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Franco Battiato & Alice al Metropolitan di Catania

L’artista e la sua ospite d’onore hanno salutato il pubblico di casa, mettendo in scena un’atmosfera metafisica, difficilmente dimenticabile.
di Piero Buscemi - mercoledì 6 aprile 2016 - 5762 letture

Recensire un concerto di Franco Battiato invita ad utilizzare i versi di una qualsiasi canzone del suo vasto repertorio che, intrinsecamente, contiene già il viaggio onirico che gli spettatori accettano di intraprendere fin dal momento della ricerca dei biglietti.

Si potrebbe prendere a prestito la poetica de La Cura, spingersi fino a Sentimento Nuevo, senza tralasciare Stranizza d’amuri ed abbandonarsi alle sonorità senza false inibizioni, provando, almeno per una sera, a trovare il nostro centro di gravità permanente.

Da cronisti della serata, possiamo dire che un Metropolitan gremitissimo da un pubblico, solo inizialmente inibito dall’emozione indotta dalle melodie sapientemente eseguite dall’Ensemble Symphony Orchestra, accompagnatrice sublime dei due artisti, ha coronato il mini-tour di due giorni che l’artista ha voluto dedicare alla sua città.

La scaletta della serata ha visto Franco Battiato all’overture, invadendo la sala con il repertorio più classico e orchestrale, raggiungendo il culmine con Povera Patria, sempre applauditissima e cantata dagli spettatori in ogni occasione.

Una progressione di emozioni che ha smosso la titubanza del pubblico, fino ad esplodere in un canto liberatorio, a sostegno dell’artista, apparso leggermente insicuro nei suoi brevi passi concessi alla platea, durante tutto il concerto.

Dopo aver riscaldato il pubblico, Battiato, in una sorta di staffetta artistica, ha lasciato il palco ad una grandissima Alice, capace di mantenere il livello emotivo già raggiunto dagli astanti. Rivedere questa bellissima artista, la cui vocalità si è innalzata fino alle tribune in alto del teatro, ha scosso la sensibilità dei presenti, che hanno dimostrato, se ci fossero stati i dubbi, una competenza musicale che, volendo lanciare una polemica, trova il suo naturale riflesso nella sapiente miscela di musica e parole che, oggi, raramente si riscontra tra gli artisti moderni.

Descrivere il mondo e la sua società corrotta, il potere, l’arroganza, la crudeltà, il razzismo e tutto quanto è semplicemente umanità, utilizzando pensieri dotti che sfiorano la filosofia, il misticismo e se ci è concesso dirlo, una buona dose di esoterismo, ha fatto di Battiato il portavoce di una buona parte di appassionati che meritano un livello almeno superiore a quello riscontrabile in banali messaggi da praline al cioccolato. O in qualche ipocrita social network.

L’esibizione, in una seconda fase dello spettacolo, dei due artisti all’unisono, ci ha riportati ai nostri viaggi immaginari, attraversando la Prospettiva Nevskij a farci cullare dai Balletti Russi di Stravinskij; o magari, accomodati in un ondeggiante dormiveglia su uno dei treni tunisini di Tozeur.

Il finale del concerto, che nessuno del pubblico avrebbe voluto sottoscriverne la fine, ha fatto apprezzare la generosità artistica di Franco Battiato e Alice, e della sua instancabile orchestra, che ha concesso tre uscite sul palco esclamate da un vociare, quasi melodico, degli spettatori.

"...la tua voce come il coro delle sirene di Ulisse m’incatena/
 ed è bellissimo perdersi in quest’incantesimo"
... il migliore dei modi per rinnovare l’appuntamento con questi due immensi artisti, in altri teatri e in altre città.


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