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Francesco Pasinetti, il fotografo del cinema

Una mostra dedicata ad uno dei precursori della settima arte. Ospitata presso i locali del Teatro dei Dioscuri al Quirinale, fino al 28 gennaio 2018.
di Piero Buscemi - martedì 12 dicembre 2017 - 2672 letture

Francesco Pasinetti nacque nel 1911, un inizio dello scorso secolo che aveva visto gli albori della cinematografia, figlia dei primi esperimenti risalenti al 1885 ed attribuiti ai fratelli Lumière. In Italia, tre anni dopo la nascita di Pasinetti, il film Cabiria (1914) costituirà il primo capolavoro appartenente alla categoria dei film di narrazione.

Come non essere conquistati da questa diavoleria ad immagini per chi, come Pasinetti, coltivò in giovanissima età la passione per la fotografia. Roma gli ha dedicato uno spazio tutto suo, che si può ammirare in quattro sale allestite presso il Teatro dei Dioscuri al Quirinale. Una mostra ideata e curata da Carlo Montanaro, organizzata e promossa da Istituto Luce ‒ Cinecittà in collaborazione con il Csc ‒ Centro Sperimentale di Cinematografia.

L’ingresso è gratuito, ma vi garantiamo che saremmo stati disposti a pagare anche un biglietto d’ingresso per non perderci gli scatti in bianco e nero, ospitati dalle pareti espositive. La mostra, suddivisa per argomenti tematici, strettamente collegati tra loro e testimonianza dell’arte figurativa, legata ad una sapiente conoscenza dei chiaro/scuri che, da sempre, fanno della fotografia in bianco e nero, l’eccellenza dell’artista che si dedica a questa espressione dell’animo umano.

Possiamo ammirare la sala dedicata al "Cinema", quella a "Venezia", un’altra intitolata provocatoriamente "Non solo Venezia" ci concede di scavare nella creatività di Pasinetti, il nostro occhio magico del mondo che, solo apparentemente, è cambiato nel corso dei decenni. Un’ultima sala ospita le poche opere pittoriche, alle quali si dedicò Pasinetti e che, purtroppo, lui stesso in gran parte distrusse per riciclare le tele e destinarle alla fotografia.

Davanti ad una zoomata al Leone di Piazza San Marco a Venezia che, chiunque con una sufficiente conoscenza delle tecniche fotografiche, ha provato ad immaginarsi l’attrezzattura utilizzata per realizzare la foto. Le immagini in silhouette che il bianco e nero riesce a restituire alla fantasia dell’artista, i provini utilizzati già allora per i primordiali book fotografici delle future dive del cinema. E a proposito di quest’ultime, gli scatti ad una bellissima Alida Valli, ma così vera ed ammaliante, senza tralasciare un’altra protagonista del tempo, la Maria Denis dell’amore clandestino con Luchino Visconti. Si può assistere anche alla proiezione del suo unico lungometraggio, Il canale degli angeli (1934), prima sperimentazione del neorealismo che invaderà le sale cinematografiche di quel tempo, grazie ai registi quali De Sica, Rossellini e lo stesso Visconti.

Davanti a tutto questo, e a tanto altro che invitiamo i lettori di andare ad ammirare di persona, rimane un silenzio di rispetto. Una devozione verso l’arte dell’immagine, del momento che cattura lo sguardo ed il sentimento più profondo e nascosto dell’animo umano. Quell’emozione che penetra attraverso gli occhi per catturare anche quel sesto senso, la cui didascalia ognuno di noi può autonomamente scrivere.

Quando la poesia si fa immagine...

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