che attingono all’attualità e gli hanno permesso di sopravvivere negli anni, perché ha abbandonato, come egli stesso sostiene, quel timbro lento di cantilena, tipico dei suoi predecessori.
Il suo linguaggio pulito e moderno, gli ha permesso quindi di poter colloquiare e con successo con i giovani, con il ragazzo della Play Station, ostico fruitore in apparenza, del suo lavoro.
I giovani, come gli adulti, lo hanno seguito in tutti questi anni con curiosità ed interesse. Nel corso della sua lunga attività ha tenuto lezioni all’Università, in qualità di superstite della cultura di strada.
Ha girato il mondo ed incontrato personaggi importanti ed oggi, a completamento del suo impegno nell’arte, vorrebbe che il suo vastissimo materiale non andasse perduto, ma divenisse memoria storica.
"Ma il Comune di Militello in Val di Catania sa che vuole vendere tutto il suo materiale? - - "No, non lo so. Aspetto che qualcuno si faccia vivo. Il sindaco di Bresso, nell’inserto lombardo del Corriere della Sera ha dichiarato di essere interessato ad acquistare tutto il materiale. Vuole il consenso della Provincia, mi farà sapere a giorni".
Il Comune di Militello nel 1999 volle festeggiare il suo cantastorie con un lungo ciclo di iniziative, convegni e spettacoli, poi nulla più.
Allora penso come sia possibile tutto questo, come alla fine di "lu cuntu", il poeta di strada debba sperare nell’indifferenza degli addetti alla cultura locali.
Credo sia necessario andare oltre le connotazioni politiche, e recuperare ad ogni costo, il lavoro di questi anni, attraverso l’istituzione di una fondazione che ne tuteli i contenuti.
Vogliamo davvero perdere tutto questo patrimonio di inestimabile valore?
Il sindaco di Bresso a chiesto 1000,00 euro ad ogni comune della provincia lombarda.
La Sicilia cosa offre affinché i racconti dei padri, i canti, la storia di quest’uomo possano diventare risorsa del territorio?
In ogni buon emigrante rimane il desiderio fortissimo di ritornare a casa, alle radici; abbiamo una possibilità, non sprechiamola con preconcetti politici.
L’arte appartiene a tutti, anche quando fa satira feroce e va contro e Franco Trincale è l’ultimo esempio di un genere in estinzione.
Nella mia memoria Franco Trincale rimarrà indelebilmente legato ad un pomeriggio domenicale, dove in braccio a mio nonno, ascoltavo i suoi canti illustrati.
La folla incuriosita si avvicinava ed applaudiva; pensavo fosse buffo il suo cantare a voce alta, adesso sento l’urgenza di fare qualcosa per recuperare il suo impegno. Parlarne mi sembra un buon inizio.
Info: www.francotrincale.com. con tanto di numeri di telefono perchè adora essere rintracciato.